Fusione Cvs-Polesine Acque, i dubbi dei sindaci: «Responsabilità solo su di noi»

Le perplessità dei primi cittadini di Barbona, Lusia, San Bellino e Villanova del Ghebbo: «Veniamo supportati da tecnici che non si prendono altrettante responsabilità». Il perito nominato dal Tribunale: «Consistenti differenze esistenti fra le due società»

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BARBONA. La fusione per incorporazione tra Centro Veneto Servizi e Polesine Acque continua a suscitare perplessità tra gli amministratori locali della Bassa Padovana e del Rodigino. Questa volta sono i sindaci di Barbona, Lusia, San Bellino e Villanova del Ghebbo, rispettivamente Francesco Peotta, Luca Prando, Aldo D’Achille e Gilberto Desiati a esprimere dubbi sulla bontà dell’operazione, che prevede la creazione di un’unica società pubblica in house per la gestione del servizio idrico integrato nei due territori.

In questi giorni i Consigli comunali dei 111 Comuni coinvolti sono chiamati a dire la propria in merito alla fusione tra le due società. Este, per esempio, ha approvato la delibera giovedì scorso. «Si tratta di uno sforzo non comune per sindaci e Consigli, perché devono valutare circa un migliaio di pagine» spiegano i quattro primi cittadini. «Capita quindi che diverse amministrazioni approvino la delibera, così come suggerito dai cda delle società. Dopotutto, a supporto valutativo sono stati commissionati due studi, uno di fattibilità da 30 mila euro e una due diligence (verifica dei dati del bilancio di una società, ndr) da 175 mila euro. Alcuni sindaci, invece, si sono messi a passare in rassegna le carte, notando che questo supporto tecnico non vale comunque a sollevarli da responsabilità, che anzi sembrano addensarsi sugli amministratori comunali».

A pagina 4 della due diligence legale, economica, patrimoniale e fiscale redatta dagli advisors dell’operazione, si legge infatti che «in nessun caso la presente relazione deve essere intesa quale parere legale, contabile o fiscale esaustivo delle materie oggetto di indagine […]. Le indicazioni contenute nel presente documento sono infatti di carattere generale e non costituiscono un parere, un suggerimento o un giudizio su fatti, persone o società. Non viene espressa con il presente documento alcuna valutazione in ordine al business ovvero ai libri contabili di Cvs e di Pa, né viene assicurata la completezza delle informazioni contenute nella seguente relazione a tali fini».

«Anche i revisori comunali potranno non emettere parere sulla fusione» continuano Peotta, Prando, D’Achille e Desiati. «È stata chiesta una consulenza ad hoc per supportare la “non obbligatorietà” del parere del revisore comunale. Anche se questo parere non sarà obbligatorio, riteniamo che resti comunque utile conoscere cosa ne pensa il revisore di un’operazione così complessa, in modo da sostenere le scelte degli amministratori. La sensazione è quella che in qualità di amministratori comunali veniamo supportati a decidere di un bene pubblico come l’acqua, da chi, sul versante tecnico, sembra non prendersi altrettante responsabilità. Quindi, dobbiamo essere prudenti».

Lo stesso consulente tecnico d’ufficio nominato dal Tribunale di Padova, il commercialista Leonardo Mutinelli, a pagina 17 della propria relazione ha evidenziato alcune perplessità sulle previsioni dei flussi di cassa futuri da parte del management, che «presentano profili di incertezza in quanto ipotizzano la continuità dell’attuale quadro normativo. Inoltre, i piani tariffari riflettono condizioni di massima potenzialità ed efficienza gestionale espressa dal metodo tariffario, tenuto conto del piano di investimenti programmato e della stabilità dei costi. Questi assunti portano a flussi di cassa discontinui rispetto al passato, in particolar modo per quanto riguarda il Cvs, che potrebbero essere disattesi con impatti anche significativi sui risultati futuri».

A pagina 26 della stessa relazione, il perito sottolinea inoltre «la difficoltà ad identificare operazione comparabili con la presente fusione, visto le consistenti differenze esistenti fra le due società in fase di aggregazione, malgrado lo scrivente abbia analizzato numerose operazioni di fusione tra società del medesimo settore». «Come possiamo noi, amministratori comunali, tutelare il patrimonio di questi enti per fare gli interessi del cittadino-utente? Siamo sicuri che questo matrimonio non arrechi un danno al patrimonio comunale?» si chiedono i quattro sindaci. «Mettiamo in condizione segretari e revisori comunali di approfondire l’operazione, in modo da sostenere le scelte degli amministratori».

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