IL RACCONTO – Io ti condanno – Settima Puntata

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ombrasSei un uomo pericoloso, Jordan Raggi. Vuoi a tutti i costi trovarmi e non ti fermi davanti a niente pur di cercare di scoprire chi sono. Per questo terrò d’occhio ogni tua mossa, fino a quando la mia vendetta non sarà completata. Porterò a termine il mio compito, farò giustizia e avrò finalmente la pace. Non manca molto, ormai. Niente e nessuno mi potranno fermare, tantomeno tu con la tua testarda determinazione. Presto il mondo avrà la verità, ma sarà troppo tardi perché tutte le condanne saranno già state eseguite. Parola mia. Parola dell’assassino.

Non ce la faccio più. E’ la prima volta che lo dico da quando sono un carabiniere. In carriera ho risolto tutti i casi che mi sono stati affidati, ma questa storia mi sta distruggendo. Un killer ombra continua a terrorizzare la città e io non sono ancora stato in grado di prenderlo. Non so chi è, perché uccide, dove si nasconde e non ho idea di quando e chi colpirà la prossima volta. Brancolo nel buio. Passo le mie giornate a scorrere i tabulati telefonici, leggo i risultati delle analisi dei Ris e delle autopsie, interrogo i familiari delle vittime: tutto perfettamente inutile. Sento il fiato sul collo dei miei superiori e della stampa. Quando arrivo a casa stravolto alle undici di sera, mia moglie viene ad accogliermi alla porta e mi abbraccia senza dire una parola, mentre io mi sento sempre più un fallimento perché non riesco a cavare un ragno dal buco. Forse sono troppo vecchio per fare questo mestiere. Forse è meglio che mi trasferiscano in una tranquilla stazione di campagna, dove poter passare i pochi anni che mi separano dalla pensione a dimenticare questa terribile vicenda. Perché io, il maresciallo Antonacci, sono davvero stanco.

Quando apro gli occhi la luce mi acceca. Percepisco delle voci prima lontane, poi sempre più vicine. Comincio a muovere le braccia e le gambe indolenzite, mentre una donna in camicie bianco si avvicina al letto d’ospedale sul quale sono disteso e mi domanda come mi sento. Ma certo, ora ricordo! Ero nel ripostiglio di Giorgio Santi, avevo appena trovato una cassetta piena di sue fotografie quando qualcuno mi ha sorpreso alle spalle e mi ha narcotizzato. Non ho bisogno di molta fantasia per immaginare chi fosse quel qualcuno. Un’ombra nera con il volto coperto da un passamontagna. Lui. L’assassino. Piano piano mi metto a sedere sul letto. Sto bene, sono ancora un po’ intontito dal cloroformio, ma sono vivo ed è questo l’importante. Ancora una volta ho incontrato “Il Giudice” e lui mi ha risparmiato perché evidentemente non faccio parte della lista delle sue vittime. Però mi tiene d’occhio e se mi avvicino troppo alla verità interviene. Scommetto qualsiasi cosa che la cassettina ora è vuota e le fotografie sono già state distrutte.

– Jordan!

Mi volto e in piedi vicino alla porta della stanza d’ospedale c’è Jennifer. Non ho mai sentito la sua voce così agitata. Le infermiere se ne vanno e rimaniamo soli. Lei si porta a pochi centimetri dal mio viso e mi guarda.

– Cosa ti hanno fatto?

– Niente di grave, davvero. Ora sto meglio

– Poteva succederti qualcosa di molto peggiore! Lo vuoi capire che questa indagine è troppo pericolosa?

Sta urlando, ha il respiro affannoso e il volto arrossato.

– Jennifer, io…

– Vuoi morire Jordan? E’ questo che vuoi? Che senso ha continuare a rischiare così?

– Io voglio solo fare in modo di non dover più raccontare in futuro di persone uccise e orribilmente straziate

– Non ti è passato per la testa che a forza di trovarti sulla strada del killer potresti essere tu una delle sue prossime vittime?

– Sì, ci ho pensato. Ma ho riflettuto e sono giunto alla conclusione che è un pericolo che devo correre

– Perché?

– Perché, volente o nolente, sono dentro a questa storia fino al collo. Giorgio lo conoscevo e don Ignazio si è rivolto a me prima di essere assassinato, ho visto con i miei occhi i cadaveri e le loro mutilazioni e non posso accettare di rimanermene al sicuro mentre là fuori la gente continua a morire!

– I carabinieri stanno indagando…

– I carabinieri non sanno più che pesci pigliare, credimi. Se non lo faccio io, nessuno fermerà “Il Giudice”

Jennifer sospira. Mi aspetto una nuova sfuriata che però non arriva. Le sue mani si posano sul mio petto. Siamo vicini come non lo siamo mai stati.

–  E va bene, allora vorrà dire che lavoreremo insieme. In due avremo maggiori probabilità di successo

Un’emozione che non vivevo da tanto tempo sta prendendo possesso della mia mente e del mio corpo. Improvvisamente mi sento forte e pieno di energia. Avverto il suo respiro su di me, mentre le mani di lei sfiorano dolcemente la mia maglietta. Ma proprio in quell’istante un’infermiera entra e rompe l’incanto. E’ tutto a posto, mi dice, posso andare. Ho solo bisogno di riposare un po’. Sfodero un sorriso che non è mai stato più falso e la ringrazio a denti stretti. E’ sempre così: ogni volta sul più bello arriva qualcuno a rovinare tutto.

Jennifer vive fuori Milano. La sua abitazione non è particolarmente grande, ma ha un giardino ben curato e gli interni sono arredati con gusto. Prima di andare da lei, mi ha accompagnato a casa mia a prendere le carte relative all’indagine e uno zaino con le mie cose. Avremo molto da lavorare, mi ha spiegato. La mia permanenza a casa sua potrebbe essere prolungata. Ne ho approfittato per fare una rapida doccia e indossare dei vestiti puliti: ne avevo bisogno, dopo tutto quello che mi è successo negli ultimi giorni. Appoggio lo zaino nel suo salotto e i fascicoli pieni di documenti sul tavolo della cucina. Jennifer accende il pc portatile e insieme iniziamo a ripercorrere dall’inizio questa maledetta storia nella quale ora siamo entrambi coinvolti. Io ragiono ad alta voce, lei scrive a computer e mi aiuta a chiarire i punti più intricati. Le ore passano e noi neanche ce ne rendiamo conto. Ordiniamo una pizza e la mangiamo al volo, senza quasi fermarci. E’ notte fonda quando lei spegne il pc e io smetto di pensare ad alta voce. Il silenzio cala sulla stanza e sento che una nuova ondata di sconforto sta per assalirmi. Un giorno intero passato sul caso senza riuscire a fare un solo passo avanti. Il materiale che ho raccolto, le testimonianze, gli indizi, le ricostruzioni, tutto sembra essere inutile. E’ frustrante, soprattutto se la tua è anche una corsa contro il tempo, perché non sai quando l’assassino deciderà di tornare in azione. Jennifer si alza e viene a sedersi in braccio a me. Sento le sue mani tra i miei capelli e sul mio viso e chiudo gli occhi per godermi fino in fondo questa bellissima sensazione. Poi come per magia le labbra di lei si posano sulle mie. E’ qualcosa di stupendo. I nostri baci diventano via via più frenetici, le nostre bocche si cercano con insistenza, affamate di quell’amore che da tempo non conoscono più. I vestiti scivolano silenziosi sul pavimento, mentre ci dirigiamo ansimanti in camera da letto. Tutti i miei pensieri adesso sono spariti. Conta solo lei. Ci infiliamo sotto le lenzuola e ci amiamo con la passione feroce di due persone alle quali il mondo ha sempre dato poco e tolto parecchio. Il piacere giunge quasi subito, seguito da un sonno che per me non è mai stato così sereno.

E’ mattina e il chiarore del giorno ha già preso possesso della stanza. Il mio non è un risveglio dolce: stavo vivendo un sogno e adesso vengo richiamato alla dura realtà. Il posto del letto a fianco a me è vuoto. Mi alzo e cammino per la casa, nudo. Jennifer non c’è e non ha lasciato nessun biglietto per dirmi dov’è andata. Improvvisamente mi sento un intruso e una vaga sensazione di disagio si fa largo dentro di me. Sopra il tavolo della cucina è rimasto il pc. Ieri sera l’avevamo spento, ma ora la spia blu che lampeggia mi rivela che è acceso, anche se in modalità stand by. Mi siedo e lo schermo riprende vita. C’è una password da inserire e io non ho la minima idea di quale sia. Non dovrei nemmeno essere qui, davanti al suo computer. Invece, senza una ragione precisa, le mie mani si posano sulla tastiera e digitano le tre terribili parole che ormai mi sono rimaste incise nell’anima:

Io ti condanno

La password, incredibilmente, è quella giusta. Il computer si desta dal suo sonno e davanti ai miei occhi compare qualcosa che mi lascia senza fiato. Incredulo, scorro più volte le righe che Jennifer ha scritto. Non esiste più niente, ci siamo solo io, il pc e la scioccante verità che contiene. Quando finisco di leggere, sto tremando. E non è per il freddo.

CONTINUA…