Sub Cult Fest, tre giorni di vibrazioni underground

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(Fonte: Foto di Umberto Colferai: https://500px.com/umbertocolferai)

E’ passata ormai una settimana da quando il Sub Cult Fest ha scosso Padova. Tre serate intense quelle del 7, 8 e 9 ottobre, dalle prime pizzicate di corde di Ulisse Schiavo all’energico live degli Universal Sex Arena.

Nella suggestiva e azzeccatissima cornice del Parco Europa, una macchia verde abbracciata da edifici imponenti e squadrati, quasi a racchiudere quell’ oasi di chitarre distorte, acustiche morbide e voci corpose, si sono riunite centinaia di studenti padovani e non.

Nonostante la pioggia, sotto un cielo instabile, i live sono sempre stati portati a termine. Alle diciotto e trenta comincia ogni giorno la sezione acustica, che raccoglie già un pubblico cospicuo e entusiasta.

I ragazzi dei Sotterranei non si fermano davanti alle difficoltà e la prima sera, dopo l’esplosione di suoni dei Lay Llamas, sconfiggono la pioggia spostando il concerto dei Jennifer Gentle all’interno del backstage, con Alberto dei Verdena al basso.

La scia psichedelica continua il mercoledì con il terzetto Sonic Jesus, Panda Kid e Go!zilla.

Non sono solo studenti a passare per il parco, in tanti si avvicinano incuriositi all’ entrata, attirati forse dalle luci, dalla musica che verso le nove comincia a far vibrare intensamente l’aria intorno al parco o dalla scatola a forma di gufo per la raccolta offerte.

Ai Sotterranei piace rischiare. Un festival all’aperto, di grandi dimensioni e in una location delicata, non era facile da tenere sotto controllo. Ma non si lasciano sfuggire nulla, curano ogni dettaglio, dal nome dei panini venduti allo stand alla caramella gommosa a forma di coccodrillo data all’ingresso, in cambio di un’offerta. Ogni dettaglio ha contribuito a rendere il Sub Cult molto di più di un insieme di concerti.

Non è solo musica, dietro a tutto questo c’è un ideale, c’è la voglia di creare qualcosa che smuova la città e le migliaia di studenti che la abitano. Parlano chiaro i volti soddisfatti, la disponibilità nel dare una piccola offerta, per supportare la musica, per mandare il segnale che si ha voglia di avere un’occasione di ritrovo, incontro, scambio e spensieratezza, come questa.

Sono stati tre giorni di concerti e di parole, sono stati tre giorni di distacco dalla routine, dai soliti posti e dalle solite persone. Una conferma che la musica unisce e costituisce più di un insieme di suoni e note, ma diventa tangibile, un punto fisso.

 

Teneteli d’occhio, sono sicura che questi ragazzi ci sorprenderanno ancora: https://www.facebook.com/sotterranei?ref=ts&fref=ts

 

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