martedì 16 Luglio 2019
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Camorra, don Manganiello a Monselice per un messaggio di legalità

(http://www.puntoagronews.it/wp-content/uploads/2014/10/don-aniello-mangniello.jpg)

Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio” (Ezechiele 3,16-18).

Queste e simili parole sono quelle che dovrebbero guidare ogni sacerdote e ogni persona di fede nella propria opera, ma non tutti trovano il coraggio di sporcarsi le mani e di affrontare a testa alta le ingiustizie, soprattutto in territori in cui la malavita è diventata quotidianità e combatterla sembra solo un’utopia.

Per dare una testimonianza di forza e coerenza, lo scorso 4 marzo presso l’Auditorium dell’istituto Kennedy di Monselice il comitato dei genitori della scuola ha voluto organizzare un incontro con una personalità di spicco della lotta alla criminalità organizzata: don Aniello Manganiello, parroco a Scampia dal 1994 al 2010. In questi 16 anni, don Manganiello ha strappato dalle mani dei camorristi tantissimi giovani e si è schierato apertamente contro la malavita, rifiutandosi ad esempio di dar loro la comunione, segnando così la differenza tra una religione “di facciata”, ossequiosa delle apparenze (sono numerosi e recenti i casi in cui le processioni religiose si fermano davanti alle abitazioni dei boss) e una religione “di sostanza”. Egli inoltre ha sempre rifiutato ogni tipo di protezione e scorta.

Nel 2010, don Aniello viene sollevato dall’incarico di parroco di Scampia, ufficialmente “per l’avvicendamento naturale”, e decide di raccontare in un romanzo intitolato “Gesù è più forte della camorra” la sua esperienza pastorale. Ora don Aniello vive a Camposano, suo paese di origine, dove oltre ad aiutare il parroco e partecipare alla vita diocesana, prosegue il suo impegno in prima linea attraverso l’associazione che ha fondato,  “Ultimi”.

“Ultimi” si propone di svolgere un’opera di assistenza sociale, tutela dei diritti e dell’ambiente e, naturalmente, di lotta ai fenomeni mafiosi attraverso azioni di educazione dei giovani e di sostegno a persone in condizioni di concreto disagio economico-familiare e/o di emarginazione sociale, specie in territori degradati e con particolare densità di persone in precarie condizioni socio-economiche.

Don Aniello è convinto che attraverso la diffusione di messaggi positivi (a questo proposito, si è espresso duramente contro la serie “Gomorra”) e l’impegno concreto sulle strade, nei rioni, vicino alle persone,  il Mezzogiorno possa rinascere e, con esso, tutta l’Italia.

 

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