lunedì 22 Luglio 2019
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«Questo territorio oggi ha perso molto. Il futuro? Le nostre bellezze storiche e artistiche»

Alberto Costantini, scrittore montagnanese due volte vincitore del Premio Urania: «Mi piacerebbe dare al Palio anche un taglio più culturale. La fantascienza? Non è solo per ragazzini appassionati di videogiochi»

MONTAGNANA. Alberto Costantini è uno degli scrittori più noti e prolifici della Bassa Padovana. Originario di Vicenza, da sempre vive a Montagnana e fino al 2016 ha insegnato presso i licei annessi all’Educandato Statale San Benedetto. Ha vinto per due volte il Premio Urania, il massimo riconoscimento della fantascienza italiana: con “Terre accanto” nel 2002 e con “Stella cadente” nel 2005. Spesso tiene conferenze e corsi di formazione su argomenti legati alla storia e alla letteratura.

– Professore, come è iniziata la sua carriera da scrittore?

«Ho cominciato curando i contenuti delle guide turistiche su Montagnana, quindi ho pubblicato alcuni saggi sul Risorgimento. Pensavo che mi sarei sempre limitato a questo, invece nel 2003, è uscito il mio primo romanzo storico, a cui è seguito nello stesso anno il primo di fantascienza. Ѐ vero, a livello letterario sono sbocciato tardi, ma è stato meglio così perché ho potuto beneficiare di un bagaglio di conoscenze importante».

– Dalla storia alla fantascienza, qual è il filo conduttore?

«I due generi sono profondamente legati: si pensi agli autori che descrivono un viaggio nelle diverse epoche, o a chi sviluppa una vicenda immaginando cosa potrebbe essere accaduto se un fatto storico non fosse avvenuto o avesse avuto un esito differente. Credo che ci sia un certo pregiudizio nei confronti della fantascienza: non è affatto vero che è solo roba per ragazzini amanti dei videogiochi».

– La sua produzione è connessa in modo piuttosto stretto con Montagnana e la Bassa Padovana. È un omaggio alla sua terra?

«Amo questa zona, ma in gran parte delle mie opere c’è anche la proiezione verso l’esterno: personaggi originari di qui, che mai prima avevano lasciato il proprio paese, sono improvvisamente trascinati lontano, costretti a spostarsi in luoghi dalla lingua e dalla cultura sconosciute».

– Dal suo punto di osservazione, che fotografia scatta della città in cui vive?

«In alcuni momenti della storia il nostro è stato un territorio importante. Penso al duomo di Montagnana, realizzato nel Quattrocento: per finanziarne la costruzione la comunità doveva per forza godere di una notevole prosperità. Oggi abbiamo perso parecchio, dall’ospedale alle vie di comunicazione. Guardando al futuro, abbiamo molte bellezze artistiche e storiche da valorizzare: dobbiamo puntare a convincere i turisti a restare qui almeno un’intera giornata. E personalmente mi piacerebbe dare anche un taglio più culturale a grandi eventi come ad esempio il Palio».

– Torniamo per un attimo ai suoi romanzi. Quali sono i temi centrali?

«I valori umani: l’amicizia e la lealtà verso il gruppo, la propria patria, la propria gente. Poi la curiosità verso l’ignoto e la tolleranza. Spesso mi soffermo anche su aspetti riguardanti la religione, una delle molle che determinano i grandi cambiamenti dell’umanità».

– Che ruolo ha secondo lei la cultura nel nostro tempo?

«Come dimostra il caso della Catalogna, più il mondo va verso la globalizzazione più la gente cerca qualcosa di vicino a cui fare riferimento. La cultura può rappresentare un modo profondo per recuperare o rinsaldare il legame con le nostre radici e nel frattempo aprirci anche alla diversità».

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Davide Permunian
Davide Permunian
Vicentino di nascita, atestino di adozione. Classe 1993, ho collaborato a diversi progetti giornalistici. Allenatore di pallacanestro, amo i paesaggi e i libri. Mi piace raccontare storie e scrivere poesie.
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