Turismo, l’Italia (e anche la Bassa Padovana) possono fare di più. Ecco come

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(Fonte immagine: www.lozzodicadore.eu)

Si sa, il turismo rappresenta un settore chiave per la nostra economia, sia in termini di ricchezza prodotta, in modo diretto dagli operatori turistici e in modo indiretto dagli agenti dei settori interessati nel processo di fornitura di materie e prestazione di servizi, sia in termini di occupazione.

Per far comprendere in modo completo la grandezza e l’importanza strategica del fenomeno turistico non servono molti giri di parole, i numeri parlano chiarissimo: 60 milioni di turisti internazionali trascorrono almeno una notte nel nostro Paese, generando assieme al flusso turistico interno la bellezza di 147 miliardi di euro (10,1% su PIL Italia) impiegando circa 2,5 milioni di persone, pari all’11,4% dell’occupazione nazionale (Fonte dati: Agenzia Nazionale del Turismo , Istat).

In particolare il Veneto è la regione in assoluto più visitata, grazie alla grande offerta turistica che che va dalle delle città d’arte al turismo balneare e montano, dal turismo rurale e cicloturismo al turismo enogastronomico, il quale negli ultimi anni è cresciuto in modo impressionante. Proprio nel sito della Regione Veneto è possibile consultare i dati relativi all’anno 2014 (e anni precedenti). In particolare è interessante soffermarsi  su alcuni dati: in Veneto gli arrivi totali annui sono stati più di 16 milioni e le presenze annue sono state pari a quasi 62 milioni. La Provincia di Padova ha visto più di 1,5 milioni di arrivi e quasi 5 milioni di presenze.

Nonostante questi dati, il turismo in Italia è in calo. Il nostro Paese era al vertice delle classifiche una decina di anni fa ma poi è stato scavalcato. E mentre gli altri lavorano per fare avere al turista la consapevolezza di ciò che vede, noi siamo rimasti fermi. Responsabilità solo dell’Italia che dispone di bellezze naturali, città, musei, aree archeologiche uniche e possiede il maggior numero di siti Unesco al mondo. Risorse che avremmo il dovere di saper “vendere” in modo più saggio di quanto accada, soprattutto in un periodo storico favorevole per il turismo mondiale, con la crescita economica della Cina e con il costante incremento di disponibilità economica dei paesi emergenti.

Prima di analizzare sinteticamente le cause e le soluzioni per tutto questo, è doveroso fare una precisazione, circa la grande quantità di affermazioni e luoghi comuni che spesso circolano sul fenomeno turistico. Molto spesso si sente parlare del turismo come panacea contro la crisi economica, del tipo: “l’Italia potrebbe vivere di turismo”. Sebbene questo settore sia molto importante, è assolutamente errato pensare che una sua super evoluzione in termini di presenze (già comunque non indifferenti) possa risanare gran parte dei debiti statali, delle amministrazioni locali e creare posti di lavoro. Inoltre per troppo turismo si può anche “morire”, esempio lampante è la nostra Venezia. La città lagunare ha da tempo superato la soglia di accessibilità turistica, ossia il numero di turisti oltre il quale il flusso turistico diventa insostenibile e si creano problemi per la destinazione turistica. Problemi che hanno natura ecologica e ambientale (dipende dall’organizzazione dei flussi e dall’educazione dei turisti), infrastrutturale (congestione dei punti d’accesso), socio-economica con l’effetto spiazzamento, ossia le attività non turistiche se ne vanno per lasciare il passo a quelle turistiche: tutto ciò porta chi vive nella città ad andarsene, in primo luogo perché la propria abitazione raggiunge un prezzo molto alto e venderla risulterebbe un affare inaspettato, in secondo luogo perché si viene isolati, ad esempio, per un abitante di Venezia risulta più facile e raggiungibile acquistare una maschera o un souvenir piuttosto di 1 litro di latte. Dal punto di vista sociale, si rischia l’omologazione culturale e la perdita di appartenenza al proprio luogo d’origine, una disaffezione che si tramuta in un distaccamento affettivo dalla propria città, che ha effetti concreti per ciò che riguarda l’aspetto ambientale, culturale e di ordine pubblico.

Le variabili da considerare sono molte, ma ciò che più preme e più è mancato in questi decenni è stata una pianificazione turistica sia a livello nazionale che a livello locale, incentrata sulla valorizzazione e sulla diversificazione dell’offerta, sulla destinazione delle risorse e sulla promozione istituzionale, assieme ad una mancata sburocratizzazione generale. Insomma, più che sulla quantità, si deve puntare alla qualità, i numeri poi arrivano.

Altra cosa su cui l’Italia è in ritardo è la presa di coscienza dell’evolvere del turista. L’aumento della qualità della vita e la metabolizzazione delle politiche in materia ambientale e sanitaria hanno reso il turista più esigente rispetto agli anni passati, quando l’interesse prioritario era semplicemente quello di trascorrere un periodo di relax. A ciò ha contribuito anche la globalizzazione e uno dei suoi motori principali, ossia la rete, processo che in questo ambito ha consentito al potenziale turista di valutare con accuratezza e pianificare a casa il proprio viaggio, raccogliendo molte informazioni e usufruendo spesso dei servizi di trasporto low cost.

Per quanto concerne la pianificazione a livello nazionale, che implica la destinazione di risorse, vanno individuate le aree potenziali da valorizzare, comunque arcinote. Il punto critico dell’industria turistica italiana rimane il Sud che, nonostante 18 siti Unesco e moltissime destinazioni potenziali, attira in totale, secondo dati Istat-Regione Veneto, solo un ottavo degli arrivi stranieri e un settimo di quanto spendono. Per capirci, i 3 miliardi e passa finiti al Sud sono meno di quanti sono stati lasciati dagli ospiti esteri nel solo Veneto e poco più che nella sola Toscana.

Per quanto riguarda la Bassa Padovana i numeri possono essere migliorati, tuttavia molti passi avanti sono stati fatti. Negli ultimi anni sono sorti numerosi percorsi adatti al cicloturismo. Anche il turismo enogastronomico è in forte crescita. Gli eventi che quest’estate riempiono le piazze dei centri più importanti dimostrano che con un progetto serio e pianificato per tempo si possono riempire le piazze e far scoprire le proprie bellezze a nuovi occhi. Ciò che manca, forse, è la stesura di un progetto tra più enti territoriali appartenenti al medesimo territorio, o meglio un maggiore coinvolgimento tra più enti possibili, così da far sentire la propria voce alle istituzioni più elevate e accedere a maggiori fondi, su cui porre le basi di un processo di valorizzazione territoriale e agroalimentare. Al di là del più noto territorio dei Colli Euganei, questo vale soprattutto per i comuni più piccoli, che spesso possiedono veri tesori storici e paesaggistici, talvolta trascurati e abbandonati: sarebbe un peccato non scoprirli o non sapere nemmeno di averli.

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