Mafia Capitale: Roma nelle mani del crimine

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mafia capitale
(Fonte foto: www.formiche.net)

Tutte le strade portano a Roma e questo la mafia lo sa bene.

Immigrazione, rifiuti, appalti e nomine, nulla sembra poter sussistere senza scendere a patti. Associazioni, enti e politici, nessuno sembra salvarsi dallo tsunami che ha travolto la città. Lo scandalo di Mafia Capitale ripropone una storia già vista e rivista nel nostro Paese.

Sembra essere cambiato poco da quel ’78 quando esplose il caso Lockheed, riguardante quei gravi casi di corruzione protratti dall’omonima azienda americana di aerei che confermò di aver pagato grosse tangenti a politici e militari per assicurarsi la vendita dei propri prodotti. Il malaffare sembra essersi radicato così in profondità da non risparmiare nulla e nessuno. Politica, spettacolo e calcio: tanti, troppi i nomi coinvolti nell’intricata vicenda di Mafia Capitale.

Come il vaso di Pandora, le indagini hanno portato a galla innumerevoli legami e contatti tra la società capitolina e l’organizzazione malavitosa guidata da Massimo Carminati e Salvatore Buzzi. Chiamata anche “La Cupola”, Mafia Capitale è una vera e propria organizzazione criminale di stampo mafioso uscita allo scoperto con l’arresto del criminale Giovanni De Carlo, il “boss dei boss” dell’associazione a delinquere.

Da un lato i vivi dall’altro i morti, da una parte i politici e dall’altra i criminali, a stare nel mezzo ci pensa la banda di Carminati e Buzzi, che alla violenza sostituiscono la corruzione al fine di lucrare su tutto, partendo dall’immigrazione sino ad arrivare all’assegnazione di grandi appalti statali. Una mafia nuova e originale, basata sull’estorsione e sulla corruzione, implicando le più illustri identità della politica italiana.

Sono diversi i personaggi famosi coinvolti nello scandalo tangenti, ma non sono nulla se paragonati al numero di politici implicati. Dalle inchieste delle forze dell’ordine ne esce un quadro disastroso per l’Italia: il Mondo di Mezzo sarebbe giunto sino alla sfera politica nazionale attraverso appalti del Comune di Roma e della Regione Lazio.

Dalle intercettazioni telefoniche iniziali – risalenti al dicembre scorso – i primi nomi a comparire nella lista degli indagati dei carabinieri sono quelli di Micaela Campana, Enrico Gasbarra e l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Giorno dopo giorno il numero degli implicati aumenta: se a dicembre erano più di cento gli indiziati della maxi inchiesta antimafia, nei giorni scorsi si è ben compreso che questo numero è destinato a lievitare. La scorsa settimana, con l’atto secondo di Mafia Capitale, sono finiti in manette, tra dirigenti e politici, altri 44 indagati provenienti da Sicilia, Lazio e Abruzzo. Sono 21, invece, gli indiziati a piede libero coinvolti nel malaffare di Carminati.

Tra i nomi degli inquisiti appaiono facce nuove come il consigliere regionale del Lazio Luca Gramazio (Forza Italia), l’ex presidente del Consiglio comunale di Roma Mirko Coratti (Pd), l’ex assessore Daniele Ozzimo (Pd), i consiglieri comunali Giordano Tredicine (Forza Italia) e Massimo Caprari (Centro Democratico), l’ex presidente del X Municipio Andrea Tassone (Pd) e l’ex assessore comunale Angelo Scozzafava. I provvedimenti hanno riguardato anche alti dirigenti della Regione Lazio come Daniele Magrini, Mario Cola, Franco Figurelli e Daniele Pulcini. In tutto ciò, nonostante l’invito della Lega Nord e del M5S, il sindaco Ignazio Marino esclude categoricamente le dimissioni e i vertici del Partito Democratico si riuniscono per concordare un piano d’azione.

Non si salva nessuno: né destra né sinistra. Neri, rossi, azzurri o verdi che siano, la corruzione smascherata a Roma va ben oltre il colore della bandiera politica degli implicati. Persino per l’appalto della sistemazione dell’aula Giulio Cesare si indaga per un appalto truccato, ma gli scandali non finiscono qui. In tempi di spending review si moltiplicano le auto blu negli enti locali e le rimborsopoli con i consiglieri regionali che comprano a spese dei cittadini libri, biancheria e persino sex toys. Eccolo qui il nostro Bel Paese.

Tra il Colosseo e i Fori Imperiali, poco lontano dall’Altare della Patria, è nascosto il virus del malaffare che sta portando allo sfascio una delle città più belle al mondo.

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