Il Gatto e la Volpe. #Addio

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Questo articolo è per chi ama i sobborghi del jazz, per chi ama avere una casa dove rifugiarsi e per chi ama sorseggiare del buon vino con amici. A voi che girate per i locali dal legno scuro, a voi che, nonostante le difficoltà della vita, trovate certezze in scale musicali diminuite e a voi che, con un ritmo sincopato, fumate una sigaretta dal sapore quanto mai intellettuale.

Andrea Zerbetto, pianista dei Walking Funk, mentre suona nel locale.

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Domenica 26 Gennaio ha chiuso il jazz club “Il Gatto e la Volpe”, e quindi un’altra porta di speranza è sbattuta in faccia alla cittadina estense. Ma si sa, la crisi e le tasse sono un ostacolo più alto di qualsiasi altro, nonostante la battaglia dei gestori sia stata combattuta a suon di raccolte firme contro coloro che chiedevano la chiusura anticipata per “rumori molesti”. Autumn Leaves non sarà mai un rumore molesto, bisogna metterlo in chiaro. Birre buone, jazz, jam session e ospitalità non sono dei buoni clienti per i bar, nonostante ciò, Davide Gattolin, proprietario del club, continuava perseguendo il suo ideale, convincendo con i suoi eventi e la sua semplicità che sfociava in un ovvio rapporto amichevole con gli “ospiti” del “Gatto”, così lo chiamavano tutti.
Nel locale quadri e poster raffiguravano molti personaggi tra cui Jimi Hendrix, e si potevano trovare alcuni libri per una lettura veloce, per leggere qualche frase così nei venerdì piovosi della bassa padovana. L’arredamento eccezionale era solo un indizio per capire la qualità assoluta di cibi e bevande, per non parlare delle persone che frequentavano il locale: non era assolutamente raro trovarsi a parlare con pittori, scultori, musicisti e letterati. Molti ora penseranno: “si ma che noia”, ed è questo il più grande errore, infatti tutto era fantastico, alcune sere si ballava, alcune sere si beveva a non finire e tutto con la frenesia che accompagnava i racconti di Kerouac.

Purtroppo su un locale che chiude non serve dire altro, ma solo un appunto personale si deve aggiungere. La depressione di non poter uscire dagli schemi della normalità pesa come un macigno nel cuore di coloro che amano sognare, e questo posto era la via di fuga verso una realtà migliore senza dubbio. Dentro, infatti Coltrane e Miles Davis come spiriti soffiavano le loro note e tutto sembrava così reale; per pochissimo tempo ci si poteva sentire con “l’America negli occhi”.
Estensione saluta con nostalgia “Il Gatto e la Volpe”, rivolgendo a questa entità un’ultima parola, che da sola e nel silenzio può essere più significativa di qualsiasi altra: Grazie.

Eugenio Bellon

3 Commenti

  1. Nessuno dice la quantità di droga che girava in quel locale? Letterati?!? Vedevo solo gente spaccata ammerda che tra rutti e bestemmie faceva serata.
    Articolo osceno

  2. Nessuno lo dice perchè la droga gira in tutti i locali, gira negli uffici e in piazza..a mio parere

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