Virginia Woolf e il femminismo: Una stanza tutta per sé (A room of one’s own)

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“A woman must have money and a room of her own,             “Una donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé,

if she is to write fiction”                                                                    se vuole scrivere romanzi”

udineseclub.com
fonte: udineseclub.com

Come certamente molti di voi sapranno oggi è la festa della donna, e mentre sono sicuro che la maggior parte delle ragazze su questo pianeta festeggerà questa ricorrenza in discoteca, o in uno strip club, convinte che il massimo dell’emancipazione femminile consista nell’infilare dieci euro nel tanga di uno spogliarellista palestrato nella speranza che questo mostri più della sua tartaruga, spero che una piccola parte della popolazione femminile decida invece di farsi un paio di domande in più sul significato che assume questa festa, magari iniziando a leggere il libro di Virginia Woolf “Una stanza tutta per sé” (“A room of one’s own”).

fonte:catchingdays.cynthianewberrymartin.com
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Pubblicato per la prima volta nel 1929 questo saggio racchiude il pensiero dell’autrice inglese su quello che è stato il ruolo della donna nel panorama letterario anglosassone; ruolo che, neanche a dirlo, è stato enormemente represso dalla società di stampo patriarcale in cui l’autrice è nata e cresciuta. Tuttavia, proprio per distaccarsi da quella massa di accademici, filosofi e letterati che fino ad allora avevano spalleggiato questa società, la Woolf si è rifiutata di scrivere questo saggio come se fosse un’eterea verità accademica, preferendo definirla an opinion upon a minor point” (un’opinione su un punto di vista minore); non quindi un assioma indiscutibile, ma piuttosto un parere, un’opinione sulla cui base impostare una conversazione e una riflessione per cambiare lo status quo.

Di particolare rilevanza all’interno di questo saggio è il personaggio fittizio di Judith, sorella di Shakespeare, creato dall’autrice per mettere in luce come sarebbe stata trattata nel’500 una donna che possedeva lo stesso talento del genio nordico; quella di Judith infatti è una storia segnata dall’infelicità, e dall’impossibilità di una persona di esprimere tutto il proprio estro artistico, a causa della propria condizione sociale.

fonte: jackeeholder.com
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Per quanto riguarda lo stile, l’autrice anche in questo caso rifiuta i canoni tradizionali dell’argomentazione e contro-argomentazione, tipici della saggistica, preferendo il così detto “stream of consciousness” (flusso di coscienza) consistente nella trascrizione dei pensieri di una persona, così come appaiono nella sua mente, senza la necessità di riorganizzarli in un periodare logico e articolato.

In sintesi un’ottima lettura per una giornata come questa, ricca di spunti di riflessione su quella che è stata la condizione femminile nella sua interezza, all’interno della società sia antica che contemporanea, che non risparmia critiche e stoccate ad ambo i sessi.

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