Este, il Consiglio dà il via libera alla fusione tra Cvs e Polesine Acque

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ESTE. Il Consiglio comunale di Este ha approvato con 13 voti favorevoli e 3 astenuti la fusione per incorporazione tra Centro Veneto Servizi e Polesine Acque, le società che attualmente gestiscono il servizio idrico integrato in 111 Comuni tra Bassa Padovana, Rodigino e alcuni paesi del Vicentino, per un totale di circa 500 mila abitanti.

L’incorporazione di Polesine Acque in Cvs darebbe vita a una nuova società pubblica in house (il cui capitale, cioè, è detenuto in parte o in toto da enti pubblici, in questo caso dai Comuni) denominata “Acque Venete“, con un capitale sociale di circa 258 milioni e 400 mila di euro: all’interno del nuovo ente, Cvs avrebbe un peso relativo del 77,58%, contro il 22,42% di Polesine Acque. La sede legale resterebbe la stessa di Cvs, a Monselice. L’assenso degli organi comunali è un passo fondamentale in vista delle assemblee straordinarie di approvazione del progetto da parte delle due società, che dovranno poi procedere all’atto notarile di fusione entro il prossimo maggio.

La votazione del Consiglio è stata anticipata dalla relazione dall’avvocato Monica Manto, direttore generale di Centro Veneto Servizi. Manto ha delineato i punti di forza dell’operazione, che porterebbe un rafforzamento della nuova società sia dal punto di vista aziendale che impiantistico, creando una realtà forte e “territorialmente compatta” nel Veneto meridionale, con la possibilità di conseguire miglioramenti ed efficientamenti di varia natura: sul piano dell’offerta, del personale interno e dei servizi esternalizzati, fino alla creazione di economie di scala, con ricadute positive sui consumi e sui costi energetici e complessivi, ma anche sulle attività di gestione e di investimento. L’operazione di aggregazione, secondo Manto, garantirebbe una creazione di valore di 23 milioni e 500 mila euro, pari a una riduzione tariffaria del 2% per l’intera collettività, che potrebbe essere applicata a partire dal maggio del 2018.

Perplesso il consigliere del Movimento 5 Stelle, Francesco Roin: «Ciò che si legge sui giornali riguardo i debiti di Polesine Acque con i propri Comuni (circa 63 milioni di euro a fine 2014, ndr) non è per nulla rassicurante. Non vorremmo vedere un altro caso Padova Tre». «Quello di Polesine Acque è un debito fisiologico, in diminuzione a 54 milioni nel 2016. Non è un “buco“» replica Manto. Positivo il parere del sindaco Roberta Gallana: «Servirà un costante controllo per garantire le economie di gestione previste, l’abbattimento delle tariffe e nessun impatto negativo per gli occupati. Noi sindaci abbiamo il dovere di vigilare». «Dare vita a una società di gestione del servizio idrico pubblica e legata al territorio ci permetterà di tradurre in pratica lo spirito del referendum sull’acqua pubblica» commenta Emanuele Balbo (Este Viva-Este con Te).

Favorevoli anche l’ex primo cittadino Giancarlo Piva (Pd): «Finalmente vediamo la conclusione di questo percorso iniziato anni fa. Saremo sempre favorevoli alle fusioni: piccolo non è bello, piccolo è morto», e Carlo Zaramella (Este Sicura): «Bene gli efficientamenti economici presentati». Stefano Agujari Stoppa (Civiche d’Este) non concorda sulla scelta di incorporare Polesine Acque: «Avremmo preferito si guardasse a nord, piuttosto che a sud». La delibera è stata approvata con 13 voti positivi e 3 astenuti (Roin, Stoppa e Alberto Fornasiero). Assente Giovanna Fornasiero.

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