Ambizione, soldi e poltrone: chi è Giancarlo Galan, il "Doge"

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Foto: video.repubblica.it
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Tocca a tutti, prima o poi, uscire di scena. C’è chi lo fa con un certo stile stile, ritirandosi senza clamore a vita privata dopo tanti anni sotto i riflettori. E c’è chi invece lo fa in malo modo, sbattuto fuori a calci nel fondoschiena. Alla luce delle ultime scoperte, pare proprio che Giancarlo Galan, uno dei personaggi di spicco coinvolti nell’inchiesta sul Mose, sia destinato a rientrare in quest’ultima categoria. Ma chi è davvero l’ex Governatore del Veneto?
Galan nasce a Padova il 10 settembre 1956. Si laurea all’Università patavina con una tesi in diritto ecclesiastico prima del master in Business administration alla Bocconi. Nel 1993 partecipa con Berlusconi alla fondazione di Forza Italia. Nel 1995 dà le dimissioni da deputato e diventa Presidente del Veneto (all’epoca non c’era ancora l’elezione diretta). Vi rimarrà per tre mandati, governando la Regione ininterrottamente per ben 15 anni: abbastanza da guadagnarsi il soprannome di “Doge”. E’ il suo partito a decidere di non ricandidarlo per un nuovo mandato, una decisione presa tutt’altro che bene dal diretto interessato. Poco male, perché il Cavaliere (suo testimone di nozze assieme a un certo Marcello Dell’Utri, fresco condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, nel matrimonio celebrato in una blindatissima Cinto Euganeo nel 2009) gli concede un lauto premio di consolazione: il posto di ministro dell’Agricoltura, in sostituzione di quel Luca Zaia che ha raccolto il testimone alla guida del Veneto. Tutto tra amici verrebbe da dire, o quasi. Perché quello che avviene è semplicemente uno scambio di poltrone: io cedo la mia a Venezia, tu me ne dai una a Roma. Il governo di una Regione e di un Paese assimilato alla gestione di un’azienda familiare, alla faccia della meritocrazia e in barba al popolo italiano.
Lo scambio di regali non finisce qui. Nel 2011 Galan cambia nuovamente poltrona: dall’Agricoltura passa ai Beni Culturali, da dove Bondi si è appena dimesso a causa della pioggia di critiche subite in seguito al crollo di una domus a Pompei. Il 2012 potrebbe essere l’anno decisivo per far valere le ambizioni dell’ex Doge, perché per la prima volta sembra che si terranno le primarie del Centrodestra. Galan annuncia su Twitter la sua candidatura, ma l’amico Cavaliere gli riserva un’amara delusione: niente primarie, il candidato premier sono sempre io. Così l’ex ministro si deve accontentare di un seggio alla Camera, dove diventa Presidente della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione. Quali fossero le sue competenze in materia rimane ancora un mistero. Allo scioglimento del Popolo della Libertà, resta fedele a Berlusconi e confluisce in Forza Italia.
Nessun uomo dovrebbe dimenticare le proprie origini. E infatti in tutti questi anni di lontananza Galan non si è dimenticato della sua terra attraverso la quale, secondo la Procura di Venezia, il deputato arrotondava (si fa per dire) lo stipendio. L’ex Doge, al momento ricoverato all’ospedale di Este dopo essere stato colpito in pochi giorni da una serie di infortuni e patologie tale da far impallidire Wile E. Coyote, dovrà rispondere di corruzione, concussione e riciclaggio nell’ambito dell’inchiesta sul Mose. In base a quanto affermato dagli inquirenti avrebbe ricevuto milioni di euro dal Consorzio Venezia Nuova per concedere le autorizzazioni necessarie alla realizzazione dell’opera. Lui si è sempre dichiarato innocente e tale sarà fino alla condanna definitiva, ma è chiaro che le accuse sono gravi, gravissime. E a inchiodarlo ci sarebbero le testimonianze di Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova, e della vecchia segretaria Claudia Minutillo. Martedì 22 luglio, dopo l’ennesimo rinvio, la Camera deciderà se autorizzare l’arresto. In ogni democrazia degna di questo nome, colpevole o no, la carriera politica di Galan potrebbe quasi sicuramente considerarsi conclusa. In Italia, mai dire mai. Chissà, quando la bufera sarà finita magari ce lo ritroveremo al Ministero della Giustizia. O, mal che vada, a riformare la Costituzione.
Davide Permunian