Este, sulla fusione il Pd si gioca tutto

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(Foto: www.settemuse.it)
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Ormai è chiaro anche ai muri: portare a casa la fusione è l’obiettivo numero uno che nei prossimi mesi il Pd atestino proverà a raggiungere. Superato lo scoglio Ospedaletto, dove fino all’ultimo l’assessore Parolo ha tenuto tutti con il fiato sospeso e il consiglio comunale ha approvato per un solo voto la delibera di richiesta del referendum alla Regione, tra i Dem adesso si pensa a recuperare il pesante ritardo accumulato. Perché sebbene non ci siano rilevazioni ufficiali, nessuno può pensare di ignorare il forte sentimento di contrarietà diffuso tra la popolazione o, peggio, l’assoluta carenza di informazioni sul tema. Le osservazioni presentate dai cittadini a Ospedaletto sono state ben 680, e per quanto Piva abbia parlato di “moduli compilati dalla stessa mano” (la mano sarebbe quella di Giacomo Scapin, leader del comitato del “No”), il segnale negativo che da queste proviene sembra essere inequivocabile. Gli ospedalettensi (od ospedalettani, a seconda della preferenza) non vogliono la fusione.

Il dado, però, è ormai tratto. Il Pd ha scelto di percorrere fino in fondo una strada difficile, dunque da qui a febbraio è lecito aspettarsi un’intensa campagna a sostegno del “Sì”. Una campagna già iniziata sui social network a suon di grafiche e inserzioni a pagamento, ma che per avere qualche effetto dovrà necessariamente assumere forme più concrete. Qualora il referendum desse esito positivo, per i Dem sarebbe un trionfo. E sull’onda dell’entusiasmo anche il successo alle successive elezioni, le prime per il nuovo super Comune, diventerebbe quantomeno probabile. Soprattutto se a candidarsi fosse di nuovo Piva il quale, al momento, nega di avere l’intenzione di ridiscendere in campo. Ma si sa, in politica quasi niente è definitivo. E l’attuale sindaco di Este, nel caso in cui la fusione vada in porto, potrebbe persino decidere di tornare sui propri passi.

Se invece dovesse prevalere, come oggi pare verosimile, il fronte del “No”, le conseguenze rischiano di essere nefaste. Volente o nolente, Piva uscirebbe di scena, vista l’impossibilità di presentarsi per un terzo mandato alla guida della stessa Amministrazione. E a quel punto in casa democratica sarebbero guai. Oltre all’incognita del candidato, il naufragio del più significativo progetto portato avanti nell’ultima legislatura inciderebbe pesantemente sul risultato delle amministrative. Insomma, quella in cui si è impegnato il Pd atestino è una sfida ambiziosa. Che vinca il migliore.

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