Centro commerciale, Bertin a Cetera: «Mestre esempio virtuoso? Vada in via Piave»

Il presidente dell'Ascom Padova risponde all'amministratore delegato di Deda, la società promotrice della costruzione della struttura, che aveva definito "positivo" l'esempio della "Nave de Vero"

842

DUE CARRARE. Continua senza tregua la battaglia a colpi di note stampa tra Deda Srl, la società padovana di sviluppo immobiliare promotrice del progetto del maxi centro commerciale o, come viene chiamato dalla stessa Deda, il nuovo life style center da 32 mila metri quadri – da moltiplicare per i due piani della struttura – che dovrebbe sorgere a Due Carrare, e l’Ascom di Padova, guidata da Patrizio Bertin.

Nei giorni scorsi il presidente dell’associazione di commercianti aveva portato il problema all’attenzione del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, sottolineando le ripercussioni che l’opera avrebbe sui piccoli esercenti, sul paesaggio e sulla sicurezza idrogeologica. La piccata replica di Rodolfo Cetera, amministratore delegato della società padovana, non si era fatta attendere. Ora, un nuovo capitolo dello scontro a distanza tra i due fronti.

«Consiglio a Cetera di non citare Mestre come esempio virtuoso» esordisce Bertin. «Probabilmente non conosceva via Piave prima delle aperture dei centri commerciali di Marcon e della “Nave de Vero”. Se ci va adesso vedrà che fine hanno fatto i negozi e si renderà conto di uno dei pericoli che noi paventiamo: la desertificazione e il degrado che si sostituiscono ai negozi di vicinato, che non saranno più tali anche se dovessero entrare a far parte dei 64 mila metri quadri di superficie di vendita, peraltro già terra di conquista di marchi internazionali che poco hanno a che vedere con la nostra imprenditoria locale». E sull’occupazione: «Da 4 a 6 persone perdono il posto di lavoro nel piccolo commercio a fronte di un posto creato nella grande distribuzione. Creati, e non “trasportati” da altri punti vendita, molti dei quali sono a tempo determinato e durano lo spazio di un mattino».

Ci sono poi la questione della cementificazione del territorio («Il disastro avvenuto in questi giorni a Livorno la dice lunga sui rischi») e del Castello del Catajo: «Qui non si tratta di stabilire se il senso estetico ne viene inficiato, qui si tratta di capire che chi viene nel nostro territorio per turismo lo fa perché cerca la storia, la cultura e il verde. Cento metri in più o in meno non fanno differenza. La differenza la fa uno scatolone che, bello e compatibile quanto si vuole, resta pur sempre uno scatolone» puntualizza il presidente provinciale dell’Ascom, motivando così la decisione di portare il tema all’attenzione di Franceschini.

Bertin chiude con una considerazione sull'”interesse della collettività” citato dall’ad di Deda. «Cetera, e quei pochi che come lui non vedono la negatività del progetto quando invece con noi la vedono almeno le 700 persone scese in piazza, farebbero bene a considerare che ciò che potrebbe avvenire a Due Carrare rischia di ipotecare un futuro che in molte realtà è già presente, con chiusure di centri commerciali che si fagocitano gli uni con gli altri, lasciando nel degrado più assoluto interi territori».

Salva Articolo

Lascia un commento