Legnaro: «Accoglienza? Serve progettualità nel rispetto di cittadini e migranti»

Il sindaco di Torreglia Filippo Legnaro​ tira le somme di cinque anni di mandato: «Il paese non è rimasto fermo»

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TORREGLIA. Filippo Legnaro, eletto sindaco nel 2012 con la lista civica “Io Amo Torreglia”, a pochi mesi dalla fine del mandato traccia una panoramica della propria città.

Torreglia è un’area vasta con molte frazioni e località, quali sono le peculiarità di questo territorio?

«Torreglia è un paese meraviglioso dal punto di vista naturalistico e ambientale; un paese che nei suoi borghi antichi ha una propria tradizione da raccontare, a cominciare da Torreglia Alta e Luvigliano, località da cui è cominciata la nostra storia. Un luogo immerso nella natura, visitato da molti turisti ma che deve essere prima di tutto a misura di cittadino e da questo amato».

Ha citato le aree verdi del Comune e le loro caratteristiche, qual è la sua opinione rispetto al Parco Colli?

«Innanzitutto è positivo che ci sia stata l’opportunità di tornare a parlare del parco. Oltre che motivo di tensioni per la questione cinghiali, è oggi possibile parlare di questo luogo come risorsa, riportando in auge il motivo della sua nascita (era il 1989), quale area di promozione culturale, sociale e naturalistica della zona dei Colli Euganei. Oggi il parco è visto più che altro come un ostacolo per chi desidera edificare, un problema per i cittadini che vivono al suo interno o nelle zone limitrofe, ma non deve essere così. È sicuramente necessario continuare a confrontarsi su questo tema nell’intento di lasciare il parco aperto e migliorarlo, il parco deve essere ripensato come area a favore dei cittadini e dei turisti».

L’arrivo di altri richiedenti asilo sul territorio comunale ha portato Torreglia ai vertici della cronaca. Quali sono i bisogni di Comuni come questo e come dovrebbe essere affrontata, a suo avviso, l’accoglienza?

«Il tipo di accoglienza che c’è in Italia in questo momento va migliorata, si tratta di un’imposizione. Al contrario è necessaria una progettualità centrata sulle persone; parlo dei richiedenti asilo e delle loro difficoltà e allo stesso tempo parlo dei cittadini. Una cooperativa non può solamente pensare al numero dei posti letto, è chiamata a osservare anche il contesto, a capire eventuali timori dei cittadini, comprensibili. C’è poi un’assenza di progettualità a livello generale; in questo la Prefettura dovrebbe fare la differenza per senso di responsabilità, ancora una volta verso abitanti e richiedenti asilo. Torreglia non è un paese razzista. Quello che c’è da fare va fatto e in questo il Comune tutela i migranti già presenti sul territorio, impegnati in lavori socialmente utili e attività parrocchiali. La differenza è proprio nel dettaglio, non trascurabile, di come si organizza l’accoglienza e di come questa viene gestita sul territorio. Indicazioni precise da parte della Prefettura rispetto a come le cooperative dovrebbero gestire l’accoglienza, probabilmente eliminerebbero molte delle tensioni sociali che affrontiamo ogni giorno. Insieme a ciò si dovrebbe fare in modo che i richiedenti asilo trovino sistemazione in Comuni che al momento non ospitano nessuno, così da non sovraccaricare alcuni paesi e non fomentare tensioni. È indubbio come in situazioni dove è presente, in termini di numeri, un’accoglienza importante, diventi tutto più difficile. Al momento, nell’appartamento di via Bucci ci troviamo di fronte a cittadini che hanno paura. Sta al sindaco rassicurarli, pretendendo però correttezza rispetto al modello organizzativo. Lì al momento si trovano sei richiedenti asilo, ne potrebbero arrivare altri, stiamo cercando di verificare i numeri».

Due milioni e mezzo di euro è la cifra della causa milionaria che ha impensierito l’amministrazione, risolta con la sentenza della Cassazione (giugno 2016). A che punto è l’iter giudiziario?

«Questa causa tra le sorelle Baù e il Comune di Torreglia ha condizionato questi cinque anni di governo. Paradossalmente, questa condizione ci ha fatto progettare meccanismi virtuosi che ci hanno permesso di erogare i servizi ai cittadini senza toglierne alcuno. Un’opera di risparmio che ci ha permesso di mettere da parte tutto il denaro della richiesta danni delle Baù. C’è da stappare una bottiglia? No, perché la vicenda non finisce qui. C’è infatti una seconda causa, risalente a vent’anni fa e ora impugnata nuovamente dalla controparte, che rischia di colpire i cittadini che risiedono in via Falcone, che non hanno colpe. Forse lo Stato stesso, che ha impiegato troppo tempo a deliberare, è il responsabile della cifra che alcuni abitanti dovranno restituire al comune».

Un bilancio di questo quinquennio alla guida di Torreglia?

«Il bilancio è sicuramente positivo. Abbiamo dovuto confrontarci con una partenza in salita, tra debiti, progetti da avviare e cambi di organico. Strada facendo abbiamo messo al centro persone e relazioni, stimolando nei cittadini il senso di appartenenza e la voglia di fare; oggi possiamo dire che c’è una collettività che si prodiga per Torreglia e per il bene di tutti. Per chi governerà la città per i prossimi cinque anni, si apriranno delle prospettive importanti, il paese non è rimasto fermo, abbiamo anche ridotto l’indebitamento pro capite, questo potrebbe lasciare spazio a opere pubbliche e investimenti».

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