Abano Terme, sindaci e cittadini in piazza per discutere dei profughi

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(Foto di Redazione)

Cittadini e sindaci sul piede di guerra: l’emergenza profughi non si placa.

Dopo la fuga di notizie dell’ennesimo arrivo di immigrati tra Teolo e Abano Terme, la cittadinanza termale si è mossa. Per affrontare la criticità della situazione si è tenuto ieri sera, in seguito a una iniziativa popolare, un incontro apartitico tra autorità e cittadini nella località di Monteortone ad Abano Terme.

C’erano tutti (o quasi) alla riunione in piazza Buja: i primi cittadini Claudio e Valdisolo,  le amministrazioni compatte di Teolo e Abano, i rappresentanti di “Bagnoli dice No” e centinaia di persone. Grande assente il proprietario dell’Hotel Michelangelo, casus belli dell’insurrezione del popolo delle Terme (leggi qui).

Protagonista assoluta della serata la voce dei residenti e dei commercianti di Monteortone, che hanno espresso una precisa presa di posizione: «Pretendiamo come cittadini, e come prevede la Costituzione, che siano più che garantiti in nostri diritti alla salute, alla sicurezza e al lavoro. Se gli organi dello Stato preposti non sono in grado di fornirceli, il nostro rifiuto a una convivenza forzata e imposta dall’alto sarà totale».

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Dello stesso parere il sindaco aponense Luca Claudio: «Non è razzismo, ma voglio risolvere prima i problemi della mia gente: ognuno deve prendersi le proprie responsabilità». Centrale è la definizione del concetto di ospitalità che, secondo il primo cittadino di Abano, è a dir poco stato stravolto negli ultimi tempi: «Non c’è una vera politica dell’accoglienza in Italia. Non c’è più il concetto di ospitalità e accoglienza, quello che vige è bieco perbenismo. Nei miei principi di accoglienza non devono esserci i ghetti: i luoghi di “accoglienza” non possono risultare pericolosi anche per le forze dell’ordine». Sul cosa fare Claudio sembra essere convinto: «Passaggio fondamentale pensato da me e Valdisolo è quello di aiutare altri sindaci ad accogliere altri profughi dividendoli tra i diversi territori».

Proprio il sindaco di Teolo Moreno Valdisolo non perde occasione per esprimere solidarietà al popolo termale: «Le Terme, Teolo e Abano non accetteranno mai dei profughi nelle strutture alberghiere perché ciò significherebbe snaturare un territorio e minare alla base la nostra economia già debole». Come il collega aponense, il primo cittadino di Teolo affronta di petto l’incognita che tormenta le città accoglienti, ovvero la gestione dei migranti assegnati: «La difficoltà principale è la gestione di queste persone che, gioco forza, sono nel nostro territorio. Roma si è dimenticata degli italiani, noi dobbiamo cambiare questa politica ed essere la voce dei nostri cittadini. Dobbiamo fare appello al nostro senso di responsabilità per trovare delle valide soluzioni». Valdisolo fa poi chiarezza sul caso dell’Hotel Michelangelo a Teolo: «La struttura è stata chiusa nel 2007, dal 2009 possiede dei permessi per alcuni lavori ma manca dell’autorizzazione al servizio. Non è vero che arriveranno nell’immediato 400 profughi, ma ciò non toglie il fatto che questo sia possibile».

C’è chi l’ha definita “istigazione al razzismo”, chi “propaganda politica” e chi – invece – vuole vederla per ciò che è realmente stata, cioè una spontanea richiesta d’aiuto nata dai cittadini. Quella di ieri sera, ad Abano, è stata di certo la prima grande mobilitazione per dar eco alla voce del popolo delle Terme.

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