lunedì 22 Luglio 2019
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Fusione Cvs-Polesine Acque, per il sì oltre il 50% dei Comuni

Prosegue il percorso di aggregazione tra i gestori del servizio idrico: il prossimo passo sarà la convocazione delle assemblee straordinarie dei due enti. «Con la nuova società tariffe più basse e interventi di ammodernamento»

MONSELICE. La fusione ha già raggiunto e superato il 50% dei consensi. Ѐ quanto emerso dalla riunione del comitato congiunto dei sindaci di Polesine Acque e di Centro Veneto Servizi che si è tenuta lunedì pomeriggio. Prosegue dunque il percorso di aggregazione tra i gestori del servizio idrico, che dovrebbe condurre alla nascita del nuovo soggetto Acque venete: il prossimo passo sarà la convocazione delle assemblee straordinarie delle due società. Nel frattempo ad aprile è stata portata a termine l’unificazione dei laboratori accreditati dei due enti: il risparmio annuo in termini di minori costi per le analisi ammonterebbe a circa 400.000 euro ed è additato dai vertici come «un primo esempio concreto dei benefici che possono derivare dalla fusione».

Ad oggi per Cvs sono 30 i Comuni soci a essersi pronunciati a favore della fusione, per un totale pari al 50,38% delle quote societarie. Tre invece quelli contrari, ovvero il 2,30%. Per quanto riguarda Polesine Acque, a dare l’ok all’operazione sono stati 21 Consigli comunali, che rappresentano il 51,69% delle quote. I Comuni contrari sono stati quattro, il 20,28%. La creazione di valore che avverrà grazie alle sinergie prodotte dall’aggregazione è stata già quantificata in 23,5 milioni di euro. Un beneficio che, spiegano le due società, ricadrà direttamente sui cittadini e si concretizzerà nel contenimento della tariffa, dato che «l’obiettivo di un gestore pubblico non è distribuire dividendi, ma redistribuire i benefici alla collettività». Nei piani di Acque Venete, inoltre, compare già l’impegno a realizzare tutti gli investimenti per nuove opere previsti dai Piani d’Ambito Polesine e Bacchiglione: entrambi i territori dei due attuali gestori avrebbero quindi la sicurezza di veder concretizzate tutte le opere necessarie ad ammodernare e potenziare le reti idriche e fognarie e gli impianti. Ѐ previsto infine che tutte le decisioni più importanti per i cittadini, ovvero quelle sulle tariffe e la scelta degli interventi da realizzare, saranno prese sulla base del numero degli abitanti, sostanzialmente equiparabile: circa 260.000 per Polesine Acque e 250.000 per l’area di Cvs.

La nuova società diventerebbe uno dei più grandi gestori a livello regionale. Gli organi di controllo incaricati dalla Banca Europea degli Investimenti di monitorare l’andamento economico-finanziario dei due enti avrebbero già valutato positivamente le prospettive di Acque Venete, con un rating bancario tra i migliori della regione. Non tutti, però, sono convinti della bontà dell’operazione. Tra i principali paladini del “no”, come è noto, c’è Tiberio Businaro, sindaco di Carceri, uno dei Comuni che hanno bocciato la fusione. E nelle scorse settimane avevano espresso alcune perplessità anche i primi cittadini di Barbona, Lusia, San Bellino e Villanova del Ghebbo.

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Davide Permunian
Davide Permunian
Vicentino di nascita, atestino di adozione. Classe 1993, ho collaborato a diversi progetti giornalistici. Allenatore di pallacanestro, amo i paesaggi e i libri. Mi piace raccontare storie e scrivere poesie.
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