RUBRICHE – Qui e ora

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E’ un sabato qualunque e si è in macchina per compiere il solito tragitto che porta al proprio lavoro.
Si è ad una festa di Halloween, si attende con ansia la mezzanotte per festeggiare e brindare con gli amici anche il proprio compleanno.
Si passeggia a braccetto con il proprio marito sotto una pioggia battente e si attraversano le strisce pedonali.
Si ripensa alla propria giovane vita di disoccupato, ci si vede senza prospettive, il futuro è sempre più nero.

Un attimo, e poi non ci sei più.

“L’hai mai detto? Ti amo. Non posso più vivere senza di te. Hai cambiato la mia vita. L’ha mai detto? Fai dei progetti. Scegli un obiettivo, lavora per raggiungerlo. Ma di tanto in tanto guardati attorno… goditi ogni cosa. E’ tutto qui, e domani potrebbe non esserci più.”

Ultimamente, nella nostra zona, non sono sporadiche le notizie riguardanti la morte di molte persone, e soprattutto giovani. Tutti quindi, chi più chi meno, ci soffermiamo almeno un attimo a pensare come in poco tempo si possa sconvolgere tutto, come il solito tran tran quotidiano possa essere completamente ribaltato dalla voce circolante nel web della morte di un coetaneo.
Siamo nel treno di ritorno dall’università a lamentarci delle lezioni, del mancato posto a sedere, dell’esame andato male, oppure siamo in discoteca a divertirci con lo scopo di non pensare a nulla, e subito dopo ci ritroviamo catapultati nelle catastrofi della vita, o meglio, in quello che realmente può essere la vita.
Nessuno, soprattutto alla nostra età, è mai sfiorato dal pensiero che tutto potrebbe finire in un momento, che tutti i progetti che costruiamo potrebbero rivelarsi dei castelli di sabbia pronti a svanire con la prima folata di vento. Ci alziamo la mattina convinti di non poter essere scalfiti, di aver la potenzialità di spaccare il mondo.

E’ proprio in questi momenti però, quando siamo colpiti da vicino, che comprendiamo la fragilità del nostro essere e di tutti quelli che ci circondano. Ho sentito amici reagire a queste notizie in modo completamente opposto: c’è chi si abbatte, chi perde la volontà di iniziare la propria giornata con il sorriso, perché tanto non ne vale la pena; d’altro canto, c’è chi si getta a capofitto sulla vita, chi vive questi attimi come una sorta di ‘lezione’ per poter succhiare tutta la linfa vitale dell’universo, ‘fin quando ce n’è’.

Onestamente, io mi trovo su una linea mediana: solitamente sono convinta di essere io stessa l’artefice del mio destino, che nessuno possa decidere al posto mio, mentre con queste batoste comprendo quanto io sia un piccolo puntino perso nello spazio, e soprattutto come non possa prevedere, o quantomeno gestire, le vicende che mi potrebbero capitare. Nonostante questo però, nonostante sia anche solo un puntino, sono comunque presente. E allora perché non lottare? Perché perdere completamente la speranza? Sono ancora qui, qui ed ora: questo mi può solo portare a pensare di non rimandare i progetti, di non procrastinare, di non lasciar andare via le persone per un futile litigio, insomma di non aspettare a vivere.

“A volte ti sembra di essere l’unico al mondo che sta lottando, che è frustrato o insoddisfatto o che non riesce ad andare avanti. Ma è una falsa sensazione. E se solo tieni duro, se solo trovi il coraggio per affrontare tutto per un altro giorno, qualcuno o qualcosa ti troverà e metterà tutto a posto. A volte tutti abbiamo bisogno di un piccolo aiuto, di qualcuno che ci aiuti ad ascoltare la musica del mondo e ci ricordi che non sempre sarà così. Che lì fuori c’è qualcuno, e quel qualcuno ti troverà.”

 

Potrebbe anche andare tutto male, soprattutto in un Paese che ultimamente offre gran poche prospettive una volta ritrovatisi con un diploma o una laurea in mano; la volontà di farla finita può sembrare la soluzione di tutti i problemi: non si grava più sulla famiglia, non si è un peso per le persone intorno che ci vedono sempre tristi e depressi. Può essere, insomma, la soluzione ottimale. Ma dolore porta quasi sempre dolore. Il suicidio non è l’urlo disperato di un individuo che soffre, perché questo grido bisogna lanciarlo prima, quando c’è ancora una via di fuga. Per quanto possa essere a volte brutale e meschina, la vita merita di essere vissuta – anche per un breve tratto, sembra ci sia qualcuno lassù a deciderlo per noi – e non di essere buttata via. C’è chi viene stroncato a 17 anni da un tumore, e di sicuro non l’ha scelto, quindi è anche per loro che, a parer mio, è necessario lottare e non darla vinta ai brutti pensieri che, con l’aiuto di qualcuno (perché non siamo sempre da soli, e questo a volte è bene ricordarlo), potranno vedere una luce.

 Ilenia Sanna