Emergenza abitativa a Este, M5S e Bertazzo: «Il Comune non ascolta e non trova soluzioni»

Due gli sfratti tentati nei giorni scorsi: un 59enne ha minacciato di darsi fuoco per ottenere una proroga, una famiglia di tre persone (con minore) è stata trasferita in un b&b a Sant'Elena

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ESTE. «Meno feste in piazza e più attenzione al sociale». È la richiesta del gruppo cittadino del Movimento 5 Stelle, capitanato dal consigliere comunale Francesco Roin, all’Amministrazione guidata dal sindaco Roberta Gallana. Nei giorni scorsi i pentastellati avevano portato la questione emergenza abitativa all’attenzione dell’opinione pubblica, evidenziando il gran numero di segnalazioni ricevute quotidianamente anche dall’ex assessore al Sociale Erika Bertazzo.

Il problema si è ripresentato in tutta la sua gravità giovedì scorso, con i due sfratti esecutivi tentati in giornata dall’autorità giudiziaria: uno è riuscito, l’altro è stato rinviato di un paio di settimane. Il primo ha coinvolto una famiglia di Schiavonia, due coniugi con un figlio di 14 anni. Il marito aveva perso il lavoro sei anni fa, quando era stato costretto a chiudere un’attività avviata in centro e a reinventarsi come cameriere a chiamata per 500 euro al mese. Difficoltà economiche culminate con l’impossibilità di pagare le rate del mutuo acceso sulla propria abitazione. «Lo sfratto era previsto per fine dicembre – racconta la moglie – così abbiamo preso in affitto un garage e trasferito lì tutti i mobili». Nell’ultimo mese e mezzo i tre hanno dormito per terra, in un sacco a pelo, e cucinato con un fornelletto da campeggio. «Il Comune non aveva ancora trovato una soluzione quando sono arrivati per lo sgombero. Saremmo finiti in mezzo alla strada» continua la donna. Roin, messo al corrente della vicenda, ha mediato tra l’ufficiale giudiziario e la responsabile degli uffici dei Servizi sociali del Comune di Este, ottenendo il trasferimento in un bed&breakfast di Sant’Elena come soluzione tampone.

Vicenda simile quella dell’uomo di 59 anni, residente nella frazione di Deserto, che la stessa mattina ha ricevuto la visita di ufficiale giudiziario, dell’avvocato e dei nuovi acquirenti dell’abitazione in cui è in affitto. «Anche qui, per lo sfratto, non era presente alcun assistente sociale» conferma Roin. Il 59enne vive da solo, non ha l’auto e fino al 31 dicembre ha lavorato in un ristorante-pizzeria per 15 ore alla settimana, occupazione che gli consentiva di racimolare qualche centinaio di euro. Come possibili sistemazioni il Comune aveva suggerito il dormitorio di Rovigo, proposta prontamente rispedita al mittente. Alla vista delle autorità, l’uomo ha minacciato di darsi fuoco con tanto di accendino e tanica di benzina, ottenendo un’ulteriore proroga di 15 giorni e un incontro con il sindaco Gallana. «Se anche questa volta non mi riceve faccio un casino» la promessa dell’uomo, che dice di attendere da un anno e mezzo un colloquio con la prima cittadina.

«Con l’assessore Lucia Mulato, che ha preso il posto di Erika Bertazzo, non c’è dialogo. Roberta Gallana doveva essere “il sindaco di tutti”, invece la sua Amministrazione è finita per chiudersi dentro le quattro mura del potere, come avevamo pronosticato durante la scorsa campagna elettorale, preferendo spendere 50 mila euro per le luminarie di Natale piuttosto che intervenire sul sociale. Non è possibile che sia l’opposizione ad andare a casa di questi cittadini “per vocazione”, per evitare gesti dettati dallo sconforto» prosegue il portavoce atestino dei 5 Stelle, che individua una possibile soluzione «negli appartamenti sfitti di proprietà comunale, dell’Ater o anche di privati, con la stipula di una convenzione con il Comune», e promette di preparare un’interrogazione sulla questione per il prossimo Consiglio.

«Tanti cittadini continuano a contattarmi in privato, anche se non sono più assessore da luglio 2017» asserisce Bertazzo. «Mi arrivano messaggi terribili. Posso dare solo un supporto personale, non istituzionale, per questo consiglio sempre di rivolgersi ai Servizi sociali: dopo qualche tempo, il più delle volte, le stesse persone riprendono a scrivermi. Servono soluzioni strutturate, non temporanee, che si rivelano essere anche più costose, come nel caso del b&b: mantenere la famiglia ha un costo di 60 euro al giorno, pari a 1.800 euro al mese di affitto. Dicono non ci siano alloggi popolari disponibili: o è già stata superata la quota prevista dall’Erp per il 2018, il che denoterebbe uno stato di emergenza collettiva, oppure gli appartamenti potrebbero non essere ancora pronti per altri motivi».

Non si è fatta attendere la risposta dell’Amministrazione: «Per gli sfratti di cui parlano i 5 Stelle sono già pianificate le soluzioni sul breve e lungo periodo. Le persone che hanno uno sfratto, se veramente hanno bisogno, collaborano senza clamore, e con umiltà e tenacia vengono supportate a trovare le soluzioni» afferma il sindaco Roberta Gallana. «Recentemente è stata convocata una commissione consiliare per aggiornare i consiglieri su queste problematiche. Strumentalizzare i casi sociali senza approfondire, e con generiche valutazioni non ponderate da persone competenti, quali sono le assistenti sociali, significa fare del male alle persone stesse e non risolvere i problemi. Anzi, si ostacola il lavoro che quotidianamente viene svolto».

Per Gallana «i soldi dei cittadini devono andare alle persone che realmente ne hanno la necessità. È capitato anche di scoprire che chi chiedeva aiuto disponeva delle risorse economiche necessarie per attivarsi e risolvere autonomamente i problemi. Dobbiamo gestire le situazioni di fragilità, dando il giusto grado di priorità, senza disparità di trattamento e rispettando le regole e le graduatorie Erp». «A questo punto ritengo indispensabile convocare periodicamente una commissione dedicata al sociale per aggiornare i consiglieri» annuncia l’attuale assessore al Sociale, Lucia Mulato. «Così potranno informarsi sui singoli casi prima di diffondere notizie che, oltre a non essere veritiere, possono rivelarsi controproducenti per l’utenza stessa. Non sempre, infatti, l’intervento risolutivo risulta essere anche quello più efficace. L’assunzione delle proprie responsabilità è il primo passo sulla strada che porta alla risoluzione dei problemi di ciascuno, a ciò deve essere indirizzato l’aiuto che forniamo».

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