Intervista ad Andrea Bernardini: “Vi racconto il mio primo anno in consiglio comunale”

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(Bernardini con Beppe Grillo. Foto tratta dal profilo Facebook del consigliere)
(Bernardini con Beppe Grillo. Foto tratta dal profilo Facebook del consigliere)

Circa dodici mesi fa, giovanissimo, veniva eletto a rappresentare i cittadini di Monselice in consiglio comunale. Oggi Andrea Bernardini (classe 1993), consigliere del Movimento 5 Stelle, tra i più attivi (e discussi) nella città della Rocca, può tracciare un primo bilancio della propria avventura politica.

– Ciao, Andrea. Un anno fa entravi in consiglio: che esperienza è stata finora?

“Assolutamente positiva, anche se molto impegnativa. Non è sempre facile essere all’opposizione: a volte si ha l’impressione di non poter fare nulla per cambiare le cose, soprattutto quando si ha di fronte un sindaco tutt’altro che aperto al dialogo.”

– Come mai hai deciso di dedicare una parte consistente del tuo tempo alla politica?

“Troppe cose nel mio comune non andavano, e molte tuttora non vanno: la scelta è tra nascondere la testa sotto la sabbia oppure mettersi in gioco. La generazione precedente alla nostra ha portato al tracollo diverse realtà. Come possono ora le stesse persone essere la soluzione ai problemi?”

– Per quali ragioni hai scelto di candidarti nelle file del Movimento 5 Stelle?

“Personalmente credo che la politica del territorio vada fatta nel territorio e che le linee di indirizzo non possano essere dettate da strategie di partito o logiche di spartizione. Ho però da subito abbracciato le linee programmatiche e gli ideali del Movimento, in particolare la lotta per la legalità e la difesa dell’ambiente. Mi ha colpito fin da subito il senso di comunità tra i militanti e così a fine 2012 abbiamo avviato l’esperienza del meetup locale, incontrandoci ogni settimana per parlare dei problemi della nostra zona.”

– Quali sono state le vostre battaglie principali?

“Da subito abbiamo iniziato un’attenta indagine sui contributi elargiti “ad personam” a certe associazioni monselicensi. Tra le tante battaglie, poi, cito quella per l’utilizzo dei disoccupati come scrutatori alle elezioni, che darà la possibilità a 85 persone bisognose di beneficiare di questo piccolo sussidio. Ci siamo battuti per la difesa del suolo bloccando la riduzione della fascia di rispetto dei cimiteri comunali, che avrebbe consentito di costruire nuovi edifici, e opponendoci con forza all’ultima variante per la realizzazione di un nuovo grande ipermercato. A dicembre abbiamo creato una lista per le elezioni del Consorzio di bonifica Adige Euganeo e siamo riusciti a ottenere l’elezione del consigliere Marco Camera.”

– I sondaggi relativi alle prossime elezioni regionali danno il candidato grillino Jacopo Berti attorno al 10-12%. Pensi sia una stima corretta? Perché, secondo te, i veneti dovrebbero scegliere lui?

“Purtroppo credo che la percentuale grossomodo sarà questa. La nostra politica fatta di trasparenza, volontariato e zero costi per la collettività ha dei limiti, uno tra tutti la difficoltà di raggiungere tutti con la nostra rivoluzione che è prima di tutto culturale. In Veneto, poi, è ancora ben radicato il sistema Galan-Zaia, un sistema fatto di tanti interessi economici che hanno bisogno di un certo tipo di classe politica per sopravvivere. Io, naturalmente, voterò Berti, perché governerebbe la regione libero da poteri forti e nell’interesse dei cittadini.”

– E l’Italia? Il Movimento 5 Stelle può aspirare davvero a governarla?

“Di sicuro ci arriveremo: nella fascia d’età sotto i 45 anni siamo oltre il 35%. Se in questo Paese avessimo un’informazione decente, saremmo alla guida del Paese già da due anni.”

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