Turismo, quello che la Bassa potrebbe raccontare (e non racconta)

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Fonte immagine: winedharma.com
(Fonte immagine: winedharma.com)

Almeno una volta vi sarà capitato di sorseggiare un drink sotto gli storici portici di Este, al termine di una lunga e afosa giornata estiva, o di camminare per le vie del centro di Monselice, con lo sguardo rivolto verso l’alto a cercare la Rocca, o di assistere al Palio dei 10 Comuni, gustandovi un tagliere ben guarnito di Prosciutto crudo di Montagnana DOP e formaggi locali, o di pedalare lungo gli argini sterrati del Fiume Fratta, osservando di tanto in tanto vecchi casolari abbandonati immersi tra distese di mais e frutteti, o ancora di perdervi tra i sentieri umidi del Venda o tra i vigneti del Monte Fasolo, rincasando tardi perché uno spettacolare tramonto vi ha lasciati a bocca aperta dallo stupore.

In una di queste occasioni avrete poi pensato che la Bassa Padovana ne ha di cose da raccontare, vedere e assaporare, tutte potenziali risorse che potrebbero essere sfruttate ai fini di uno sviluppo turistico del territorio.

Tuttavia, uno dei più grandi errori che spesso commettiamo è quello di associare la parola turismo alla parola soldi, anzi, soldi subito. Questo errore è principalmente dovuto a un nostro retaggio culturale legato al turismo di massa, ed è un errore perché non si considerano molti altri aspetti del fenomeno turistico. La ricchezza prodotta raramente sarà immediata e, presupposto essenziale affinché si concretizzi una forma di sviluppo turistico è la predisposizione di un piano di sviluppo che consideri gli interessi di tutti gli attori coinvolti nel processo, siano essi di natura pubblica o privata, e che si prenda seriamente in considerazione che cosa il territorio può offrire, come può offrirlo ma soprattutto se offrirlo, valutando in tal caso se gli investimenti effettuati per promuoverlo e valorizzarlo possano garantire un ritorno economico equo, tenendo in considerazione il paradigma della sostenibilità nelle sue declinazioni economica, ambientale e sociale. La destinazione turistica poi, come un qualsiasi prodotto, subisce un processo di deterioramento, noto come ciclo di vita della destinazione turistica, a causa della perdita di attrattività dovuta al cambiamento delle esigenze del turista, riconducibile a fattori culturali, e a causa di altri fattori, come l’incapacità da parte della località di rimanere competitiva, di effettuare gli adeguati investimenti, di comprendere i fenomeni sociali e ambientali globali e locali.

Per capirne un po’ di più abbiamo parlato con Lodovico Ottoboni, destination manager di Raffineria Creativa (il cui sito è visitabile all’indirizzo raffineriacreativa.it), start up innovativa che punta alla creazione, alla promozione e alla valorizzazione del prodotto turistico nel territorio. C’è da premettere che questa figura imprenditoriale rappresenta una novità, almeno per quanto riguarda il nostro Paese.

Una destination management company infatti non si occupa solamente di organizzare viaggi e predisporre pacchetti turistici, ma svolge e offre un numero molto più ampio di funzioni e servizi, tra cui la progettazione del piano di sviluppo turistico di un territorio, su domanda da parte di enti pubblici e privati, attraverso la predisposizione del piano di destinazione, documento risultante dall’analisi dei dati sulle presenze e sui movimenti turistici anche di aree limitrofe e variabili relative alle peculiarità del territorio, ossia la sua morfologia, le sue potenzialità, il sistema infrastrutturale e di trasporti presente etc. e contenente le soluzioni da adottare per convertire in realtà i potenziali flussi turistici connessi alle attrattive e alle esperienze che il territorio offre, anche sotto il profilo comunicativo e commerciale.

La Bassa Padovana ha effettivamente molte cose da offrire, ma c’è bisogno di un’analisi un po’ più dettagliata per decretare se determinati beni e servizi possano realmente divenire un importante risorsa turistica in grado di competere con altre realtà locali.

Il primo passo da compiere per porre le basi di un’evoluzione turistica è quello di migliorare la scarsa coordinazione tra gli enti locali, cosa tutt’altro che semplice: emblematico è il caso della notte bianca di Este e Monselice, svoltesi entrambe la stessa sera. In tal senso manca poi un sistema-territorio, dove servirebbe qualcuno che indichi che cosa valorizzare e come valorizzare, ma in modo equo, trovandosi tutti ad un unico tavolo per pianificare in modo comune lo sviluppo turistico dell’area. Altro esempio sono i palii di Montagnana e Monselice, entrambi ricchi di fascino e prestigio, ma che dovrebbero essere coordinati e promossi con lo stesso criterio, sviluppando un’immagine più ampia per entrambi, che li parifichi in modo autonomo l’uno dall’altro nel contesto territoriale della Bassa Padovana, ponendo così le basi per uno sviluppo turistico legato alla rievocazione storica, alla scoperta identitaria e alla scoperta della storia locale.

L’importanza della collaborazione diventa poi essenziale nel momento in cui si decide di creare un’offerta turistica che copra tutto l’arco dell’anno, creando stabilità per lo sviluppo del turismo, per le attività a esso collegate e per l’immagine del territorio che in tal modo diventa una vera e propria meta in grado di attirare diversi target per un lungo periodo.

La Bassa Padovana ha un patrimonio rurale non indifferente e il territorio non può essere trainato solamente dalla zona termale e quella dei Colli, anche se quest’ultima avrebbe bisogno di un rilancio soprattutto per il turismo naturalistico, molto importante quando coniugato al cicloturismo, soprattutto per quelle zone con grande ricchezza di paesaggi rurali.

Per quanto riguarda l’enogastronomia il nostro territorio avrebbe molto da dire, basti pensare alla grandissima varietà di piatti e prodotti agroalimentari tipici che spesso sentiamo accostati ai nomi di eventi e feste locali, o ancora alla grande offerta di vini, che non è una prerogativa dei soli Colli Euganei, basti pensare al famoso e rinomato vino Bagnoli Friularo DOCG, prodotto nel monselicense e nel conselvano.

Sia chiaro che il turismo e in particolare il turismo enogastronomico a cui facciamo riferimento si rivolgono ad alcune nicchie di mercato, ossia a tutti quei potenziali visitatori che hanno una concezione soggettiva del turismo che si discosta da quella un po’ più generica, legata per lo più alla ricerca del relax e dello svago, per considerare con prevalenza gli interessi e le componenti storiche, naturalistiche, tradizionali e più generalmente culturali di un territorio, quindi una valutazione che considera prioritari il piacere della scoperta, il coinvolgimento esperienziale e l’arricchimento culturale.

In tal senso, una delle nicchie da sviluppare può essere quella del turismo gastrosofico, che si rivolge a tutte quelle persone, come può essere ad esempio un tesserato di Slow Food, fortemente interessate all’enogastronomia di qualità e alla scoperta enogastronomica, e proprio per questo motivo hanno maggiore disponibilità economica e di mobilità. Lo sviluppo di questa tipologia turistica si può approfondire avviando collaborazioni e partnership con associazioni sia a livello territoriale che nazionale, come Slow Food, che offre un ampio bacino di clienti potenzialmente interessati.

Altro importante aspetto su cui fare leva è il legame storico e culturale con Venezia e i territori della sua ex Repubblica, visto che la Bassa Padovana è ricca di testimonianze relative a quel periodo, basti pensare alle moltissime ville venete, alcune di grandissimo pregio e inestimabile valore, in cui si potrebbero creare dei percorsi tematici per raccontare ai visitatori come vivevano i nobili veneziani nelle loro tenute di campagna, offrendo esperienze da vivere per coinvolgerlo, come possono escursioni, visite guidate, balli e canti, banchetti con prodotti tipici e lo svolgimento di piccole attività artigianali. In tal modo, oltre a coinvolgere attivamente il turista, lo si rende partecipe di una esperienza che può raccontare ai propri conoscenti in modo diretto o che può riportare nei siti internet e forum dedicati, e in entrambi i casi si favorirà lo storytelling, cioè il passaparola, mezzo comunicativo in grado di condizionare fortemente le scelte di individui terzi e favorire l’incremento futuro del flusso turistico.

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