La Buona Scuola al giro di boa: c’è l’ok della Camera. Ma al Senato le opposizioni annunciano battaglia

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( Fonte foto: www.repubblica.it )
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“Ritiro, ritiro, rinnova il contratto” sono queste le grida degli insegnanti che hanno invaso Piazza Montecitorio ieri sera.

Mentre fuori dalla Camera erano centinaia i docenti a esprimere il proprio dissenso per “La Buona Scuola”, in Aula con 316 voti a favore, 137 contrari e un astenuto, arriva l’ok per il disegno di legge “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione”.

Il testo renziano è stato presentato in Parlamento lo scorso 27 marzo e, dopo una consultazione pubblica durata diversi mesi che ha coinvolto quasi due milioni di persone, ha raggiunto il quorum alla Camera nonostante le proteste di studenti e insegnanti.

Ma questa Buona Scuola come cambierà il panorama scolastico italiano?

Sono dodici i punti chiave che – a parola di Renzi – miglioreranno la qualità dell’istruzione del Bel paese:

– vengono previste detrazioni spese per le scuole paritarie,
– gli insegnanti specializzati potranno scegliere liberamente tra posti di sostegno o comuni,
– school bonus a chi elargisce donazioni monetarie alle scuole,
– super-presidi che potranno assumere direttamente i docenti (con esclusione dei parenti),
– curriculm online degli insegnanti,
– il preside utilizzerà i docenti dell’organico per la copertura delle supplenze fino a 10 giorni,
– premi per i professori più meritevoli,
– 500 € annui alla formazione dei docenti,
– rinnovo dell’offerta formativa,
– piano di assunzioni che prevede la stabilizzazione di 100mila precari,
– nuove scuole,
– controlli agli edifici scolastici.

La riforma della Pubblica Istruzione, giunta al giro di boa, ora passa al Senato con non poche critiche e dissensi. Se da un lato Renzi ringrazia i deputati «Grazie a deputate e deputati che hanno trasformato idee e riunioni sulla scuola al Nazareno in una buona legge», dall’altro la sinistra Pd non vota. Sono trenta i piddini che non hanno dato l’appoggio a Matteo Renzi e lo screzio all’interno del Partito Democratico sembra essere destinato a divenire una voragine. Se Civati ha strappato dopo l’Italicum, Fassina potrebbe lasciare dopo l’approvazione finale del ddl Scuola: «Senza modifiche al Senato, lascerò il Pd».

Dati i numeri esigui della maggioranza, senza l’appoggio totale del partito il premier rischia al Senato, ma il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini è ottimista «al mondo della scuola dico: abbiate fiducia di essere protagonisti dell’autonomia». La replica del M5S arriva immediata sui social, Di Maio scrive su Facebook: «Abbiamo perso una battaglia ma non la guerra, al Senato la maggioranza si regge in piedi per sette voti. Per questo state certi che daremo battaglia, sarà un Vietnam». «Con il voto di oggi non si chiude la battaglia che, anzi, continua» è sulla stessa lunghezza d’onda del grillino la Camusso che si dichiara dalla parte degli studenti e dei docenti che sventolano le bandiere dei sindacati di fronte Montecitorio.

Ora non resta che attendere metà giugno: la vera partita si giocherà a palazzo Madama.

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