Processo a Erri De Luca: il peso della parola

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Erri De Luca

Questa è una di quelle vicende che passano inosservate, sepolte nell’ombra dei giornali stampati e online, una di quelle scomode e noiose che nessuno vuole sentirsi raccontare, perchè troppi interessi vi gravitano intorno. E’ facile indignarsi davanti agli scandali universalmente intesi come tali o a quelli distanti dalla nostra quotidianità: gli attacchi terroristici, gli stermini razziali. Più sottile è invece l’indignazione per i fatti che coinvolgono interessi particolari.

Il movimento NoTav ha visto la luce circa vent’anni fa, in occasione dell’annuncio di realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione: gli aderenti ne contestavano la dubbia utilità, l’impatto ambientale e sociale se paragonati al costo totale del progetto. La protesta -come troppo spesso accade nel nostro Paese- assunse più volte le caratteristiche di uno scontro aperto tra manifestanti e forze dell’ordine, che intervennero con gas lacrimogeni e tenute antisommossa e la stessa NoTav divenne il simbolo del dissenso per eccellenza contro la realizzazione delle grandi opere pubbliche.

L’inchiesta contro Erri De Luca, giornalista, scrittore, poeta e traduttore, classe 1950, era nata nel settembre 2013, quando De Luca aveva rilasciato un’intervista all’Huffington Post dicendo: “La Tav va sabotata. Ecco perché le cesoie servivano. Sono utili a tagliare le reti. Nessun terrorismo. I sabotaggi sono necessari per far comprendere che la Tav è un’opera nociva e inutile.” Lo stesso concetto fu espresso a chiare lettere in un tweet pochi giorni dopo (“Mi capita denuncia per mie convinzioni a sostegno della Val di Susa: è un onore per uno scrittore essere imputato di reato di opinione”), a cui seguì anche la dichiarazione di aver preso parte ad alcuni sabotaggi.

L’accusa che gli viene formalmente rivolta è di istigazione a delinquere finalizzata al danneggiamento e l’imputato è ora in attesa della sentenza finale, prevista per il 19 ottobre. A suo sostegno si sono mobilitati numerosi intellettuali, sono stati organizzati presidi e manifestazioni anche all’estero ed è nato anche il sito web iostoconerri, mentre lo scrittore non sembra dare segni di cedimento: “Loro, le mie parole, sono al riparo dalle condanne, dalle detenzioni. Se su di loro peserà una condanna penale, me ne faccio carico io che sono il loro portatore. Loro, le mie parole, restano e resteranno libere di circolare.”

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