Il Consiglio comunale boccia l’onorificenza a don Orlando

A sorpresa la proposta del sindaco non passa in Consiglio: serviva la maggioranza dei tre quarti. Gallana: opposizioni accecate dall'acredine nei miei confronti. La replica: è mancata la condivisione

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ESTE. Il Consiglio comunale nega la cittadinanza benemerita a don Orlando Zampieri. La decisione, che esce dalla seduta di giovedì sera, ha del clamoroso ed è stata determinata dal voto contrario di Silvia Ruzzon (Pd), Stefano Agujari Stoppa e Alberto Fornasiero (Civiche d’Este) e Francesco Roin (Movimento Cinque Stelle), oltre che dalle astensioni di Giancarlo Piva (Pd) e Carlo Zaramella (Este Sicura). Per il conferimento dell’onorificenza allo storico parroco di San Girolamo serviva infatti da regolamento la maggioranza qualificata dei tre quarti dell’assemblea, pari a 13 voti: vista anche l’assenza nella maggioranza di Sandra Settimo (Lista Gallana), diventava dunque indispensabile che ci fosse l’appoggio di almeno tre esponenti delle minoranze. Appoggio che, a sorpresa, non è arrivato, facendo piombare nel gelo l’intera sala consiliare.

Durissimo il commento del sindaco Roberta Gallana, che aveva portato in Consiglio la proposta: «Le opposizioni sono così accecate dall’acredine nei miei confronti che hanno perso il senso civico e il rispetto per le persone. Un semplice e sincero atto di riconoscenza verso un sacerdote che ha dato la vita per la sua comunità lo hanno trasformato in scontro politico. Qui la politica non c’entra, e le minoranze erano ben a conoscenza della proposta. Molti cittadini e parrocchiani ci avevano chiesto questo riconoscimento per il momento di passaggio di attività di Don Orlando». Domenica scorsa l’anziano prete ha ufficialmente lasciato la guida della parrocchia di Meggiaro, sostituito da don Ottavio De Stefani.

«Personalmente – continua Gallana – sono amareggiata dall’atteggiamento di chi, dopo aver guidato la città per 10 anni, oggi dimostra una totale mancanza di riconoscenza nei confronti di un sacerdote che è stato ed è ancora un punto di riferimento. E tutto senza aver dato al consiglio alcuna motivazione, salvo il consigliere Roin, che ha dato una motivazione che ha lasciato tutti basiti». Rincara la dose il presidente del Consiglio Roberto Trevisan: «Sono veramente dispiaciuto perché non hanno evidenziato le ragioni del voto contrario e dell’astensione anche se le ho chieste ripetutamente. Un silenzio assordante da parte di consiglieri di minoranza che per anni hanno amministrato la città».

Altrettanto piccata la reazione del Pd: «Il nostro è stato un voto contro la presupponenza e l’inadeguatezza istituzionale del sindaco – attaccano Piva e Ruzzon -. La concessione di una cittadinanza, sia essa onoraria che benemerita, deve vedere un consenso ampio e trasversale del Consiglio. Gallana invece non si è mai preoccupata di convocare un incontro dei capigruppo di minoranza per concertare questa delicata scelta, ma ha annunciato pubblicamente già un anno fa che avrebbe concesso l’onorificenza, disinteressandosi dell’opinione, stavolta necessaria, dell’opposizione». Critica anche Este Sicura: «La Giunta delibera la benemerenza: lo abbiamo scoperto leggendo l’albo pretorio online. Viene portato in consiglio comunale il provvedimento e, ancora, nessun confronto. Se si semina silenzio e si coltiva la divisione, cosa si pretende di raccogliere?» si domanda Zaramella.

Secca la spiegazione delle Civiche: «Il nostro è un no nel metodo, perché provvedimenti di questo tipo dovrebbero essere il più possibile condivisi, e nel merito, perché riteniamo che la relazione biografica su don Orlando letta in Consiglio non abbia evidenziato elementi straordinari rispetto al suo dovere di sacerdote. Se fosse stata presentata prima in commissione, avremmo potuto individuarli insieme» affermano Stoppa e Fornasiero. «L’onorificenza andrebbe concessa semmai a tutti coloro che ogni santo giorno e in mezzo a mille difficoltà sbarcano il lunario per portare a casa il pane» è invece la posizione del Movimento Cinque Stelle, che aggiunge: «L’ipocrisia emersa giovedì sera la dice lunga sulle reali motivazioni per le quali si voleva premiare il sacerdote, non tanto per il suo ruolo di pastore, bensì per i favori elettorali ottenuti».

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