Fusione Este-Ospedaletto: vantaggi, dubbi, incognite

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fusioneTema che ciclicamente torna al centro del dibattito pubblico è quello della fusione Este-Ospedaletto. Obiettivo chiave del programma di Giancarlo Piva, che ne ha fatto una vera e propria battaglia politica, la fusione consiste nell’unione di due o più comuni contigui. Negli ultimi anni in Italia la necessità, per gli enti locali più piccoli, di attrezzarsi al meglio per affrontare una situazione economica non certo rosea, ha condotto diverse realtà a seguire questa strada. Se dal 2000 al 2013 si sono registrate in totale sette fusioni, nel solo 2014 quelle portate a termine sono state 24. Nell’anno in corso il numero è fermo a sei, ma nel 2016 nasceranno 20 nuovi comuni. Tutti passando per la fusione.

Nell’analisi preliminare di fattibilità si legge che il progetto garantirebbe rilevanti vantaggi economici sia ai cittadini di Este sia a quelli di Ospedaletto. Il Comune unico potrebbe spalmare i propri costi su una popolazione più ampia, abbassando la spesa pro capire. Le varie funzioni, poi, verrebbero accorpate. La presenza di un’unica Giunta e di un unico Consiglio comunale assicurerebbe, da sola, un risparmio di 68 500 euro. Inoltre, per un decennio arriverebbe ogni anno dallo Stato un contributo pari a 890 mila euro, unito alla deroga del Patto di Stabilità per cinque anni e a un ulteriore contributo regionale. Un flusso di risorse importante, che potrebbe essere impiegato per diminuire le tasse, migliorare i servizi o realizzare opere pubbliche.

Ma i benefici sarebbero anche di natura politica. Este oggi ha poco più di 16 mila abitanti, Ospedaletto quasi seimila. Il nuovo comune, composto da una popolazione di oltre 22 mila abitanti, diventerebbe il terzo della provincia e il primo nella Bassa. Di conseguenza il suo peso specifico aumenterebbe notevolmente: la nuova amministrazione si accrediterebbe come uno dei principali interlocutori della Provincia e della Regione, dando impulso al rilancio dell’area. Il nodo principale da sciogliere, al momento, pare quello legato al campanilismo. C’è il timore, da parte di molti cittadini di Ospedaletto, di ridursi a una periferia dimenticata, perdendo identità e funzioni. Un pericolo che potrebbe essere superato se il nuovo comune evitasse di concentrare tutti i servizi e tutte le manifestazioni a Este (tra le ipotesi, ci sono il trasferimento della sede della Polizia Locale e dell’Ufficio tecnico a Ospedaletto).

La fusione, quindi, è un progetto in grado di assicurare ricadute positive per la Bassa, che troppo spesso ha pagato a caro prezzo le proprie divisioni interne e che ha urgente bisogno di ripartire. Molto, naturalmente, dipenderà dalla qualità delle scelte di chi, nel caso il progetto andasse in porto, si troverà ad amministrare il nuovo comune. Fondamentale, in particolare, sarà investire sul futuro, sui giovani, sulla banda larga e sulle sue vie di comunicazione, creando condizioni favorevoli per le imprese. Se ciò non avverrà, il nostro è un territorio destinato, lentamente ma inesorabilmente, a morire.

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