Mi sono rotto il cazzo di questa storia dei profughi (e scusate il francesismo)

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(Fonte foto: vnews24.it)
(Fonte foto: vnews24.it)

Scrivo questo editoriale perché credo sia giunto il momento di fare un po’ di ordine in questa risma di commenti che da mesi avvolge il fenomeno immigrazione. Come avrete potuto intuire dall’intestazione, questo pezzo sarà rigorosamente scritto in francese da galateo, perché va bene tutto, ma quando ce vo’, ce vo’. Comincio a pensare che Umberto Eco non avesse poi tutti i torti quando nel giugno scorso sottolineava come Internet e i social media avessero dato diritto di parola agli imbecilli.

Lungi da me la certezza di possedere la verità assoluta, figuriamoci, ma su alcune questioni è davvero impossibile tacere: ormai Facebook & soci pullulano di slogan, pregiudizi, bufale, insomma una spiacevole serie di cose che rientrano sotto la macrocategoria delle cazzate. È sufficiente farsi un giro sui gruppi locali (i tipici “Sei di… se”) e sulle pagine dei quotidiani online per ritrovarsi sommersi da un pool di esperti e tuttologi le cui soluzioni più razionali a un fenomeno complicato come l’immigrazione sono solitamente i ritornelli “ruspa” e “portateli a casa tua”. C’è anche chi propende per la soluzione grafica con foto sottotitolate di Mussolini o Hitler.

Nessuno di questi professoroni virtuali ha la minima idea di cosa abbiano passato realmente i profughi che arrivano a Lampedusa a bordo di barconi e carrette del mare rigonfie di umana disperazione (in passato vi abbiamo raccontato le storie di Ous, Adam e Bara). Perché il termine più corretto per queste persone non è immigrati, profughi, clandestini, rifugiati. No. Sono disperati. Costretti a scegliere tra una possibile morte in mare e una sicura morte violenta in patria. Perché non scappano dal Lussemburgo e nemmeno dalle Maldive, ma da Paesi in cui c’è una guerra in corso. Quanti di questi cuordileone da tastiera avrebbero le palle di farlo? La risposta la potete ottenere moltiplicando tutte le cifre della tastiera del vostro smartphone.

Esiste poi un corollario di frase celebri, strumento fondamentale per ogni qualunquista del web (per questioni di spazio riporto solo le più note). “Ci rubano il lavoro, mio figlio è da anni che cerca“. E non va bene nemmeno quando gli immigrati lavorano gratis come spazzini per riqualificare edifici o aree verdi. “Prendono 35 euro al giorno, non possono darli agli italiani?“. Agli immigrati restano da un euro a due euro e mezzo al giorno – il cosiddetto “pocket money” -, il resto va alle cooperative, che ricevono questi soldi dall’Unione Europea. Se l’Italia non li spendesse per tale scopo sarebbe costretta a restituirli. “Conosco italiani in situazioni peggiori“. Ma dai, dite sul serio? “Ma tu quanti ne ospiti a casa tua?“. Tanti quanti gli italiani in difficoltà che albergano nella tua dimora, verrebbe da rispondere: poi magari ne ospiti davvero qualcuno e le critiche piovono comunque (straordinario il caso dell’ex assessora comunale della Lega Nord di Selvazzano Dentro, sospesa dal suo incarico per aver messo a disposizione di 15 migranti una sua proprietà). In realtà gli immigrati in Italia proprio non ci vogliono stare (nemmeno loro!): il Bel Paese è solo il crocevia da cui risalire verso nord.

Capisco che la crisi economica morda alle caviglie e che sia più facile dare retta alla pancia che brontola, piuttosto che alla silenziosa materia grigia che alberga nella testa. E il fatto che fior fiori di partiti e movimenti xenofobi incanalino la rabbia e la frustrazione collettiva verso lo straniero, capro espiatorio di tutti i problemi, non aiuta. Ma a voi, che con tanta cattiveria, crudeltà e cinismo commentate senza battere ciglio le vicende di questi disperati, per poi postare su Facebook foto di gattini e andare a messa allungando la mano solo per depositare l’offerta domenicale, dico: restate umani. Non è questione di destra, sinistra, centro, verde, rosso, nero, fucsia. L’umana compassione non deve avere né colore, né partito, né opinione: non è su di essa che dovrebbero vertere le discussioni, discussioni che come argomento centrale dovrebbero invece avere le possibili soluzioni a un problema, l’immigrazione, che esiste e che finora è stato gestito malissimo sia dal nostro Ministero dell’Interno che dall’Unione Europea. Non è con l’odio immotivato e irrazionale, gonfiato a colpi di slogan, che si risolvono le cose: la guerra tra poveri non serve a nessuno.

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