Chi (non) paga per le pensioni degli Italiani

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pensionati
(Foto: www.blitzquotidiano.it) 

Trasmissioni radiofoniche, televisioni e giornali non parlano d’altro: ma cos’è successo alle pensioni degli italiani? In che modo questi fatti potrebbero riguardare non solo gli anziani, ma addirittura i più giovani? Tutto è partito dalla Riforma Fornero del sistema pensionistico, attuata nel 2011 durante il governo Monti, che prevedeva tra gli altri provvedimenti (tutti volti in ultima istanza a ridurre la spesa previdenziale) il blocco dell’indicizzazione, ossia il loro adeguamento al costo della vita espresso dall’indice dei prezzi al consumo, per le pensioni superiori a 3 volte il minimo Inps. Questa norma è stata giudicata anticostituzionale dalla Consulta, che ha imposto allo Stato la restituzione dei mancati importi dovuti ai suddetti pensionati (circa 5 milioni di persone secondo alcune stime) e ha scatenato polemiche e dibattiti soprattutto per quanto riguarda la sostenibilità di una tale spesa da parte delle casse statali.

Fornero
(Foto: effemeride.it)

Ma facciamo un passo indietro: come funziona il sistema pensionistico italiano? Si tratta di un sistema “a ripartizione“, nel quale cioè i contributi versati dai lavoratori in un dato periodo finanziano le pensioni dei pensionati. In altre parole, ciò che riceve il nonno proviene ciò che ha versato il figlio e tutto si regge sul cosiddetto “patto intergenerazionale”, ossia sulla fiducia che, se oggi verso i contributi a favore di qualcuno, quando sarà il mio turno qualcun altro li verserà per me. In passato, lo Stato si era dimostrato particolarmente generoso, salvo accorgersi con il passare del tempo che una tale spesa era diventata insostenibile e si rendevano necessari dei tagli drastici (iniziati con la Riforma Amato e Dini, del 1992 e 1995 rispettivamente), che sono andati a gravare sulla generazione più svantaggiata: quella che ancora non aveva diritto di voto. I pensionati odierni continuano a percepire un reddito molto più elevato di quello che spetterà in futuro ai lavoratori attuali, i quali per ironia della sorte pagano per loro.

La spesa previdenziale italiana continua ad attestarsi tra le più alte d’Europa, a scapito di tutti gli altri settori che necessiterebbero maggiori finanziamenti (l’istruzione, ad esempio): la popolazione è in costante invecchiamento, è alto il numero degli anziani che percepiscono la pensione minima (circa 500 euro al mese) e la crisi economica ha ridotto i posti di lavoro per i giovani chiamati a versare i propri contributi. Il mancato adeguamento al costo della vita delle pensioni più capienti viola davvero i principi di solidarietà ed eguaglianza della nostra Costituzione?

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