Autonomia, Zaia accelera: «Vogliamo lo statuto speciale»

La Giunta regionale ha approvato all’unanimità il ddl relativo alla proposta di legge statale da trasmettere al Parlamento. Deliberata anche l'attivazione di un Tavolo al quale siederanno tutte le rappresentanze della società civile. «Il Governo dovrà darci risposte veloci e concrete»

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VENEZIA. Zaia accelera sull’autonomia. Lunedì, poche ore dopo il referendum, la Giunta riunita in seduta straordinaria ha approvato all’unanimità il disegno di legge relativo alla proposta di legge statale da trasmettere al Parlamento. Con questo atto la Regione indica le 23 materie per le quali vuole ottenere l’autonomia (tutte) e, sul piano finanziario, reclama i nove decimi del gettito fiscale di Irpef, Ires e Iva per gestirle. Venezia propone inoltre di modificare il primo comma dell’articolo 116 della Costituzione concedendo anche al Veneto lo statuto speciale, che attualmente è riconosciuto a Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Sardegna, Sicilia e Valle d’Aosta. Infine è stata deliberata l’attivazione della “Consulta per l’autonomia”, un Tavolo al quale siederanno tutte le rappresentanze della società civile della Regione, dagli enti locali alle organizzazioni di categoria, per condividere i contenuti del disegno di legge e raccogliere suggerimenti.

Dopo la prima approvazione di lunedì, si passerà per una seconda approvazione in Giunta di un testo eventualmente emendato con le osservazioni provenienti dalla Consulta. Testo che poi sarà inviato al Consiglio regionale per la discussione e la definitiva approvazione. Il tutto, spiegano dalla Regione, in tempi comunque brevissimi. «Sia chiaro – ha detto il presidente veneto – che la nostra non è una dichiarazione di guerra a nessuno. Anzi, è l’offerta di un cammino completamente rispettoso della Costituzione per fare dal basso quelle riforme in senso autonomista e federale che dall’alto non sono riusciti a realizzare, indicate a chiare lettere anche dai padri costituenti all’articolo 5 della Carta. Si tratta di una via che potrà percorrere ogni Regione che abbia la forza e la capacità di una forte assunzione di responsabilità, sia nei confronti dello Stato che dei cittadini amministrati sui territori, a condizione che si abbia il coraggio di incidere su quegli sprechi che valgono non meno di 30 miliardi di euro l’anno, pari a un terzo degli interessi che il Paese paga ogni anni per il suo debito pubblico».

Il Governatore ha chiarito che si tratterà di un cammino improntato alla più totale sussidiarietà. «Lungi da me l’idea di costruire una sorta di neo centralismo regionale: competenze e fondi che riceveremo passeranno via via ai territori, ai Comuni, agli Enti locali, agli amministratori che ogni giorno sono a contatto diretto con i cittadini amministrati e i loro problemi sempre più stringenti». Quanto all’imminente fine della legislatura nazionale, «non sia un alibi per nessuno. Tireranno per le lunghe? Spero di no, ma se anche così fosse il nuovo Governo che nascerà dopo il voto dovrà darci risposte veloci e soprattutto concrete». Fra le 23 materie per cui il Veneto chiede l’autonomia tre sono di esclusiva competenza statale (“Norme generali sull’Istruzione”, “Tutela dell’Ambiente, dell’Ecosistema e dei Beni culturali”, “Organizzazione della Giustizia di Pace”), mentre le altre venti sono di competenza concorrente (tra queste “Tutela della salute”, “Istruzione”, “Ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione”, “Commercio con l’estero” e “Rapporti Internazionali e con l’Unione Europea”).

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