Ma la Rai si merita il canone?

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(Foto: www.iltempo.it)
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E’ l’ultima proposta del Governo: inserire il canone Rai nella bolletta della luce. L’intento è quello di contrastare l’evasione, che per questa tassa (e non solo, come è tragicamente noto) raggiunge nel nostro Paese percentuali altissime: il 27% contro l’1% di Francia e Germania e il 5% del Regno Unito, con picchi che in alcune zone del Meridione arrivano al 90%. Il danno economico per la tv pubblica è considerevole: si parla di centinaia di milioni di euro. Da qui la necessità, soprattutto in una fase di vacche magre, di porvi un freno. Ma l’idea ha scatenato subito una marea di polemiche. Secco il no delle società elettriche. “E’ un errore pensare che chi è titolare di un contratto elettrico possieda anche una tv e viceversa” ha detto il numero uno di Assoelettrica Chicco Testa. Contrario anche il Codacons, che ha bollato il provvedimento come “una forma di violenza nei confronti degli utenti”, destinato generare “caos amministrativo”: i fornitori di corrente, infatti, si trasformerebbero in esattori per conto dello Stato.

Al di là delle pur importanti questioni tecniche, il punto principale è un altro ed è legato alla qualità del servizio oggi offerto dalla Rai. Una Rai che resta sotto il controllo della politica, in particolare dei partiti di maggioranza. Secondo OpenTg, la piattaforma che rileva la presenza dei partiti in televisione, nei mesi di giugno, luglio e agosto 2015 i telegiornali della tv di Stato (Tg1, Tg2, Tg3 e RaiNews24) hanno attribuito alla forza di governo, quindi al Pd, più del 40% del loro spazio complessivo. Un’enormità, rispetto al tempo di parola concesso ai gruppi d’opposizione. Certo, si potrebbe obiettare che i dati sono di parte, essendo il monitoraggio curato dal Presidente della Commissione di Vigilanza Roberto Fico, che è anche uno degli esponenti più noti del Movimento Cinque Stelle. Ma chi non ricorda la narrazione filoberlusconiana offerta dal Tg1 qualche anno fa sotto la direzione di Augusto Minzolini, ora (guarda caso) senatore di Forza Italia? O l’influenza esercitata in passato dalla Democrazia Cristiana? Al mutare dell’Esecutivo, sistematicamente in Rai si sposta anche il baricentro dell’informazione. E non può che essere così, visto che il Consiglio di Amministrazione è nominato dal Ministero dell’Economia e dalla Commissione di Vigilanza, entrambi espressione della maggioranza presente in Parlamento. A differenza, per esempio, della Bbc inglese, la cui gestione è affidata a un organo indipendente dalla politica.

In molti, dunque, si chiedono perché pagare il canone, se il livello del servizio offerto dalla televisione pubblica è sempre più basso. Aumentano i programmi spazzatura: intrattenimento fine a se stesso, un’arma di distrazione di massa che sembra essere stata sviluppata apposta per impedirci di pensare. Reality show, salotti, operette, cabaret da quattro soldi. Il trionfo della banalità. Diminuiscono le inchieste giornalistiche (troppo scomode) e gli approfondimenti culturali (troppo impegnativi). Mentre tutto diventa sagra dell’ottimismo, scompaiono realismo e obiettività. E’ questa la Rai che dobbiamo mantenere? Auguri.

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