IL RACCONTO – Io ti condanno – Il gran finale

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ombrasL’uomo è tutto e niente.

Porta su di sé i segni del passato che gli rammentano quanto pesa la solitudine e quanta oscurità si cela nelle profondità della sua anima. Muove i suoi passi a volte sicuri a volte incerti, mentre il mondo lo fa sentire prima padrone e poi servo di un tempo che scorre implacabile portando via i ricordi migliori ma mai quelli peggiori. Spende tutte le proprie energie senza fermarsi mai, perché sa bene che la frenesia della vita quotidiana è l’unico modo per impedirsi di pensare e di scivolare nell’abisso.

Di fronte a me adesso ho il tutto e il niente. Il tutto è lui, “Il Giudice”, che ha la pistola in pugno e una vendetta da completare. Il niente è l’avvocato Roberto Caffari, per terra alle sue spalle, incatenato come un animale e tremante di paura. E poi ci sono io, a metà tra i due estremi.

– Sai Jordan, quasi speravo che riuscissi a scoprire la verità. In fondo, prima o poi qualcuno doveva sapere come stanno le cose, no?

Conosco l’identità del killer, ma sentire il suono della sua voce mi blocca lo stesso il respiro. Sembra provenire dalle viscere dell’inferno. Testimonia una rabbia sanguinosa, un odio antico e profondo che ho avuto sotto gli occhi per tanto tempo eppure non sono riuscito a riconoscere.

– Puoi toglierti il passamontagna. Ormai, credo che non ti serva più

Con una calma mortale l’assassino si scopre il volto.

Jennifer.

No, purtroppo non mi sono sbagliato. La donna con cui ho fatto l’amore è anche il mostro che ha ucciso e orribilmente infierito sulle sue vittime. E’ lei che ho visto in chiesa, la sera dell’appuntamento con don Ignazio. E’ lei che mi ha impedito di visionare le foto di Giorgio nel ripostiglio. Con la scusa di sostituirmi al Corriere prima e aiutarmi nelle indagini poi, mi ha tenuto sotto controllo e ha seguito ogni mia mossa. Ha fatto di me ciò che ha voluto. Mi ha raggirato e ingannato mentre indisturbata metteva in atto la sua atroce vendetta. Non sono in grado di decifrare ciò che provo in questo momento. Forse è rabbia, forse dolore, forse entrambi. Non lo so. Non riesco a pensare a niente, solo una disperata domanda mi rimbomba nella testa.

– Perché tutto questo?

Jennifer mi fissa. C’è il fuoco nei suoi occhi. Vorrei scappare ma resto lì, immobile, ad aspettare la risposta.

– Accumuli per anni soprusi, ingiustizie e frustrazioni, subisci in silenzio perché non puoi fare altro. Vieni maltrattata, ferita, umiliata, disprezzata ed emarginata. Vivi un inferno dentro di te ma non hai la possibilità di sfogarti con nessuno perché non c’è nessuno disposto a darti ascolto. Senti il male crescere nella tua anima, una gabbia che ti avvolge il cuore e non ti lascia più respirare. Piangi e nessuno asciuga le tue lacrime. Urli e nessuno ascolta il tuo dolore. Credi che sarei sopravvissuta, se non avessi avuto l’odio a tenermi in vita?

Non trovo parole per replicare. Lei continua.

– Quando ero ancora una bambina, Giorgio era l’amante di mia madre. Una notte, mentre tornavano a casa in macchina, ebbero un incidente. Lui, che era alla guida, finì in ospedale con qualche osso rotto e se la cavò. Mia madre, invece, entrò in coma irreversibile e morì. La vidi spegnersi lentamente, come un fiore che appassisce. E’ stato un colpo terribile, e da lì la mia vita è cambiata per sempre

– Come mai le orecchie?

– Perché non diede retta a mia madre che lo supplicava di rallentare. E alla curva successiva si schiantarono. Pensa Jordan, fu lui stesso a raccontarmelo… così, come se non fosse successo niente, come se fosse un particolare irrilevante e non facesse alcuna differenza. Quel maledetto idiota…

– Io credo che in realtà fosse sconvolto e si sentisse tremendamente in colpa. Per questo si è ricostruito una vita e ha cercato, senza riuscirci, di dimenticare

– E’ fuggito dalle proprie responsabilità. Mi ha lasciato sola in balia del destino, dopo avermi portato via la persona più importante che avevo. L’ho odiato con tutte le mie forze per anni, l’ho rintracciato e seguito come un ombra per mesi. Poi mi sono vendicata. Avresti dovuto vedere la sua faccia quando ha ricevuto la mia lettera e poi quando l’ho ucciso nei bagni del Caffè Incontro. Il suo era terrore allo stato puro

– E la seconda vittima?

– Giacomo rovinò mio padre. Erano soci, ma lui voleva tutto per sé. Così con un’abile macchinazione lo incastrò e lo mandò in prigione. In poco tempo mio padre perse tutto: l’azienda, la dignità, la speranza. Si impiccò nella sua cella un mese più tardi

– Perchè gli occhi?

– Giacomo non seppe vedere oltre la sua avidità e la sua fame di successo. Sacrificò mio padre sull’altare del dio denaro e rese la mia esistenza un inferno. Venni affidata a un istituto religioso. E lì incontrai quel porco di don Ignazio, che sia maledetto. Ero ancora sotto shock per i traumi che avevo subito, ma a lui non importava. Cominciai a passare interminabili ore di supplizio nel suo ufficio. Ricordo ogni cosa come se fosse ieri. Mi toccava ovunque e io non potevo oppormi. Restavo lì, senza dire niente, giocattolo in balia dei suoi desideri malati. Non hai idea del sollievo che ho provato quando gli ho tagliato le mani

– Cos’aveva fatto la Ravani?

– Eleonora? Era la mia unica amica, quando eravamo ragazze. L’unica persona che sembrava disposta ad ascoltarmi, a capirmi, a volermi bene. E invece anche lei si è presa gioco di me e della mia fragilità. Se n’è andata e mi ha lasciata di nuovo sola con il mio dolore. Tutto ciò che avevamo condiviso non contava più niente. Il giudizio del mondo, che mi considerava un rifiuto, è stato per lei più importante di me e della nostra amicizia

– Perché a lei non hai mandato la lettera?

– Per colpa tua, naturalmente. Avevi messo in guardia la gente nei tuoi articoli, non potevo rischiare di mettere in allarme le vittime

Respiro. La verità tutta intera si sta delineando davanti a me e non è una bella verità. Sentir raccontare questa vicenda dalla sua protagonista è come riviverla dall’inizio, passo dopo passo, cadavere dopo cadavere. Ma stavolta dalla parte dell’assassino.

– Cosa c’entra l’avvocato?

– Aspettavo proprio che me lo chiedessi. E’ stato il mio fidanzato. Mi ha fatto credere di amarmi, invece mi ha solo usata e poi buttata quando si è stancato di me. Con lui mi sono illusa, all’inizio. Pensavo di essere finalmente tornata a vivere. Credevo di poter dimenticare gli avvenimenti atroci che avevano segnato la mia esistenza, di riuscire per la prima volta ad amare anziché a odiare. Gli ho dato ascolto, come una stupida. Per me lui era tutto, per lui io ero una delle tante con cui andare a letto. E’ la persona che odio più di ogni altra. Ed è per questo che per lui ho in serbo qualcosa di speciale

Vedo Caffari agitarsi alle spalle del suo carnefice. E’ terrorizzato, è evidente. Balbetta qualcosa di incomprensibile, ma Jennifer lo fulmina con un’occhiata e lui tace, piangendo in silenzio.

– Lascialo andare, per favore

– Non lo farei per nessuna ragione al mondo. Con la sua leggerezza e la sua insensibilità ha distrutto definitivamente ogni mia speranza. Quanto di buono restava in me se l’è portato via  lui. E ora pagherà

– Jennifer…

– Io e te siamo uguali, Jordan. Entrambi abbiamo una storia difficile alle spalle e siamo stati costretti a ingoiare in silenzio tanti bocconi amari. Abbiamo incontrato persone che hanno giocato con le nostre vite e si sono divertite a renderle un inferno. Adesso è giunto il momento di prenderci la nostra rivincita. Quante lacrime hai versato in passato? Quante sofferenze hai vissuto? Quanta rabbia hai dovuto reprimere? Uccidi per me l’avvocato, e sarai libero. Ce ne andremo insieme e ricominceremo una nuova vita, lontano da tutto e da tutti

Si avvicina e mi consegna la sua pistola.

– Avanti Jordan, fai giustizia per me

Senza rendermene conto, in un attimo mi ritrovo a pochi metri dall’uomo incatenato. Percepisco la disperazione e la paura che si sono impossessate di lui. Ho la possibilità di decidere in un colpo solo il mio e il suo destino. Chi o cosa diventerò io, e chi o cosa diventerà lui. La vita con me non è stata tenera. La solitudine è stata per molto tempo la mia unica compagnia, e in parte lo è ancora. Ho visto cose che non avrei mai voluto vedere e ho subito umiliazioni che continuano a bruciare, cicatrici che mi rimarranno sempre sulla pelle e sull’anima. Sono stato vittima di disprezzo feroce e gratuito. Ma non è infliggendo dolore e morte ad altri che salverò me stesso.

Io e te non siamo uguali, Jennifer. Tu hai scelto di combattere il mondo attraverso l’odio e la vendetta. Io invece ho deciso di percorrere una strada diversa e di dimostrare il mio valore in altri modi. Scrivo e racconto alla gente la verità. Penso e faccio pensare. Denuncio le ingiustizie e ottengo giustizia, non vendetta. Do sempre alle persone la chance di redimersi e cambiare

– A me nessuno ha offerto seconde possibilità

– Sei diventata una belva sanguinaria. Hai distrutto di dolore famiglie intere. Da vittima ti sei trasformata in colpevole. Ora sei una persona molto peggiore di quelle che ti hanno così duramente danneggiato in passato

– Sono loro che mi hanno costretto a essere ciò che sono. Io non lo volevo

– Siamo tutti liberi di decidere chi desideriamo essere

Non mi rimane che una cosa da fare. Ed è quello che faccio. Punto la pistola in direzione di Jennifer e le intimo di stare ferma dov’è. Estraggo il cellulare dalla tasca e, sempre tenendo lei sotto tiro, compongo il numero del maresciallo Antonacci, ma non ottengo risposta. Era dietro di me quando sono entrato nel parco, dove diavolo è ora che ho bisogno di lui? E gli altri carabinieri? Sul volto di Jennifer compare un sorriso amaro e crudele allo stesso tempo.

Cerchi gli sbirri, non è vero? Mi dispiace, ma avevo messo in conto questa eventualità e ho preso le mie precauzioni. Mentre salivi qui li ho narcotizzati, uno per uno. Sei solo, Jordan, e non c’è nessuno che ti possa aiutare. La pistola che ti ho dato è scarica. La mia, invece, no

“Il Giudice” ora mi tiene sotto tiro con l’arma che teneva nascosta dietro la schiena, infilata nella cintura dei pantaloni. Non mente, ne sono certo. Ora odia profondamente anche me.

– Io ti ucciderò, lo sai? E lo farò subito, prima di strappare il cuore all’avvocato. Mi hai ostacolato sin dall’inizio. Hai voluto conoscere la verità e hai rifiutato la mia offerta. Sei un codardo, esattamente come gli altri. La tua miserabile vita deve terminare

Non c’è niente che possa tentare. Lei ha la situazione in pugno, come sempre. Ma stavolta non mi risparmierà.

– Addio, Jordan

Chiudo gli occhi e alle mie orecchie arriva il rumore di alcuni spari. Mi aspetto di sentirmi urlare e crollare a terra agonizzante, invece niente. Incredulo, riapro gli occhi. Il maresciallo Antonacci è lì, in piedi con la pistola fumante, mentre il sangue del cadavere di Jennifer tinge di rosso l’erba. E’ tutto finito.

A Milano stamattina c’è il sole. Ho passato la notte in caserma a ricostruire l’accaduto e sono stremato. Ma so bene che se andassi a casa e mi mettessi a letto non dormirei, perché la mia mente si rifiuterebbe di spegnersi. Entro al Caffè Incontro e mi siedo. Sorseggio il mio solito caffè e penso a Giorgio e a tutte le persone che il killer ha ucciso o voleva uccidere. Gente all’apparenza irreprensibile, che invece aveva alle spalle colpe piuttosto gravi. Ognuno di loro, volente o nolente, ha contribuito a trasformare Jennifer nel mostro che è diventata. E il resto del mondo, con la sua indifferenza, ha permesso che ciò avvenisse. Viviamo la nostra vita come se esistessimo solo noi, immersi nel rumore, nella fretta e nelle frustrazioni di ogni giorno, dimenticando che a volte ci sono silenzi che parlano molto più di mille parole. Basta saperli cogliere. Siamo così concentrati su noi stessi che non ci accorgiamo del male che facciamo, volontariamente o meno, agli altri. Per comodità ignoriamo tutte le richieste d’aiuto che ci arrivano e proseguiamo dritti per la nostra strada. Intanto l’odio cresce. E nascono i demoni.

Il maresciallo Antonacci mi sta raggiungendo. Per fortuna lo spray soporifero che Jennifer ha usato per lui nei giardini del Castello si è disperso nell’aria e lo ha solo intontito un po’. Così si è ripreso in fretta ed è giunto nel posto giusto al momento giusto. Non mi ha mai visto di buon occhio e ed è stato lui a farmi arrestare, ma in fondo mi ha salvato la vita. Credo che gli offrirò da bere.

 

FINE