Nella lapide la storia della stele romana: a Carceri nuovo ritrovamento storico (FOTO)

Nascosta dall'edera, nessuno ne ricordava l'esistenza: l'iscrizione rivela l'esatta ubicazione di una stele romana del primo secolo d.C., oggi conservata al Museo Nazionale Atestino

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CARCERI. Nascosta dall’edera, per decenni nessuno ne ha ricordato l’esistenza. Sono stati gli scout guidati da don Riccardo Comarella, impegnati nei lavori di pulizia del muretto situato tra il centro di spiritualità e la foresteria dell’abbazia, a rimuovere i rampicanti e a riportarla finalmente alla luce, lo scorso dicembre. Il reperto in questione è una lapide del 1834, che riporta in latino il trasferimento della stele di Quintus Cartilius e Luxonia Tertia (risalente al primo secolo d.C.) da Carceri, nel sito in cui è stata rinvenuta l’iscrizione, ad Este, dove è attualmente custodita presso il Museo Nazionale Atestino. La scoperta ha stimolato la curiosità dello storico Diego Paluan, protagonista già ad ottobre del ritrovamento di un’architrave romana, dimenticata da almeno un secolo nel magazzino dell’abbazia e utilizzata come elemento decorativo per una festa all’interno del giardino.

«La stele era probabilmente stata donata dagli Estensi a Carceri nel 1107» racconta Paluan. «Per trovare la risposte a tutte le domande ho dovuto approfondire le mie ricerche, ripescando le memorie di mio zio, il maestro Giuseppe Zattin, riguardanti l’abbazia e rivedendo la storia di Este o degli storici dell’epoca». E così si scopre che anche Isidoro Alessi, archeologo e storico nato a Bresega di Ponso nel 1712 e vissuto a Este sino alla morte nel 1799, scrisse della presenza delle stele: “Nella piazza, che dinanzi alla chiesa, e al già monastero della villa delle carceri, è il marmo qui addietro delineato, di quattro figure, due donne e due uomini” si legge nelle sue ricerche, con tanto di illustrazione eseguita da Girolamo Franchini (foto).

La lapide era stata commissionata dai conti Carminati per commemorare la donazione della stele romana alla comunità atestina, avvenuta nel 1834. «Consultando la letteratura storica estense ho dedotto che la stele poteva essere stata trasferita nella Sala dei Battuti del convento di San Francesco di Este; infatti, nello stesso anno, Vincenzo Fracanzani istituì in questo luogo il Civico Museo Lapidario. Fino al rinvenimento della lapide, però, non sapevamo quale fosse la sua esatta ubicazione prima del trasferimento a Este» spiega Paluan. Il ritrovamento di dicembre è il tassello che mancava per completare il puzzle storico: «Possiamo dire che un’altra pagina di storia dell’abbazia di Carceri e dei suoi legami con la comunità atestina è stata riscoperta».

La scoperta è stata presentata venerdì in Municipio. Erano presenti anche gli storici locali Giandaniele Pauletto e Mauro Vigato, oltre al sindaco Tiberio Businaro, che ha colto la palla al balzo per lanciare l’idea dell’abbazia come «sede museale interattiva e didattica», con la possibilità di sviluppare un’app turistica che a livello digitale sovrapponga l’esistente e il pre-esistente, indicando i luoghi importanti dal punto di vista storico e ambientale. «Mi impegno in prima persona a presentare a Roma la richiesta di finanziamento per questo progetto» ha promesso.

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