Approvata la nuova legge elettorale: cambierà davvero il Paese?

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(Foto di: www.larepubblica.it )
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Giornata di trambusto tra Palazzo Madama e Montecitorio. Mentre il Senato celebrava con Piovani e Benigni l’anniversario della nascita di Dante, padre della lingua italiana, la Camera si è preparata al voto finale sulla riforma elettorale. Se da un lato si è commemorata la nascita della nostra storia, dall’altro ci si è occupati di migliorare il futuro di un’Italia sempre meno brillante.

La quarta volta è quella buona. Dopo le tre fiducie della scorsa settimana, alle 18.20 di ieri, con 334 voti a favore e 61 contrari, arriva il via libera dalla Camera che mette in soffitta il Porcellum per dare spazio alla riforma elettorale tanto voluta da Matteo Renzi. Il Premier, da buon utente Twitter, a pochi secondi dalla vittoria esterna al mondo del social la conquista: “Impegno mantenuto, promessa rispettata. L’Italia ha bisogno di chi non dice sempre no. Avanti, con umiltà e coraggio #lavoltabuona”. Non nasconde l’entusiasmo nemmeno il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi: “Ci hanno detto ‘non ce la farete mai’. Si erano sbagliati, ce l’abbiamo fatta! Coraggio Italia, è #lavoltabuona”.

Cambiando legge elettorale, cambierà la politica italiana? Renzi & co. sono convinti di sì. Con la nuova riforma subentrano – parola della Boschi – fattori mai considerati prima che vanno a soddisfare le esigenze di una larga fetta di cittadinanza a cui, in precedenza, non era stata data voce.

Premio di maggioranza alla lista che supera il 40% dei voti, o ballottaggio tra i due partiti più votati se nessuno supera quella soglia, sbarramento al 3%, capilista bloccati: queste sono le basi che costituiscono l’Italicum. Inoltre nella riforma elettorale, che entrerà in vigore il 1 luglio 2016, subentra il voto di genere e l‘alternanza uomo-donna nelle liste; nell’ambito di ogni circoscrizione i capilista di un sesso non devono essere superiori al 60% del totale e nell’espressione del voto sono possibili due preferenze, purché la seconda sia di genere diverso dalla prima. Con l’approvazione dell’Italicum 2.0 si ottiene una vera e propria vittoria per i cittadini italiani oltre confine ed Erasmus, che potranno votare per corrispondenza se si trovano all’estero, da almeno da tre mesi, per motivi di lavoro, studio o cure mediche.

Nonostante l’ottimismo dilagante tra Renzi e i suoi, le polemiche non sono mancate. Nel momento della votazione finale M5S, FI, Sel, Lega e Fdi hanno abbandonato in massa l’Aula della Camera. Matteo Salvini, il leader del Carroccio, si è espresso senza tanti giri di parole: “Questa menata della legge elettorale per me è schifosa”. Lo seguono a ruota Roberto Calderoli, padre legittimo del Porcellum, “questa è una Superporcata, peggio del Porcellum” e Renato Brunetta che ha definito questa giornata “una violenza che Renzi e il suo governo, la sua maggioranza infliggono al Parlamento e all’intero paese”.

La legge – e con essa la maggioranza – resiste all’onda d’urto dell’opposizione, ma a pagarne le conseguenze è il Partito Democratico, che si spacca. Più di 40 i dissidenti interni anti-Italicum. Da Cuperlo a Bindi, da Letta a Fassina. La voce di dissenso che riecheggia maggiormente è però, senza alcun dubbio, quella di Pier Luigi Bersani: “Il dissenso è stato ampio, il dato politico sia sull’approvazione della legge sia sulle dimensioni del dissenso è non poco rilevante”.

Anche Flavio Tosi dice la sua sul via libera della Camera alla riforma: “Come in ogni cosa, c’è un lato positivo e uno negativo. Quello negativo, tipico della partitocrazia, anche con l’Italicum viene perpetuato: permane il brutto vizio che hanno i partiti nello scegliere i propri candidati. L’aspetto positivo è la governabilità attraverso il ballottaggio, che decreta chiaramente vinti e vincitori”. Il candidato alla presidenza del Veneto continua: “La questione del voto all’estero sposta poco, il problema è ottenere la fiducia da parte delle nuove generazioni, stufe di una politica ingessata”.

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