Bagnoli, trattori al lavoro nell’ex base di San Siro: in arrivo un centinaio di profughi

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Trattore in azione all'interno della ex base militare di San Siro.
(Trattore in azione all’interno della ex base militare di San Siro)

Qualche settimana fa era solamente un’ipotesi. Da ieri, invece, è realtà: a Bagnoli di Sopra si farà l’hub provinciale, tanto combattuto quanto paventato. Dunque certamente non sarà stato un bel risveglio, quello di ieri, per molti bagnolensi, che hanno cercato, per tutta l’estate, di contrapporsi all’ipotesi prospettata dal prefetto.

Ieri mattina sono iniziate presto le operazioni di ristrutturazione. Un trattore-ruspa divora e trita i residui del tempo e dell’inerzia; decespugliatori in azione; altri operai riordinano il riordinabile. Un piccolo cantiere che nasce. Brulica di nuovo vita fra gli smorti immobili della base. Osservano sbigottiti e delusi i residenti delle case contigue. «Seto quanti che ghe ne sta qua? Na vaeanga», dice una signora.

Il sindaco, Roberto Milan, tenta di minimizzare: «La dottoressa Impresa (il prefetto, ndr) ha compreso la difficoltà di collocare in una zona isolata come la ex base aerea di San Siro tanta gente e ci ha assicurato che ne arriveranno al massimo 100 o 120, sistemati in strutture prefabbricate, rispetto all’ipotesi originaria che voleva a Bagnoli almeno 700 o 800 migranti», ma la rassegnazione impera nella campagna del vin Friularo, e cominciano i dubbi e i timori.

La maggior parte di quest’ultimi riguardano, naturalmente, la questione sicurezza. Ma è ancora il sindaco che tenta di confortare: «Abbiamo avuto ampie rassicurazioni che vi sarà all’interno dell’area destinata all’accoglienza dei migranti una sorveglianza attiva continua da parte della cooperativa che svolgerà il servizio, mentre all’esterno sarà sempre presente una presidio delle forze dell’ordine nell’arco delle 24 ore».

Sempre secondo le prime dichiarazioni del primo cittadino «verranno rafforzate le barriere che separano la zona abitata dai nostri residenti, ma dovrebbe anche venir assicurato il trasporto nei centri vicini per evitare che i migranti vaghino senza meta nelle nostre campagne», probabilmente conscio del continuo e scombiccherato bighellonare dei migranti della vicina ex base militare di Conetta.

Ma il punto cruciale è un altro: come si può credere di poter accogliere fruttuosamente presunti profughi attraverso un massiccio stoccaggio umano in un’ex base militare? «Vi sembra il modo giusto di “accogliere” persone concentrandole in un luogo circondato da filo spinato?» E’ ciò che si domanda don Remo, parroco di San Siro. «Quelli che stanno in alto non si accorgono di quello che può causare una modalità di accoglienza del genere».

L’appello e l’augurio è sempre quello per una micro-accoglienza. Questa sola permetterebbe il risveglio di esperienze umane ricche di significato e l’assopimento di tensioni sociali sempre in agguato. Ma ormai alea iacta est, il dado è tratto, e le ruspe, a Bagnoli di Sopra, continuano a lavorare.

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