INTERVISTE – Passione e disciplina: Giulio Deangeli

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sport-cervello-fitness-nintendo-brain-ageCome ben sapete, noi di Estensione abbiamo un occhio di riguardo per i giovani che popolano la nostra città; come farci scappare quindi l’occasione di poter intervistare il giovane Giulio Deangeli, studente classificatosi al secondo posto alla competizione mondiale incentrata sulle neuroscienze, l’International Brain Bee Championship?

Ciao Giulio! Presentati ai lettori.
Ciao a tutti, io sono Giulio, ho 18 anni, sono residente a Este, frequento la classe 5AS del Liceo Scientifico “G. B. Ferrari”.

– A che età ti sei avvicinato al mondo della scienza? Qualcuno ti ha aiutato nella tua ‘scoperta’ di questo mondo?
Ho sempre nutrito una profonda passione per il mondo della scienza, e della medicina in particolare, che per lungo tempo si è espressa principalmente sotto forma di ricerche. In quinta elementare impiegavo una parte consistente del mio tempo libero approfondendo con letture alla mia portata il funzionamento di base del corpo umano. Né potrei dimenticare del resto la ricerca che mi è stata commissionata alle medie sulle endorfine, tematica peraltro strettamente legata al mondo delle neuroscienze. E una volta giunto al liceo, dove lo studio scientifico inizia ad essere condotto in maniera sistematica, la mia passione per la medicina, e per il cervello in particolare, non ha potuto fare altro che fiorire ulteriormente.

– La tua scuola ti ha aiutato nella preparazione alla conoscenza dell’universo scientifico, insomma, ti ha motivato? Oppure ti definisci di più un autodidatta?
Ovviamente la scuola è una risorsa ineguagliabile: gli stimoli si ricevono proprio qui. Dall’altra parte però spetta a ognuno di noi cogliere tali stimoli e coltivarli seguendo i propri interessi e le proprie inclinazioni. Le neuroscienze non sono una materia scolastica come la chimica, la biologia o la fisica per le quali è previsto l’insegnamento curricolare e pertanto, per approfondirle, occorre una buona dose di studio individuale.

– Come ti senti ad essere un ragazzo delle superiori che ha già vissuto un’esperienza di questo calibro?
Mi sento estremamente fortunato per avere preso parte ad una esperienza così arricchente da tutti i punti di vista. Ho incontrato persone eccezionali provenienti da tutto il mondo, in un clima disteso, sereno, e altamente collaborativo nonostante la competizione. Ho conosciuto la dimensione di un Congresso Internazionale e ho visitato diversi laboratori scientifici nonché l’università di Vienna. E’ stata un’occasione di confronto e di crescita unica.

– Sei appassionato in egual modo anche alle materie umanistiche, oppure le studi a fatica?
Ho sempre adorato tutte le materie teoriche, accademiche comprese quelle umanistiche con una particolare predilezione per il latino, la filosofia e le lingue straniere.

– Dopo il liceo che cosa vorresti fare? Sei indirizzato ad intraprendere un percorso universitario? Se sì, quale?
Desidero proseguire i miei studi scientifici. Sono orientato in particolar modo verso la medicina o facoltà affini. Il mio sogno è quello di diventare un ricercatore nel campo delle neuroscienze: non solo mi affascina tutto ciò che riguarda la fisiologia del sistema nervoso, ma mi rendo anche conto di quanto questo sia un settore in cui c’è ancora molto da scoprire. Sono molte le malattie neurologiche di cui si sa poco o nulla. È un campo della ricerca che, data la sua ineguagliabile complessità, è rimasto ancora relativamente giovane.

– Ti ha accompagnato qualcuno nei tuoi primi passi verso il mondo delle neuroscienze?
Il primo passo è stato una ricerca che ho svolto in terza liceo sul sistema nervoso, su proposta dalla mia prof. di scienze Carla Daniela Mantovani. La ricerca verteva essenzialmente sulla fisiologia del neurone e della trasmissione nervosa. Da lì mi sono appassionato ulteriormente e in seguito sono stato ben felice di partecipare alle Olimpiadi delle Neuroscienze quando le prof. del liceo Manuela Granella e Carla Daniela Mantovani lo hanno proposto agli studenti.

– Che cosa ne pensi dei giovani ricercatori che migrano all’estero per cercare lavoro? Tu vorresti, in un futuro, rimanere in Italia e tentare di cambiare le cose da qui?
Penso che sia un dovere per tutti noi adoperarsi per sostenere il nostro paese ma a tal fine occorre inevitabilmente effettuare esperienze all’estero, in contesti che già possiedono strutture avanzate nel campo della ricerca scientifica, sicché una volta tornati in Italia si possa effettivamente contribuire al progresso del paese.

– Ti senti un ragazzo super dotato oppure un ragazzo normale che si è applicato con disciplina e dedizione allo studio?
Sono un ragazzo normale come tanti altri. Credo che disciplina e dedizione non siano sufficienti: occorre soprattutto passione. Dedicarsi a ciò che ci interessa intimamente, ci diverte e ci gratifica è un presupposto fondamentale.

– Svolgi delle attività extrascolastiche? Qualche disciplina sportiva o azioni di volontariato? Altre passioni?
Non sono attualmente impegnato in attività sportive o azioni di volontariato. Nondimeno mi piacerebbe molto in futuro collaborare con associazioni di volontariato, soprattutto in campo medico. Credo che sia doveroso aiutare gli altri, qualora se ne abbia la possibilità. Altre mie passioni sono gli aerei e la simulazione di volo, la programmazione e la musica classica.

– Ho letto che hai avuto la possibilità di contattare primari in giro per il Veneto: come si sono comportati con te? Sono stati meravigliati dalla chiamata di un ragazzo ancora così giovane? Ti hanno spiegato in modo esauriente, come se fossi un loro collega?
I professori e i dottori ai quali mi sono rivolto sono stati splendidi e sono molto riconoscente nei loro confronti per la loro squisita disponibilità. Trovo inoltre ammirevole come abbiano saputo adeguare il livello delle spiegazioni a quello richiesto, ossia né troppo elementare né troppo dettagliato. Dialogare con questi professionisti, visitare reparti neurologici, entrare in contatto con gli specializzandi di neurologia è stato profondamente arricchente.

– Leggo anche che hai potuto girare il mondo: questo ti ha aiutato nella tua passione per le neuroscienze, oppure sono stati viaggi di puro piacere?
Iniziai a viaggiare all’età di 8 anni. All’epoca andavo in vacanza con i miei familiari in mete quali Stati Uniti, Canada, e diverse capitali europee. All’età di 15 anni ho condotto il mio primo viaggio studio in autonomia, benché inserito in un gruppo di studenti, visitando San Diego, Los Angeles e Las Vegas. L’anno successivo iniziai a muovermi individualmente, soggiornando presso famiglie ospitanti e frequentando una scuola superiore o un corso di lingue. Nel 2011 fui a Sydney, dove studiai per un mese in un liceo locale. L’anno dopo fu la volta di Germania e Svizzera, dove ebbi modo di fare pratica col mio tedesco, mentre quest’anno ho trascorso quasi due mesi in Nuova Zelanda. Per 4 settimane ho frequentato la scuola superiore Pakuranga College di Auckland, e nel periodo restante ho preso parte ad un tour attraverso la selvaggia Isola Sud. Trovo che viaggiare possa contribuire alla nostra formazione in maniera determinante. Le occasioni di arricchimento e confronto culturale che offre sono ineguagliabili.

– Qual è la città che ti ha colpito di più?
Senza alcun dubbio Sydney. È una città viva, aperta, dove è davvero impossibile annoiarsi. Vivere là presso una famiglia frequentando un liceo locale è stata un’esperienza stupenda che non dimenticherò mai.

– Il tuo sogno nel cassetto?
Come ho già detto, diventare un ricercatore nel campo delle neuroscienze.

– Che cosa ne pensi del nuovo prototipo di giovane, cioè il ragazzo che sta al bar a bere lo spritz oppure va in discoteca ogni sabato e non si cura dei problemi importanti? Sono davvero quasi tutti così, oppure questo è solo come ci dipinge la società?
Io credo che siano molti i giovani con talento, capacità, passione. Semmai  è la società che non concede loro adeguato risalto.

– Ultima domanda, forse la più ostica: ultimamente, il liceo è al centro di molte polemiche , considerati i numeri non esigui di studenti che cambiano istituto . Tu che cosa ne pensi a riguardo? Davvero il liceo è così caduto in basso?
Avendo frequentato già due licei all’estero, vi posso assicurare che la formazione che il nostro liceo ci fornisce è, per la sua ampiezza, la sua completezza e il suo metodo rigoroso e sistematico, una peculiarità molto più unica che rara. Pertanto trovo più che fisiologico che non tutti gli studenti si trovino a proprio agio con i ritmi di studio che qui vengono richiesti. Il Ferrari è una scuola eccellente. Ha un’unica pecca: c’è da studiare.

Caro Giulio, grazie per la tua disponibilità e per il tuo tempo. E’ stato un piacere poterti intervistare, e ancora complimenti!
Grazie a voi, e un saluto a tutti i lettori!

A cura di Ilenia Sanna