Umberto Eco, ritratto dello scrittore venuto dal cielo

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(fonte foto: http://i.huffpost.com/)
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Erano passati cinque giorni dall’inizio del 1932 e nella bella Alessandria veniva alla luce Umberto Eco, colui che in futuro ricorderemo come uno dei più grandi autori italiani del ‘900. Un uomo che ha prestato la sua intera esistenza alla cultura, tendendo la propria anima all’immortalità.

Nato da Giulio e Giovanna, si suppone che il cognome Eco derivi da un acronimo latino ex caelis oblatus (un dono dal cielo) dato a suo nonno (un trovatello) da un ufficiale cittadino. Umberto ricevette una istruzione salesiana, forte di una cultura cattolica si iscrisse alla facoltà di Filosofia di Torino, dove si laureò nel 1954 con una tesi su San Tommaso d’Aquino, e proprio dopo il grande lavoro svolto sulle opere di San Tommaso divenne ateo e lasciò per sempre la Chiesa Cattolica.

Dal ’54 entrò con un concorso alla RAI dove conobbe molti dei futuri componenti del Gruppo 63 (movimento letterario), gruppo che aiutò non poco il crescere dell’estro artistico di Eco. Successivamente lasciò la RAI e dal 1959 diventò direttore editoriale della casa editrice Bompiani. Nel 1962 pubblicò Opera aperta, saggio che ebbe notevole successo di pubblico e critica. Sosteneva che la letteratura chiusa, la quale pone la propria esistenza in un unico significato è la meno gratificante, essendo per definizione limitata. Mentre i testi più attivi tra la mente, la società e la vita sono da considerare molto più ragguardevoli. Dal 1961 cominciò anche la propria carriera universitaria come professore, che lo portò in numerose università italiane e straniere.

Nel 1968 scrisse la sua prima opera semiotica La struttura assente. Semiotica che fu di vitale importante nella sua carriera letteraria, lo studio forsennato del significato più profondo del testo analizzato. Il suo esordio letterario si ebbe però molto più tardi, precisamente nel 1980 con Il nome della Rosa. Un romanzo storico di matrice gotica che ebbe un successo incredibile e una influenza sulla letteratura contemporanea notevolissima. Divenne ben presto un bestseller e un classico della narrativa italiana che gli valse persino il Premio Strega nel 1981. Dal 1980 ad oggi Umberto Eco ci ha regalato opere di immenso valore culturale tra saggi, articoli e romanzi, tra cui la famosissima rubrica La bustina di Minervapubblicata ogni settimana sull’ultima pagina dell’Espresso fino al 2016, anno della sua morte.

Umberto Eco possedeva uno stile letterario unico, condito perfettamente da umorismo tagliente e profondo. Numerosi erano i temi affrontati da Eco nelle sue opere: Dio, l’esistenza, la vita, la morte e in più particolare il vuoto esistenziale dell’uomo. Grande artista e filosofo, i suoi scritti trasudavano nozioni e teorie sul perché della vita e sullo scopo dell’umanità all’interno di essa. Esistono centinaia di citazioni che si possono estrapolare dall’immane lavoro di uno dei più grandi artisti dei nostri giorni, ma nessuna a mio avviso, lo ritrae alla perfezione come le parole finali del suo più grande romanzo: Il nome della Rosa.

“Mi inoltrerò presto in questo deserto amplissimo, perfettamente piano e incommensurabile, in cui il cuore veramente pio soccombe beato. Sprofonderò nella tenebra divina, in un silenzio muto e in una unione ineffabile, e in questo sprofondarsi andrà perduta ogni eguaglianza e ogni disuguaglianza, e in quell’abisso il mio spirito perderà se stesso, e non conoscerà né l’uguale né il disuguale, né altro: e saranno dimenticate tutte le differenze, sarò nel fondamento semplice, nel deserto silenzioso dove mai si vide diversità, nell’intimo dove nessuno si trova nel proprio luogo. Cadrò nella divinità silenziosa e disabitata dove non c’è opera né immagine.

Fa freddo nello scriptorium, il pollice mi duole. Lascio questa scrittura, non so per chi, non so più intorno a che cosa: stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus (L’antica rosa rimane nel nome, noi possediamo soltanto nudi nomi).”

Umberto Eco ha scritto per tutti noi, il suo nome resta impresso nella nostra mente e non verrà mai dimenticato. Nel freddo dello scriptorium, ci lascia la sua scrittura più tetra e più dolce. E dove il suo corpo ci abbandona, le sue opere e il suo pensiero rimangono, rendendo tutti noi un po’ più ricchi. Un saluto ad Umberto, l’immortale.

 

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