Italicum: quote rosa bocciate. I pareri dei consiglieri comunali Quadarella, Roman e Cadaldini

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Quote rosa, parità di genere e rappresentanza femminile: questi gli argomenti al centro dell’ acceso dibattito politico che sta raccogliendo pareri contrastanti anche all’interno dello stesso Partito Democratico.

Ma cosa sono le quote rosa?

Quando si parla di quote rosa ci si riferisce ai tre emendamenti proposti nell’Italicum, (la nuova legge elettorale  che porta la firma Renzi-Berlusconi) che prevedono l’alternanza uomo-donna nelle liste («nella successione interna delle liste non possono esservi 2 candidati consecutivi del medesimo genere»), l’alternanza dei sessi come capilista all’interno di ciascuna regione e infine la possibilità che vi sia una soglia minima di rappresentanza del 40% (di donne) per i capilista.

 Molte donne della politica italiana, appartenenti a partiti in netto contrasto ideologico, si sono schierate a favore di questi emendamenti. Ma proprio nella giornata di martedi 10 marzo 2014 “la questione quote rosa” è stata bocciata e con essa tutti e tre gli emendamenti assestando,a detta di molte, un grave colpo alla rappresentanza di genere.

Noi di Estensione abbiamo chiesto a due giovani consiglieri comunali e alla Presidente della Commissione sui Servizi alla Persona del Comune di Este la loro posizione riguardo le quote di genere.

Andrea Quadarella:” La mia posizione è decisamente contraria, le donne non devono accettare un contentino ipocrita come questo che non valorizza in alcun modo il  merito, l’onestà e la capacità e quindi non assicura che le donne non siano scelte in egual modo con i soliti metodi maschilisti e dai soliti uomini. Inoltre non credo che un eventuale approvazione delle quote di genere avrebbe apportato risultati concreti alla rappresentanza femminile perché si tratterebbe di un’imposizione dall’alto che non incide minimamente sull’aspetto culturale, quindi non farebbe in alcun modo aumentare la fiducia dell’elettorato nelle donne, che invece, avrebbero tutte le qualità per costruirsela se la scelta dei candidati, maschi o femmine che siano, si effettuasse secondo principi di merito e abilità politico/amministrativa e soprattutto tenendo conto dell’onestà del soggetto, qualità che una quota non può garantire. […] La rappresentanza quella vera non deve tener conto di sesso o etnia o religione (art. 3 della Costituzione), se cominciasse a tenere conto di questi fattori non sarebbe più una rappresentanza isonomica ma una “rappresentanza statistica” e si potrebbero quindi sostituire alle votazioni dei semplici sorteggi fino a colmare varie quote per ogni categoria. Sarebbe la fine della democrazia. Io mi sento egualmente rappresentato da una brava donna che da un brav’uomo, l’importante è che sia una persona onesta e capace. Ritengo che le quote rosa non possano essere considerate segno di civiltà anzi, l’applicazione di queste barbare quote, che trattano le donne come dei panda in via d’estinzione, sarebbe segno di una profonda inciviltà. Immaginiamo che su 100 candidati, 51 siano donne bravissime, le migliori; io non potrei tollerare che quell’unica donna più brava, più onesta e più capace debba stare fuori per lasciare spazio a un uomo magari mediocre e più disonesto ma solo perché uomo, in quanto la quota prevede 50 e 50. E viceversa se quell’uno fosse uomo. A me andrebbe venissimo che le donne fossero l’80% o anche il 100% se sono le PERSONE migliori. Questa è la vera civiltà: capire che il sesso di per sé non è un valore da tutelare quando si tratta di rappresentanza politica, come non lo è il colore della pelle o la religione. Questa è la vera parità di opportunità: scegliere qualcuno per ciò che vale, non per la categoria o il genere a cui appartiene […]. Se vogliamo tutelare le donne e in generale la totalità dei cittadini deve passare il principio di scegliere per merito[…] Sono tantissime le donne che eccellono nello studio e/o nelle professionalità così come sono molti di più, per esempio, gli uomini che delinquono. Volete vedere tante donne MERITATAMENTE in politica? Battiamoci per onestà e merito e non per una quota simbolica. Altro che 50% poi… E anche i rappresentanti maschili migliorerebbero secondo questo principio. Noi dobbiamo ambire ad avere i rappresentanti, gli amministratori e le istituzioni MIGLIORI, non dei simboli vuoti e anzi, pieni dei soliti intrallazzatori [..].

Alberto Roman :”Non faccio giri di parole, alle quote rosa dico “Sì, ma a tempo limitato”. E mi spiego subito. Penso che essere nel XXI secolo e sentir ancora parlare di differenze sessuali sia quantomeno indegno e dovremmo provare vergogna per questo. La mia visione è che uomini e donne non sono altro che due categorie dell’essere umano, e per questo il mio “Sì” alle quote rosa non trova le sue ragioni nelle motivazioni che il Presidente Boldrini ha dato, ovvero che siccome le donne sono la metà del Paese, conseguentemente dovrebbero essere la metà della rappresentanza parlamentare. No. Così si marca maggiormente la differenza. Paradossalmente dovremmo applicare lo stesso concetto anche alle percentuali di colore della pelle, di fedi religiose o di orientamenti sessuali? No. Tutti noi siamo ciò che va a formare il genere umano, in ogni suo aspetto peculiare. Sono rabbrividito quando in seguito alla tragedia di oltre 300 persone a Lampedusa  dell’ottobre scorso, nei social network più di qualcuno commentava “Erano persone come noi”. No! Erano Persone. Punto! Le diversità, di qualunque tipo, sono arricchimenti dell’Umanità per come la vedo io, ma non devono mai e poi mai segnare una distanza tra di noi.
Detto questo però devo spiegare anche perché sono per il “Sì”. Questo perché so che quanto detto finora potrebbe essere fine a se stesso, utopistico in un certo senso, se non trova una via pratica per affrontare il tema della partecipazione femminile. E questo si può fare solo obbligando i partiti a introdurre le donne in politica, cosa che dovevano fare molto tempo fa. Però sia chiaro, dev’essere una transizione, un’azione a tempo, limitata a 10, 15 anni, quanto si voglia, ma che serva per spazzare via definitivamente le scorie di una società che si è basata per secoli su dogmi maschio-centrici.

Le quote rosa sarebbero un segno di avvicinamento alla civiltà. Un popolo maturo non ne dovrebbe avere, poiché ognuno dovrebbe trovare la stessa apertura (politica e sociale) per ciascun individuo, maschio o femmina che sia.
Un vero segno di civiltà ce l’hanno dato gli Stati Uniti quando hanno eletto un Presidente di origini afro-americane, evento epocale in un paese dove le disparità sono più incentrate sul colore della pelle.
In Italia si vede forse tra i principali leader una donna?

Lasciami dire comunque che un po’ sono fiducioso, il problema della disparità sessuale lo vedo molto legato alle generazioni precedenti, forse per motivi storici, forse perché magari in certi ambiti lavorativi e sociali si è sempre andati avanti così, ma la nostra generazione per certi aspetti la vedo molto più progredita su questo tema; se, entrata nel mondo del lavoro, riuscirà a non cedere a meccanismi datati e pretendere fin da subito e ovunque, anche nel piccolo, la parità totale delle Persone, beh, non potremo che migliorare il Paese. E con esso noi stessi.”

Morena Cadaldini: “In passato ero contraria: a nessuna di noi piace sentirsi “una quota”, sembra di essere una specie protetta. Purtroppo i cambiamenti culturali sono molto lenti e col passare del tempo ho capito che è fondamentale poter partecipare alla corsa e senza un’azione positiva purtroppo troppe donne non possono nemmeno partire. Ritengo necessario arrivare ad un riequilibrio tra uomini e donne in parlamento perché credo che la diversità sia ricchezza, che il contributo delle donne possa esprimersi anche nella politica. Come dico ai miei figli la democrazia va tutelata e mi chiedo “perché le donne, sempre viste protagoniste nel “lavoro di cura”, non possono partecipare anche “alla cura” della “Cosa pubblica”?

Possiamo vedere la questione anche in altro modo, come ha detto oggi in un’intervista su “Il Manifesto” Chiara Saraceni: il problema vero è quello delle quote blu, ovvero quello di “ridurre il numero degli uomini presenti in parlamento…servirebbe una regola antimonopolista. Credo che l’approvazione delle quote rose sarebbe stata una bella opportunità per il Paese. Quando alle donne è permesso di partecipare (lo si è visto anche in altri campi lavorativi) con la loro creatività portano contributi importanti.[…] La discussione sulle quote rosa ci porta a riflettere sulle difficoltà che le donne incontrano nel farsi riconoscere in quanto soggetti differenti. Leggo in questa resistenza una paura del “maschile” di dover non solo condividere, ma anche dividere, un luogo considerato privilegiato del “cittadino”. Maschio, si intende. E’ verosimile che per le nuove generazioni questa visione sia ritenuta sorpassata, ma per competere bisogna almeno essere in pista. Grazie cara Eleonora…è bello che a scrivere questo articolo sia una donna.”

Eleonora Zerbetto