Shoah, le donne di Este che morirono ad Auschwitz

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«Non li vedi bruciare?» gridai disperato. «Non senti le loro urla? E hai ancora il coraggio di giustificare l’accaduto perché sei troppo pavido per vivere senza il tuo Dio? Cosa ci può servire un Dio privo di potere e di pietà? Un Dio che se ne sta nel suo paradiso e tollera la malaria e il colera, la carestia e le guerre?»

L’Amico Ritrovato, Fred Uhlman

fonte: bur.regione.veneto.it
(Fonte: bur.regione.veneto.it)

Era il 27 Gennaio 1945 quando le truppe dell’armata rossa, guidate dal maresciallo Ivan Konev, irrompevano per la prima volta nel campo di concentramento di Auschwitz. I soldati che marciavano nella brezza della pallida mattina d’inverno non erano ancora coscienti dell’orrore che li aspettava oltre quei cancelli in ferro battuto, sopra i quali torreggiava il motto “Arbeit macht frei”: il lavoro rende liberi.

La scoperta fatta dai russi portò alla luce per la prima volta ciò che i nazisti avevano tentato di celare agli occhi del mondo per anni: lo sterminio programmatico della razza ebrea, oltre che di ogni altro dissidente del regime.

Ciò che stupì al tempo, e desta ancor oggi raccapriccio, non fu l’operazione di sterminio in sé, ma il metodo, la sistematicità e la terribile efficienza con cui i nazisti misero in atto una delle più grandi purghe della storia umana. Gli orrori emersi dal baratro di Auschwitz furono talmente al limite dell’immaginazione che decenni dopo perfino lo scrittore George Orwell ne prese spunto per descrivere il regime totalitario del suo romanzo distopico 1984.

Fu così che il 1 Novembre 2005 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite istituì il Giorno della Memoria il 27 Gennaio, per commemorare tutte le vittime dell’Olocausto.

Anche la cittadina di Este recitò il suo piccolo ruolo nella catena di eventi che diede vita alla Shoah, ruolo che viene oggi narrato nel racconto di Francesco Selmin “Verso Auschwitz”, pubblicato per la prima volta nel 2003 sulla rivista L’Orso. È la storia di Emma e Anna Zevi, due donne di origine ebraica residenti a Este, che nel dicembre 1943, mentre imperversava la II Guerra Mondiale, furono scortate, dal loro negozio, in via Giacomo Matteotti, fino alla caserma dei carabinieri, allora in via San Martino, con la sola accusa di appartenere a una religione e a un’etnia allora considerate come immonde.

Un racconto che appare come un monito alle generazioni future, a non commettere gli stessi errori. Le due donne successivamente furono trasferite al campo di concentramento di Vo’, allestito nella villa Contarini-Veiner, dove Emma scrisse diverse lettere indirizzate alla questura di Padova per chiedere la liberazione di sua figlia, affetta da una grave forma di epilessia. Ma né la malattia di Anna, né la sua conversione al cattolicesimo, avvenuta durante la sua detenzione, riuscirono a scalfire il granitico cuore dei burocrati del tempo, troppo ligi all’autorità della Repubblica Sociale Italiana.

Fu così che il 17 Luglio 1944, dopo più di sei mesi di prigionia, un plotone tedesco caricò Emma e Anna su un camion; due settimane dopo un treno che partiva da Trieste le trasportò ad Auschwitz, luogo dal quale non avrebbero più fatto ritorno.

La consueta cerimonia di commemorazione in onore di Emma e Anna Zevi si terrà anche quest’anno il 27 Gennaio alle 10:30 in Piazza Maggiore a Este, vicino alla sede di Veneto Banca, dove madre e figlia avevano il loro negozio; per ulteriori informazioni potete consultare il seguente link.

fonte:anpimirano.it
(Fonte foto: anpimirano.it)

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