Este, il controbilancio delle opposizioni sul primo anno dell’amministrazione Gallana

Le minoranze consiliari (Civiche d'Este, Pd, Este Sicura e Movimento 5 Stelle) tirano le somme del primo anno di governo. Il giudizio è unanime: «Amministrazione non pervenuta»

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ESTE. È ricorso qualche giorno fa – esattamente il 19 giugno – l’anniversario della vittoria di Roberta Gallana alle elezioni amministrative dello scorso anno. La maggioranza non è stata l’unica a tirare le somme dopo il primo giro di boa; anche le opposizioni hanno tracciato un controbilancio del primo anno di governo della nuova amministrazione.

Per Giancarlo Piva, consigliere del Partito Democratico e sindaco per due mandati dal 2006 al 2016, «ci sono stati tanti proclami e pochi fatti. La maggior parte dei progetti dei lavori pubblici sono stati ripresi dalla nostra amministrazione, e in alcuni casi sono stati anche realizzati male, come nel caso del riadeguamento del Foro Boario. Per quanto riguarda l’ambiente, l’istituzione del Tat (il tavolo territoriale ambientale, ndr) si è rivelata una perdita di tempo: si parla senza mai agire concretamente, e anche i sindaci degli altri Comuni iniziano a stufarsi. Mentre il verde pubblico è stato manutentato solo nei primi mesi post-elezioni». L’ex primo cittadino risponde anche all’assessore Sergio Gobbo, che aveva giustificato il gran numero di manifestazioni organizzate durante l’anno come volàno turistico e commerciale per la città: «È un’amministrazionefestaiola” perché coprono con gli eventi le altre mancanze strutturali. Nonostante questo, pochissimo è stato fatto nelle frazioni e le proposte culturali presentate hanno fatto scadere moltissimo la qualità degli eventi. La città dal punto di vista urbanistico è ferma: non si stanno portando avanti gli accordi pubblico-privato e la riqualificazione di aree e strutture come l’ex centrale Enel di via Meggiaro, l’ex casa di riposo di via Santo Stefano, l’ex Frarica e l’ex caserma dei carabinieri è bloccata. Non sono riusciti nemmeno a creare un’area sgambamento cani. Un voto all’amministrazione? Non pervenuta».

«Dall’assessorato al Sociale giunge un silenzio assordante» aggiunge la consigliera dem Silvia Ruzzon, che ha ricoperto l’incarico – ora affidato a Erika Bertazzo – durante l’ultima legislatura. «Troppo facile parlare solo di emergenza abitativa e di carenza di posti di lavoro». Altra nota dolente per Ruzzon è la scarsa attività istituzionale del Consiglio comunale. «In un anno abbiamo fatto appena quattro Consigli comunali, praticamente quelli obbligatori per l’approvazione dei vari bilanci. E le commissioni vengono convocate due giorni prima della seduta consiliare». «La nostra preoccupazione è l’immobilismo assoluto dell’amministrazione» prosegue Stefano Agujari Stoppa, leader delle Civiche d’Este e sconfitto da Gallana al ballottaggio dello scorso anno. «Dov’è il progetto per le nuove telecamere di sicurezza? Dove sono le misure contro l’accattonaggio molesto, cavallo di battaglia della scorsa tornata elettorale?» si domanda l’ex vicesindaco. «In un anno l’unico intervento vero è stata l’assunzione dell’addetta stampa. Un’amministrazione che investe in comunicazione perché i fatti non parlano. A livello relazionale si persegue la logica del conflitto, non solo con le minoranze. Persino i rapporti con i Comuni governati da amministrazioni dello stesso colore politico sono bloccati. Così ne perde la città. La prima cosa da fare è ridare a Este la centralità nel territorio, ripensando al progetto di fusione, per il quale, come minoranza, siamo pronti a dare una mano».

«Ci sono cose positive e altre meno. Sicuramente non c’è alcuna riorganizzazione dell’ente, siamo ben lontani da quella “nuova visione” che era stata promessa. Però siamo solo al primo anno e quindi è corretto aspettare per poter dare un giudizio completo» temporeggia Carlo Zaramella, leader della civica “Este sicura“. «Due però sono gli aspetti su cui vorrei fermarmi: il primo, l’atteggiamento verso Sesa. Davvero la modifica allo statuto operata a colpi di maggioranza poteva essere evitata o meglio gestita. Il secondo, il ruolo di Este nel territorio perché – si dice il peccato non il peccatore – che un sindaco di centrodestra di un paese confinante con la nostra città giudichi l’amministrazione Gallana come “cinque anni buttati al vento per Este” fa riflettere. Spero che Leonardo Renesto non sia nominato ai vertici Sesa, perché sarebbe l’ennesima riprova di certe logiche ritornate in auge; spero che cambi il rapporto tra maggioranza e minoranza e si apra a una maggiore comprensione reciproca e collaborazione. Spero soprattutto che il governo di Este non si riduca al solo fare eventi e manifestazioni. Serve un progetto per Este, di cui oggi non si vede ancora traccia: Monselice sta costruendo quattro alberghi, avrà a breve un nuovo casello e una nuova area di sviluppo industriale, già oggi sta creando qualche centinaio di nuove opportunità di lavoro. Nel territorio Este figura come non pervenuta» chiude il consigliere d’ispirazione tosiana.

«L’amministrazione sembra essere ancora in campagna elettorale, dove le promesse spesso si perdono. Basti pensare alla banda larga o alle periferie, sistematicamente abbandonate a loro stesse. Ricordiamo che il sindaco si dichiara vicina ai cittadini e poi li mette in liste d’attesa per mesi prima di riceverli» attacca Francesco Roin, portavoce consiliare del Movimento 5 Stelle di Este. «Del problema povertà l’amministrazione Gallana si accorge solo ora, mentre noi ne avevamo fatto un punto programmatico elettorale con il “reddito atestino“, versione locale del reddito di cittadinanza». Roin punta il dito su quelli che ha individuato come sprechi di denaro pubblico: «I 30 mila euro annui destinati da Gallana alla propria responsabile marketing elettorale, promossa a responsabile delle pubbliche relazioni del Comune e l’abuso di “festoni” come la Festa dell’Agricoltura, un’arrogante esibizione di opulento sperpero e di distrazione di massa. Quante situazioni di indigenza si potrebbero risolvere con quei soldi? Credo che molti atestini preferirebbero rinunciare a qualche festa pur di aiutare qualche famiglia in difficoltà». Sul banco degli imputati dei pentastellati finiscono anche «la zero vigilanza sul caso Padova Tre», il saldo tendenzialmente positivo del commercio atestino presentato dal vicesindaco Puato «che non tiene conto della complessità dei problemi a monte delle chiusure», e il Tat, «un carrozzone che mistifica e non conclude nulla».

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