sabato 21 Settembre 2019
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Codevigo, il paese si ferma per ricordare le vittime dell’eccidio

Domenica 14 maggio l’annuale commemorazione delle 136 vittime dell’eccidio. Un episodio ancora oggi fonte di scontri politici

27 maggio 1962, inaugurazione dell’Ossario nel cimitero di Codevigo

L’avvenimento storico. Correva l’anno 1945 in un periodo compreso fra aprile e giugno, quando Codevigo diventa teatro involontario di una strage di massa che segnerà per sempre la sua storia. Un episodio grave e cosparso di verità nascoste che, dopo ancora 70 anni, suscita polemiche fra le diverse fazioni politiche. Le testimonianze raccolte sono quelle che narrano di uomini e donne sommariamente processati, torturati e gettati dalle rive nei fiumi Brenta e Bacchiglione. Una vendetta, una resa dei conti premeditata, compiuta dai partigiani provenienti dal ravennate contro cittadini ritenuti ideologicamente vicini alla Repubblica Sociale. Non è un caso che gran parte delle 136 vittime sepolte a Codevigo abbiano proprio origine romagnola: probabilmente le avevano portate con sé le brigate garibaldine con la promessa di un processo, in un viaggio che ha avuto come ultima tappa proprio il piccolo paese fra Padova e Chioggia.

La cerimonia. Ogni anno viene reso omaggio alle vittime dell’eccidio dinanzi al sacrario del cimitero e, in particolare, la cerimonia – organizzata dai componenti del R.N.C.R. RSI Continuità ideale – si terrà domenica 14 maggio e avrà inizio con la Santa Messa celebrata da Frate Franco Dantini nella quale ci sarà la deposizione delle ceneri di Rosa Melai, la donna che dopo gli anni Cinquanta si mobilitò affinché fosse possibile la degna sepoltura delle vittime del massacro, riesumando i cadaveri dalle fosse comuni con l’aiuto di speleologi triestini. Al termine dell’omelia, il corteo si sposterà dal cimitero facendo tappa al Monumento ai Caduti di tutte le guerre, per poi concludere la commemorazione sul Ponte di Codevigo – luogo simbolico in cui avvennero gran parte delle esecuzioni – dal quale verrà gettato in acqua un mazzo di fiori in ricordo dei caduti.

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Fausto Bettini
Fausto Bettini
Una passione, quella per il giornalismo, che provo a trasmettere con l’incoscienza di un 23enne. Il desiderio costante è trovare nell’ambiente che mi circonda la fonte d’ispirazione per la redazione di un articolo. Lavoro nel campo dell’illuminazione e mi affascina l’idea di far luce sul mio territorio non solo con i led, ma anche scovando notizie che ne valorizzino tutta la sua autenticità.
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