MUSICA – Un viaggio per non dimenticare

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“Ragazzo hai il piede destro più forte di quello di un coniglio” era così che Jimi Hendrix distingueva John Bonham, percussionista creativo dei Led Zeppelin dal 1968. Viene definito uno dei più grandi musicisti e compositori rock poiché il suo modo di suonare scombussolò gli schemi prestabiliti della batteria tradizionale. Bonham si contraddistingueva per l’abilità tecnica e lo stampo jazzistico acquisito. La precisione dei rulli e la pulizia nei singoli colpi erano impareggiabili; inoltre la potenza che metteva nel piede, colpendo la cassa con un suono inconfondibile, lo incoronò come uno dei più grandi batteristi del mondo. L’estro e l’aggressività che sapeva esprimere attraverso le bacchette era dirompente, al punto tale che influenzò svariati gruppi e contribuì allo sviluppo del Rock, dell’Heavy Metal e dell’Hard Rock nella scena mondiale.

L’ introduzione di svariati generi musicali nel tempo, ha comportato vari schieramenti ideologici, distinguendo gli ascoltatori in varie categorie musicali come il Blues, l’Hard Rock, il Punk o il Metal.

La distanza musicale tra questi generi è significativa, ma in questo numero di Estensione il nostro intento è quello di avvicinare e riunire tutti gli amanti della buona musica sotto un unico tetto, consigliando e incentivando gli ascoltatori a prendere parte al Lest We Forget 3.0, un splendido appuntamento di musica dal vivo per esaltare la musica Rock. Il concerto propone un viaggio Rock che passa dai Pink Floyd, AC/DC, Dire Straits, Deep Purple fino ad arrivare ai giorni d’oggi con singoli di Jamiroquai, Incubus, Porcupine Tree e molti alti ancora.

Inoltriamoci alla scoperta di questo interessante e stimato progetto musicale, grazie alla disponibilità di un musicista locale Francesco Paluan, che ha collaborato all’organizzazione di questo show a 360°.

 1)    Benvenuto Francesco, prima di dare spazio all’evento di venerdì, volevo chiederti se potevi parlarci un po’ di te, come è avvenuto il tuo avvicinamento alla musica e quali sono i generi musicali nei quali più ti rispecchi.

 Salve a tutti, allora il mio avvicinamento alla musica è avvenuto fin da piccolo, mio padre era un batterista e tra i miei primi ricordi d’infanzia ci sono io che tentavo di imitarlo in sala prove, tenendo un tempo parecchio casuale.

Iniziai molto presto a suonare la batteria, avvicinandomi al genere del Blues e ascoltando artisti come Stevie Ray Vaughan e Eric Clapton. In seguito, dopo l’ esperienza con varie cover band, il mio interesse si spinse verso il Progressive Rock e allo studio di tempi dispari (stanco dei soliti quattro quarti),  intriganti ed effettivamente più complicati.

Da sempre però la musica che più mi identifica è l’Hard Rock anni ’70 con sonorità potenti e straripamenti di patos, infatti attualmente suono con The Runes, tributo ai Led Zeppelin, portando avanti la mia ammirazione per John Bonham.

2)    Spiegaci questo intrigante progetto, il Lest We Forget.

Il Lest We Forget si terrà il 15 marzo al Brigante a Pernumia, raggiungendo la sua terza edizione in memoria di Alessio Salvato, un caro amico e musicista di Battaglia Terme.

L’ideatore dell’evento è Enrico Donà, che ha deciso di riunire amici e strumentisti locali per onorare la memoria di Alessio programmando un concerto con più o meno 15 musicisti pronti a scatenarsi con una buona musica Rock.

La bellezza di questo concerto è che nell’arco della stessa serata si possono apprezzare pezzi che variano dalla ballata acustica al rock più calcato, suonare prima magari Tears In Heavene di Eric Clapton e poi Master Of Puppets dei Metallica, insomma è come passare dal fioretto alla sciabola, inusuale ma coinvolgente.

3)    Puoi consigliarci quattro album che ti hanno formato musicalmente e che ritieni significativi anche per questo evento.

 Partendo dal presupposto che quattro album sono troppo pochi, e sono sicuro che mi pentirò di lasciar fuori grandi classici, io citerei “Led Zeppelin IV”, 1971, poiché contiene una delle mie canzoni preferite “Stairway To Heaven” e perché in questo disco John Bonham da il meglio di sé.

A seguire il cd dei Dream Theater  “Images And Words”, 1992, un album che mi ha aperto nuovi orizzonti musicali, e poi “Made In Japan”, 1972 dei Deep Purple e per finire i Metallica con “Master Of Puppets”, 1986.

A malincuore mi tocca lasciar fuori artisti come Black Sabbath, Pink Floyd, Eric Clapton o i Judas Priest con “Painkiller”.

4)    Cosa ne pensi dei nuovi gruppi rock, anche a livello italiano?

Io sono convinto che la qualità paga. Le qualità del singolo musicista, le qualità nell’arrangiamento, le qualità nell’assolo e nell’ accompagnamento, sono questi i requisiti per emergere dalla mediocrità, come i Not Yet Fallen o Wrong Way To Die, abili sia singolarmente ma anche nel complesso, trovando un equilibrio adatto per la band.

Quello che conta è trovare una coesione, un batterista ad esempio deve mettersi sempre al servizio della musica, è il pilastro del groove; certo ci si può ricavare uno spazio virtuoso con assolo, ma non bisogna mai escludere la musicabilità e l’armonia dei suoni, in conclusione pensare prima al risultato della band e poi al proprio.

“Ho ascoltato talmente tante volte l’assolo di John Bonham in“Moby Dick”, al punto che nella mia videocassetta l’audio era scomparso.”

        Marco Travain