Acque reflue termali come fonte di riscaldamento, al via lo studio di fattibilità

Il patto sottoscritto da Amministrazione, Università e Bioce punta a dimostrare la convenienza del progetto. La rete di teleriscaldamento sarebbe destinata ad abitazioni, scuole, palestre e non solo

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MONTEGROTTO TERME. Acque reflue dei trattamenti termali come fonte di riscaldamento: se ne discute da anni, probabilmente decenni, senza alcun risultato concreto. Ora, grazie al patto sottoscritto tra l’Amministrazione comunale sampietrina, l’Università di Padova e il Bioce (acronimo di Bacino idrominerario omogeneo dei Colli Euganei, l’ente che raggruppa tutti i concessionari di acque termali), prende il via uno studio che punta a valutare la fattibilità pratica ed economica del progetto.

Mercoledì scorso i vari soggetti coinvolti si sono incontrati per definire le fasi e i tempi di realizzazione della ricerca, che sarà guidata dal professor Michele De Carli del Dipartimento di Ingegneria industriale dell’ateneo patavino in collaborazione con il dottor Jacopo Vivian. L’idea è che lo sfruttamento dell’energia geotermica permetta di alimentare una rete di teleriscaldamento a bassa temperatura (le acque in uscita dalle strutture alberghiere vantano temperature superiori ai 30 gradi) destinata ad abitazioni ed edifici privati e pubblici come scuole e palestre, ma con possibili applicazioni anche in ambito industriale e agricolo.

Il riuso delle acque reflue dopo l’impiego terapeutico è solo uno degli elementi analizzati dalla ricerca, che include anche altri modelli di riutilizzo, come l’uso diretto dell’acqua alla testa del pozzo (questo in linea teorica, perché soggetto a vincoli legislativi), l’utilizzo di scambiatori di calore verticale a circuito chiuso (geotermia tradizionale) e l’eventuale produzione di energia elettrica. Attualmente, a livello legislativo, il Piano di utilizzazione della risorsa termale (Purt) impone che le acque possano essere usate solo a scopi terapeutici; qualora lo studio dimostrasse l’effettiva convenienza del progetto, quindi, sarebbe necessaria una modifica della normativa regionale.

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