Businaro: «Con l’autonomia il Veneto correrebbe il doppio»

Prima intervista sul tema del referendum: il sindaco di Carceri è per il sì. «Lo Stato ha più bisogno di noi del federalismo, perché pur incassando le nostre tasse non riesce a garantire i servizi fondamentali»

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– Tiberio Businaro, sindaco di Carceri, lei è a favore del sì al referendum per l’autonomia del Veneto che si svolgerà il prossimo 22 ottobre. Perché?

«La ragione è semplice: l’autonomia consentirebbe di funzionare meglio non solo alla nostra Regione, ma anche alla macchina statale nel suo complesso. Nonostante tutte le norme degli ultimi decenni vadano verso il federalismo e l’affermazione di un principio di sussidiarietà, secondo il quale se un ente inferiore è capace di svolgere bene un compito l’ente superiore non deve intervenire, il Governo centrale finora non ci ha mai concesso nulla, anzi, ci ha tagliato importanti risorse. Io credo che sia un errore: Roma attualmente non riesce a garantire ciò che è necessario ai territori, quindi deve attribuire a questi alcune deleghe».

– Così le cose andrebbero meglio?

«Io penso di sì. Il residuo fiscale attivo esiste: questo significa che il Veneto le risorse le produce. Con l’autonomia potremmo gestirle in modo migliore sulla base delle reali esigenze dei territori. Non dimentichiamo che lo Stato ha più bisogno di noi del federalismo, perché pur incassando le tasse dei cittadini, che sono alte, non riesce a soddisfare i nostri bisogni e ad assicurare i servizi fondamentali, in particolare nell’ambito dell’aiuto alle persone in difficoltà, dell’istruzione e del dissesto idrogeologico. In poche parole, con il sistema attuale non siamo competitivi rispetto agli altri Paesi europei».

– Per quale ragione è giusto che si passi attraverso una consultazione popolare?

«Alcune Regioni, tra cui il Veneto, in passato hanno chiesto l’autonomia, ma non hanno ottenuto niente. Io stesso come sindaco ho scritto molte lettere a Roma, ma quasi mai ho ricevuto risposte. Sebbene l’ordinamento italiano non preveda il vincolo di mandato, il referendum è un grande strumento di democrazia diretta capace di impegnare i partiti a sostenere la volontà espressa dal popolo. Quindi, se il risultato delle urne sarà positivo, Zaia potrà avanzare una nuova richiesta allo Stato, avendo stavolta dalla sua un potere contrattuale decisamente superiore».

– C’è il rischio che il raggiungimento dell’autonomia possa aprire la strada all’indipendenza, cioè alla scissione del Veneto dall’Italia?

«Al contrario, secondo me l’autonomia è un antidoto all’indipendenza, la cui esigenza nasce anche dal fatto che in alcuni momenti la nostra Regione si è sentita “sacrificata” sul piano delle risorse assegnate dallo Stato. Chiaro che se alle urne domenica i cittadini scegliessero in massa di votare sì e il Governo decidesse di tergiversare o, peggio, di fare orecchie da mercante, il rischio di una spaccatura diventerebbe concreto».

– Quale sarebbe per lei un risultato positivo?

«Spero che vada a votare almeno l’80% degli aventi diritto e che tutti si esprimano per il sì. Con l’autonomia avremmo la possibilità di correre a velocità doppia rispetto a quella attuale. I nostri Comuni sono virtuosi ma negli ultimi anni ci hanno tarpato le ali, molti non possono più assumere e alcuni non hanno il personale necessario per sviluppare gli interventi. I soldi in più che rimarrebbero qui rappresenterebbero un volano incredibile e gli investimenti per le opere pubbliche sul territorio sarebbero più oculati».

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