Paolo Baldini, regista reggae, maestro del dub

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Se si vuol parlare di musica dub in Italia è d’obbligo passare per Pordenone e nominare Paolo Baldini: dubmaster e produttore classe 1975, pioniere nel nostro Paese del dub e del reggae. Lo troviamo al basso negli Africa Unite, lo troviamo dietro le eccellenti produzioni di “Move!” dei Mellow Mood e di “Primitivi Del Futuro” dei Tre Allegri Ragazzi Morti ma soprattutto lo troviamo al centro del collettivo audio-visivo Alambic Conspiracy. Proprio partendo da quest’ultimo, basandosi cioè sia sull’immagine che sul suono, Baldini nel 2013 ha avviato il progetto “DubFiles”, che si è concretizzato in una serie di live session, dapprima pubblicate su YouTube e poi riunite lo scorso ottobre all’interno dell’omonimo album (per La Tempesta).

Per ascoltare il lavoro di Baldini senza cadere in giudizi affrettati è necessario avere una consapevolezza minima riguardo il ruolo di un dubmaster, che coincide con l’estrapolare dall’architettura di una canzone reggae determinate tracce, per poi modificarle dal mixer (totalmente in analogico) o per inserirci nuove parti vocali o strumentali. “DubFiles” è esattamente questo ed è così che Dance Inna Babylon dei Mellow Mood (pietra miliare del reggae europeo contemporaneo) diventa Dub Inna Babylon.

Baldini, il dubmaster, il regista, dalla sua postazione dietro al mixer esegue un perfetto remake della parte ritmica e dei suoni delle varie tracce originali. Lascia ultimare il lavoro, inserendo la parte vocale, agli stessi artisti che hanno prodotto i brani o alle varie collaborazioni sorte all’interno dell’album. Fra i vari nomi che emergono troviamo artisti di livello internazionale come il beatboxer australiano DubFX, il rapper inglese Rawz e il cantante portoghese Richie Campbell ma troviamo anche le bandiere del reggae italiano, Jacob, L.O. e Jules I dei Mellow Mood e gli Arawak.

DubFiles e’ un album che nonostante le sue 17 tracce fila liscio e si ascolta volentieri dalla prima all’ultima, mai annoiando ma anzi sorprendendo l’ascoltatore in un gioco di reminescenze degli originali incastrate fra nuove e azzeccate soluzioni ritmiche e melodiche. L’attenzione cade sulla bellezza e sull’intelligenza di “Dub Inna Babylon”, “Never Be A Slave”, su “Zion Doors” ma anche sulla più pesante “I Express” (dove Baldini non risparmia i bassi) e sull’outro strumentale dell’album “Lotus Dub File”.

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