Legittima difesa, tutti parlano ma pochi sanno

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(Foto: www.pisatoday.it)
(Foto: www.pisatoday.it)

Vaprio D’Adda, via Luigi Cagnola, lunedì 20 ottobre 2015. E’ notte fonda. Francesco Sicignano, 65 anni, pensionato, è a casa con la sua famiglia. Sente dei rumori. Si alza, prende la calibro 38 semiautomatica che ha comprato qualche tempo prima: non è la prima volta che i ladri entrano in casa. Una luce lo punta negli occhi. Francesco spara. Qualcun altro fugge. Altra serie di colpi, questa volta in aria.

«Non volevo ammazzarlo, non volevo, davvero. Mi dispiace per quel ragazzo». Quel ragazzo è un albanese di 22 anni, arrivato in Italia nel 2012 e con numerosi precedenti penali. Era stato espulso nel 2013. Quella notte era armato di torcia, era a piedi nudi e coi calzini infilati sulle mani per non lasciare tracce. Il corpo, però, non è stato trovato all’interno dell’appartamento. Tutti i nodi vengono al pettine.

Sicignano afferma di aver sparato nel suo appartamento, ma in questo non sono state rinvenute tracce di sangue. Solo un proiettile inesploso. Il corpo stava giù, al primo piano, ai piedi di quelle due rampe di scale da cui i rapinatori sono saliti. Secondo la versione del pensionato, una volta colpito al cuore il ragazzo avrebbe dovuto uscire da una finestra, passare su una grondaia, poi su un terrazzo e infine alle scale. Un’impresa rasputiniana, “improbabile” per gli inquirenti. Inoltre il proiettile che ha freddato il giovane albanese avrebbe una traiettoria dall’alto verso il basso, conciliabile con un colpo esploso dall’estremità delle scale verso il basso. «Scusi ma lei è salito su una sedia per sparare?» avrebbe chiesto ieri il pm all’indagato durante un interrogatorio. Gli esami balistici e l’autopsia faranno la loro indispensabile parte.

L’accusa del pubblico ministero milanese Antonio Pastore e del procuratore aggiunto Alberto Nobili è quella di omicidio volontario, art. 575 del codice penale: “Chiunque cagiona (volontariamente, ndr) la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno”. Incriminazione grave ma necessaria per valutare se esistano i presupposti per dichiarare l’eccesso colposo in legittima difesa, art. 55 del codice penale, particolare ipotesi di errore sulle cause di giustificazione (in questo caso, giustificazione dell’omicidio) che si verifica quando, nel commettere il fatto previsto dall’art. 52 (legittima difesa) si eccedono colposamente (per negligenza, per imprudenza, per imperizia) i limiti stabiliti dalla legge. Si applica pertanto la disciplina relativa ai delitti colposi se il fatto è previsto dalla legge come tale, art. 589 del codice penale: “Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni”. Ricordiamo che la c.d. legittima difesa ammette la commissione del fatto “per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa“.

Il caso, ma soprattutto l’accusa, ha innescato un ginepraio di polemiche. I politici divengono improvvisamente avvocati difensori, accusatori e giudici, la metamorfosi è compiuta. Il centrodestra tifa in massa per Sicignano e la legittima difesa. La “sinistra”, timidamente, balbetta contro. Maroni, presidente della Regione Lombardia, comunica su Twitter che il suo ente “si accollerà le spese di difesa del pensionato”. Salvini, su Facebook, esprime così la sua vicinanza nei confronti di Sicignano: “Pazzesco che il pensionato sia indagato. Giù le mani da chi si difende. Se si tratta di un ladro morto ‘sul lavoro’, non mi dispiace più di tanto: se l’è andata a cercare”. Il deputato della Lega Paolo Grimoldi annuncia una proposta di legge per eliminare l’eccesso colposo in legittima difesa quando i fatti avvengono nella propria abitazione. Fratelli d’Italia organizza presidi di solidarietà. Renzi, ospite a “Otto e mezzo”, invece, prova a gettar acqua sul fuoco: «E’ un errore fare del pensionato un eroe». «Quando la magistratura indaga la politica deve tacere». Tacesse anche lui ogni tanto.

“Qualche benpensante di sinistra ora dice: ‘Il pensionato però non doveva sparare al rapinatore che gli è entrato in casa’. Pazzesco. Che doveva fare, gli doveva offrire caffè e biscotti? Quel pensionato ha difeso la sua famiglia, e ha fatto bene!”. Capisco che cavalcare l’onda emotiva sia politicamente efficace (e Matteo Salvini, in questo, è davvero un esperto); tuttavia, credo che non ci sia un “bene” nell’uccisione di un uomo. L’uomo che uccide un altro uomo si consegna all’istinto. Torna alla ferinitas, l’animalità, che è sinonimo di disumanità. Anche se si tratta di legittima difesa un uomo risponde con forza bruta (l’omicidio) ad un altro atto di forza bruta (il furto). E ciò non è mai fare bene, ma un gesto estremo e tragico. “Non uccidere” e “non rubare”. Anche nel Decalogo il primo precede il secondo, ove la prima azione è irrimediabile, a differenza della seconda. In questo caso un uomo vuole rubare (rimediabile) e viene (colpevolmente o dolosamente? L’indagine è all’inizio) ucciso da un altro uomo (irrimediabilmente). Ciò non significa giustificare il gesto delittuoso della vittima – quella defunta (l’albanese ha scelto di commettere il reato; Sicignano si è trovato in una situazione fragile, nella quale nulla è prevedibile e ponderabile lucidamente). Tanto meno martirizzarla per un tornaconto politico (non è questione di destra o di sinistra, anche se si è ormai abituati a pensarla così). Ma uno Stato è tanto “sovrano” quanto monopolista di giustizia. Ove esistono situazioni di “giustizia fai da te”, con kit da boia-privato in casa compreso, lì siamo al cospetto di uno Stato-suddito, concorrente con gli altri mini stati sovrani nelle proprietà private di ciascuno, immaturo per la parola stessa che lo identifica.

E chi non difenderebbe la sua famiglia da un potenziale criminale? Ma è proporzionata questa difesa rispetto a questa offesa? E chi sono io per giudicare? Chi siamo noi per parlare, che non ci siamo ritrovati in quella complicata e drammatica circostanza? Di sicuro ritengo inopportuno proporre finanziamenti per trasformare i cittadini in sceriffi improvvisati. Forse per un “cittadino” sarebbero più consoni una educazione civica a scuola, sovvenzioni per l’installazione di allarmi e impianti di videosorveglianza nelle case e ronde più numerose da parte delle nostre forze dell’ordine, alle quali, pur sempre, dobbiamo affidarci. A meno che non vogliate tornare al bellum omnium contra omnes, lo stato di guerra di tutti contro tutti di cui parla il filosofo seicentesco Thomas Hobbes. In questo caso, allora, preparatevi al Leviatano.

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