Abbiamo perso tutto, per colpa di tutti

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consiglio regionaleIl referendum non si farà. La fusione, tanto meno. Questo il Consiglio Regionale del Veneto non l’ha detto. La bocciatura è arrivata in maniera silenziosa, con il rinvio del progetto di legge in Commissione per una nuova discussione. In parole povere: saltano i tempi tecnici per il referendum, il 12 giugno Este e Ospedaletto Euganeo arriveranno separate al voto amministrativo.

Trenta voti favorevoli e diciassette contrari. Nessun Patto del Nazareno in salsa regionale, come aveva prefigurato la stampa locale, riportando un possibile accordo tra la maggioranza e l’opposizione – esclusi i tosiani – di Palazzo Ferro Fini che avrebbe traslocato le elezioni comunali in autunno. A favore del rinvio si sono espressi l’intera maggioranza e i tosiani; contrari, centrosinistra e Movimento 5 Stelle. Decisione questa che ha fatto infuriare i pentastellati locali, da sempre ostili alle modalità con cui il processo di accorpamento è stato portato avanti dai sindaci dei due Comuni. Piva, primo cittadino di Este, è esploso. «Ci hanno rubato il nostro futuro» ha detto, mentre il Comitato del No banchettava sul risultato veneziano, esultando per lo scampato pericolo.

La verità è che abbiamo perso tutto, per colpa di tutti. È stata gettata alle ortiche un’opportunità enorme, che non sappiamo se e quando si ripresenterà, e le responsabilità non sono bipartisan, ma addirittura omnipartisan. Dal 2012 – quando il progetto ha preso forma – a oggi, Piva e Battistella, sindaco di Ospedaletto, hanno avuto il demerito di parlare di fusione a intermittenza (il numero di incontri informativi organizzati si possono contare sulle dita di una mano), con il processo che ha avuto un’accelerata improvvisa solo a fine estate 2015. Nel mezzo, le elezioni politiche del 2013 e le regionali dello scorso anno con Piva candidatosi prima senatore, poi consigliere e uscito sconfitto in entrambe le occasioni.

Sfumata la carriera politica extracittadina, il sindaco si è concentrato sulla fusione insieme al collega di Ospedaletto. Proprio alla fine del mandato elettorale. Le malelingue hanno visto questo impegno in extremis come finalizzato alla possibilità di una nuova candidatura per il super Comune. E anche nell’opinione pubblica, abituata alle cattive abitudini della classe politica, restìa a mollare “la carega“, si è diffusa questa convinzione; veritiera o meno, lo sanno solo i diretti interessati. Di certo la corsa contro il tempo delle ultime settimane non ha aiutato: se davvero la fusione era in cima alle priorità delle due amministrazioni, perché ridursi a rischiare il commissariamento?

Tutto questo ha contribuito ad alimentare il sentimento di diffidenza nei confronti della fusione, soprattutto a Ospedaletto Euganeo. Dove il leader del Comitato del No e consigliere di opposizione, Giacomo Scapin, si è dichiarato contrario al modus operandi dei due primi cittadini, non al progetto in sé. In realtà, in pochi a Ospedaletto vogliono la fusione: qui l’ombra del campanile è ancora molto lunga e il cambiamento fa paura. Lo stesso Scapin si candiderà a sindaco in giugno, e il ruolo centrale nell’affondamento della fusione potrebbe avergli tirato la volata verso la vittoria. Di certo dovrà ringraziare l’amico Massimiliano Barison, il consigliere regionale di Forza Italia che ha proposto il rinvio del progetto di legge in Commissione. Una mossa meramente politica, quasi un dispetto al centrosinistra, che ha però privato tutti i cittadini della possibilità di esprimersi con un referendum sulla questione. E così ha vinto la paura del cambiamento.

Ma se non si cambia, questo è certo, si muore. Viviamo in un mondo sempre più globalizzato, dove “bigger is better“, dove le dimensioni contano. Oggi conta avere peso politico e saper attrarre gli investimenti; due qualità di cui la Bassa Padovana difetta totalmente. Che il futuro dell’amministrazione italiana siano le fusioni è cosa nota: eravamo il Paese degli staterelli medievali, ora siamo quello dei micro Comuni (il 70,5% del totale ha meno di 5.000 abitanti). Sia il Governo – con la legge che porta il nome del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio – che la Regione (paradossalmente) hanno capito che è tempo di razionalizzare, ottimizzare, risparmiare. E questo lo si può fare solo crescendo, insieme.

Con l’affossamento del progetto di fusione Este e Ospedaletto Euganeo perdono la possibilità di diventare il terzo Comune della Provincia dietro Padova e Albignasego, il più grande della Bassa Padovana (che, è bene ricordarlo, non è riuscita a eleggere nemmeno un proprio consigliere in Regione); rinunciano a 18 milioni di euro di trasferimenti statali in 10 anni, destinati ai Comuni nati da fusione; vedono sfumare l’esenzione per 5 anni dal famigerato Patto di Stabilità. Abbiamo perso tutto e resteremo, ancora una volta, poveri.

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