sabato 14 Dicembre 2019
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MUSICA – Tool, “Swing on the spiral”

1233455_239512429529858_275343818_nFinalmente si arriva ad ascoltare quella traccia; come un paziente, ci si trova distesi su un lettino nero, con quel disco che gira impazzito e scava nell’anima; una rivelazione segue l’abbandono totale nel mare della psiche, poi l’angoscia universale,e per finire un consiglio poco più che sussurrato, di seguire una spirale. Lateralus, un’opera d’arte completa, dalla cornice ai chiodi usati per appenderla, specchio di un’era di incertezze portate da una tecnologia sempre più affascinante e potente, e da un capitalismo sfrenato che impone mode e costumi, stretti a quattro pazzi visionari: i Tool. Nati tra i grandi nomi del grunge (precisamente nel 1990), sperimentano, giocano con la scienza, con i colori, con i ritmi, mantenendo sempre una linea melodica angosciante, ma mai scontata, tanto improvvisa e alternativa da mettere il lettore, o meglio il cliente, di fronte ai dilemmi della vita. Col passare degl’anni, album per album, Maynard James Keenan scopre nuove tecniche di canto, di registrazione, ma soprattutto, inizia a sfruttare la sua voce come uno strumento ritmico, non solo melodico; l’imperativo “sperimenta” accompagna tutti i groove di basso e di batteria, che esplodono in break, in giri folli, in un effettistica molto vicina a quella di Tom Morello (RATM), amico del chitarrista, Adam Jones. Nel 2001 esce l’album Lateralus. Una sorte di desiderio malato accompagna l’acquisto di questo 33 giri, una consapevolezza che quello che si andrà ad ascoltare, a vedere, a toccare cambierà qualcosa di indefinito,e porterà alla scoperta di un dubbio, di una nuova paura. Tutti i sensi sono coinvolti, anche il profumo dell’album è diverso da tutti gli altri, un odore di santità circonda quest’opera; una spietata riverenza porta a fare una riflessione prima di toglierlo dalla sua custodia. Aperto, salta all’occhio la maestria di Alex Grey, artista specializzato nell’arte psichedelica, che prepara la mente a ciò che dovrà affrontare l’ascoltatore; il booklet del disco, disegnato dal pittore, vede un uomo spogliarsi delle carni, fino ad un’ultima immagine dove una scritta nel cervello dell’uomo mostra una sorte di arrivo inaspettato: GOD. Il disco vola fino alle traccia 9, Lateralus appunto. Qualcosa non va, l’album è un trionfo di suoni e sensazioni, ma non è ancora perfetto, sfugge qualcosa, quella copertina voleva dire di più. Certo, Schism (vincitrice del Grammy Awards) e Parabola non passano inosservati, ma non è abbastanza, non è tutto chiaro. Ma ecco che la composizione si tranquillizza e la traccia procede, la voce di Keenan, diventa rassicurante come quella di una madre in una notte buia e tuonante, e con tono tremolante sussurra: “Swing on the spiral” (cavalca la spirale); e da questo presupposto tutto l’album viene riletto in forma matematica, nella forma dell’universo, seguendo quella che rappresenta la perfezione di ogni cosa: La serie di Fibonacci, la spirale perfetta. Lateralus cambia, le tracce vanno ricombinate; tutto acquista un senso maggiore, le parole “quadrare” e “cerchiare” di Schism sono la conferma che questa è la retta via. I temi si susseguono nel giusto ordine, dai legami umani, alle paure, dalle speranze, al riconoscimento di realtà superiori; e così si torna a quella nona di tredici traccie, e tutto diventa assolutamente reale. Come il Partenone, i fiori profumati della primavera e le dimore dei mari, Lateralus diventa elemento sacro e trascendente.

Eugenio Bellon

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