“Una fine mai scritta”: il romanzo d’esordio dello scrittore atestino Luigi Zanetti

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Intervistiamo Luigi Zanetti, giovane scrittore atestino che ha da poco esordito nella letteratura con il romanzo “Una fine mai scritta”, edito da Arduino Sacco.

– Ciao, Luigi. Come è nata la tua passione per la scrittura e come hai raggiunto questo traguardo?

“Fondamentale per me è stato l’incontro con Giancarlo Marinelli (scrittore e regista atestino di fama nazionale, ndr) e in particolare la lettura, nel dicembre 2013, del suo ‘Le penultime labbra’.” Devo poi ringraziare la professoressa Padrin che mi ha seguito dalla terza alla quinta superiore, e la mia famiglia che ha sempre fatto il tifo per me.”

– Che cosa ha ispirato “Una fine mai scritta”?

“Una sera, al telegiornale, mi è capitato di vedere un servizio dedicato a un malato che, disteso su un letto d’ospedale, poteva comunicare solo attraverso un puntatore ottico. L’immagine mi ha colpito molto e mi ha spinto a partorire questo libro, che racconta la storia di un uomo malato di Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica, ndr) giunto ormai nella fase terminale della sua vita. Giorno dopo giorno, il protagonista ripercorre la propria esistenza e cerca di coglierne il senso.”

– Chi c’è accanto a lui nella malattia?

“Oltre alla moglie e alle figlie, che gli danno la forza di affrontare le giornate, c’è un’amica di vecchia data sempre presente in tutti i momenti, belli e brutti, della sua vita. Tutte provano ad avere con lui un rapporto il più normale possibile, come se la malattia non ci fosse. Io credo che ogni persona che sta male vorrebbe essere trattata così.”

– Si può dire che, alla fine del percorso delineato nel libro, la vera sconfitta sia la malattia?

“Sì, è così. La malattia si manifesta quasi sempre come privazione di qualcosa, ma il protagonista non si arrende mai, la affronta con coraggio e si prende, a modo suo, una rivincita.”

– E’ previsto un seguito del romanzo?

“No, preferisco lavorare da zero e creare qualcosa di nuovo. Al momento sto scrivendo un testo ispirato a un fatto di cronaca consumatosi nella zona, ambientato nel mondo degli adolescenti.”

– Gli Italiani leggono poco. Perché? C’è un modo per invertire la tendenza?

“Viviamo in un Paese che crede poco nella cultura. Eppure basterebbe riflettere su questo: quando leggiamo, siamo noi, in fin dei conti, a costruire la storia. Uno stesso libro è vissuto diversamente da persona a persona, ognuno immagina i personaggi e le situazioni a modo suo. E’ qualcosa di meraviglioso. A chi dice di non avere tempo, rispondo che non ne serve molto: basta qualche pagina in treno, per chi fa il pendolare, oppure la sera prima di dormire. Se c’è la volontà, il tempo si trova sempre.”

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