Come funziona il “Rosatellum bis”, la nuova legge elettorale

Collegi uninominali e plurinominali, soglie di sbarramento, listini bloccati, divieto di voto disgiunto: la guida di Estensione per non arrivare impreparati al voto di domenica 4 marzo

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Il “Rosatellum bis” – o più semplicemente “Rosatellum” – è la legge elettorale che verrà utilizzata alle prossime elezioni politiche, in programma domenica 4 marzo (clicca qui per leggere il testo completo). Una prima versione era stata presentata nell’aprile 2017 da Ettore Rosato, capogruppo alla Camera dei deputati del Partito Democratico, da cui la legge prende il nome. La seconda versione del testo è stata ufficialmente approvata lo scorso 26 ottobre dal Senato, con i voti favorevoli di Pd, Alleanza Popolare, Forza Italia, Lega Nord e Ala-Scelta Civica; contrari Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana e Articolo 1-Mdp. Il Rosatellum è andato a sostituire l’Italicum alla Camera e il Porcellum al Senato.

Principi generali

È una legge che introduce un sistema misto proporzionale-maggioritario, molto simile al Mattarellum, la legge elettorale in vigore tra il 1993 e il 2005. Circa un terzo dei deputati e dei senatori viene eletto in collegi uninominali, dove ciascuna coalizione presenta un solo candidato e il più votato – anche per un solo voto in più – viene automaticamente eletto; in totale 232 deputati e 116 senatori. I restanti due terzi, 398 deputati e 199 senatori – di cui 12 e 6 nella circoscrizione estero – sono eletti con un sistema proporzionale di lista, pertanto ogni partito presenterà una lista di candidati – massimo quattro per collegio – e si conteranno i voti ricevuti da ogni lista. In questo caso, ogni partito o coalizione eleggerà un numero di parlamentari proporzionale ai voti ottenuti. Il numero di eletti per ciascun collegio plurinominale varia da collegio a collegio, da un minimo di tre fino a un massimo di otto deputati o senatori.

Soglie di sbarramento

Per quanto riguarda la quota proporzionale, per entrare in Parlamento i partiti dovranno ottenere almeno il 3% dei voti su base nazionale, sia al Senato che alla Camera, con l’eccezione delle liste relative alle minoranze linguistiche, per le quali la soglia è al 20% nella regione di riferimento. È prevista anche una soglia minima del 10% per le coalizioni, all’interno delle quali dovrà essere presente almeno una lista con una percentuale superiore al 3%. I partiti che non raggiungono questa soglia non eleggeranno alcun parlamentare.

Pluricandidature e rappresentanza di genere

Sono consentite le pluricandidature, cioè sarà possibile presentarsi in diversi collegi, ma solo nella quota proporzionale: ogni candidato potrà presentarsi al massimo in cinque collegi proporzionali differenti. È possibile essere candidati in un unico collegio uninominale e, contemporaneamente, in cinque collegi proporzionali. Il Rosatellum prevede che ciascuno dei due sessi non possa rappresentare più del 60% dei candidati di un listino bloccato e dei capilista nei listini di un singolo partito. Ciò significa, ad esempio, che nei collegi plurinominali con due seggi da assegnare, i candidati del listino dovranno essere un uomo e una donna; con tre seggi, due uomini e una donna o due donne e un uomo; e così via.

Unica scheda e voto disgiunto

A differenza del Mattarellum, che prevedeva due schede diverse, si voterà con una sola scheda per la Camera e una per il Senato; sarà vietato il voto disgiunto, ossia la possibilità di votare un candidato nel collegio uninominale e una lista a lui non collegata nella parte proporzionale. Se ciò dovesse accadere, il voto verrebbe annullato. Sulla scheda l’elettore esprimerà il voto sia per la parte maggioritaria sia per la quota proporzionale. Sotto il nome di ogni candidato nel maggioritario saranno stampati i simboli delle liste a lui collegate nel proporzionale e di fianco a questi i nomi dei candidati – da un minimo di due a un massimo di quattro – del corrispondente listino bloccato.

Come si vota

Sarà possibile votare con un segno su una lista (che vale anche per il candidato nell’uninominale corrispondente) o con un segno sul nome di un candidato nell’uninominale. In questo caso, sono due le possibilità per quanto riguarda la parte proporzionale: se il candidato è sostenuto da una sola lista, il voto si trasferisce a quella lista; se invece il candidato è sostenuto da più liste, il voto viene distribuito tra le liste che lo sostengono, proporzionalmente ai risultati in quel collegio elettorale. Se l’elettore dovesse barrare con un doppio segno sia il nome del candidato che il simbolo della lista corrispondente, il voto rimarrebbe valido.

Nessun premio di maggioranza

La legge non prevede alcun premio di maggioranza. Per ottenere una maggioranza assoluta, la coalizione o la lista vincente dovrebbe ottenere circa il 42% dei voti totali. Una percentuale molto alta (gli ultimi sondaggi davano il centrodestra tra il 35 e il 38%): per questo è probabile che il partito o la coalizione vincente non abbiano i numeri per governare in autonomia, oltre al fatto che non sussiste alcun vincolo che impedisca ai partiti di rompere le alleanze dopo il voto del 4 marzo. Come stabilito dalla Costituzione, la ripartizione dei seggi tra le liste nei collegi proporzionali avviene su base nazionale per la Camera e su base regionale per il Senato.

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