Il 2017 delle Terme, in dieci (rapidissimi) punti

L'elezione di Federico Barbierato a sindaco di Abano, le liti politiche di Montegrotto, ma non solo: il riassunto dell'anno appena concluso nell'editoriale di Andrea Riccio

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I falò della befana hanno definitivamente portato via il 2017, un anno ricco di eventi e di polemiche, che ho deciso di riassumere più brevemente dell’ultimo mandato di Luca Claudio.

1. Dimissioni Zara group, il gruppo dei commercianti. Ad aprile l’abbandono di due assessori e tre consiglieri comunali della maggioranza. Durano mezza giornata, perché Besenzi sbaglia la procedura. Poi subentra De Salvo. L’eterno indeciso: mi candido a sindaco, anzi no; faccio campagna elettorale ma se mi eleggono rifiuto la carica, anzi no; rimango in maggioranza, anzi no. 1 bis. A novembre si dimette anche Tibaldi. Ora Michelino siede con la Vegro nel gruppo misto. Ilaria Vegro, una figura di grande spessore. Solo un anno prima delle dimissioni, Tibaldi fu querelato dalla politica più trasformista di Clemente Mastella. Per fare un partito basta essere in due, infatti sono solo loro. Forza, Montegrotto!

2. Nel novembre 2016 l’amministrazione annunciò i lavori all’incrocio di via Claudiana. Per mesi e mesi il cantiere non si è visto. Un anno dopo ci sono riusciti. Male. La vernice delle strisce pedonali è durata due ore. Contestualmente, nel mese di gennaio l’amministrazione annunciò i lavori al sottopasso della stazione. Un anno dopo, ancora niente cantiere. Stakanovisti.

3. Sette candidati ad Abano, ma alla fine vince “giacchetta” Barbierato. Il fratello di Francesca Barbierato, candidata per “Abano dice no” contro di lui. A giugno il candidato Ascom si insedia, “Abano dice no” sparisce (ma guarda un po’), e spariscono le opposizioni. Albergatori, commercianti, politici e costruttori: tutti sono soddisfatti del sindaco. E Barbierato ha così tanto da fare che non cambia la giacca da tre mesi. La forza dei poteri forti.

4. Prima delle elezioni Abano ha visto anche il consueto Torneo Internazionale di calcio. Senza squadre internazionali. I tempi di Montrone sono finiti, le pessime strutture sportive dei Comuni termali sono rimaste. Pessimo biglietto da visita. Ma soprattutto zero prospettive di crescita per i nostri talenti. Intanto l’Italia ha perso anche il mondiale. Riflettiamoci. 4 bis. Il Bam viene promosso. Complimenti a un’eccellenza dello sport termale.

5. Tre centri commerciali fra Abano, Montegrotto e Due Carrare. Nessuno li vuole se non chi ha interessi economici da difendere. Dovremmo piantarla di distruggere il verde. Dovremmo piantarla di alimentare la società dei consumi. Fa tristezza fare gite fuori porta chiusi in cubi di cemento. Fanno rabbia i saldi dopo le feste, che obbligano le persone a spendere. Sempre. Non siamo ciò che consumiamo. 5 bis. A Montegrotto ha aperto una libreria. La prima. Nella mia personale opera di sabotaggio nei confronti dei commercianti sampietrini, restati ancorati agli anni ’60, mi sono arreso ai libri. Investite nella cultura.

6. Loris Sguotti è l’ultimo comunista rimasto. L’apertura di Villa Draghi è merito suo. Decine di migliaia di visitatori: le persone hanno sete di cultura e lui l’ha portata. E con lui, la Fiera delle parole. Complimenti anche a Bruna Coscia. Due istituzioni a Montegrotto.

7. Lo Sprar a Montegrotto è attivo da sei mesi. Quattordici ragazzi sono arrivati, diverse attività di volontariato svolte. Alcuni hanno anche trovato lavoro. Le polemiche sull’arrivo dei profughi non ci sono più: segno che lo Sprar funziona. Ora le polemiche sono sulla cooperativa. Boschieri, invece di abbandonare consigli comunali inveendo, avrebbe potuto far notare la presenza della moglie di Signorelli in Città Solare un anno fa.

8. Le luminarie a Montegrotto erano orripilanti. La befana di cartone uno sfregio al buon gusto. Come le vetrine dei commercianti. La pessima riuscita degli eventi natalizi è un concorso di colpe, ma ognuno difende il proprio orto. Svegliatevi e aggiornatevi.

9. Ivano Baraldo è stato mandato in ospedale. Molti vigliacchi claudiani hanno scritto: «Se l’è cercata». Lo Zara group affermava di non conoscere l’aggressore, infatti al falò della befana scherzavano con lui. Ma forse Martina Turlon non l’ha riconosciuto. D’altronde, non riconosce nemmeno i fake.

10. Claudio è tornato in carcere. Alè. Mentre era a piede libero è diventato direttore di un albergo a Milano. D’altronde nel curriculum vanta un’indagine per bancarotta proprio di un albergo, oltre a condanne e processi di vario tipo. Come non assumere qualcuno con credenziali così?

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