MUSICA – Il Banana Album di Lou Reed

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Ci troviamo negli anni ’60 a New York, circondati da un contesto culturale e musicale underground, la nostra attenzione ricade precisamente nel 1965, quando un carismatico studente dell’università di Syracuse, insieme ad un suo compagno di studi iniziano ad esibirsi in piccoli locali newyorkesi proponendo composizioni originali, estroverse e affiancate da testi inconsueti. E’ qui che hanno origine i Velvet Underground di Lou Reed.

Lou Reed, il polistrumentista Jonh Cale, il bassista Sterling Morrison, e il percussionista Angus MacLise formano i Velvet Underground, considerati i fondatori del “rock bianco” e precursori del New Wave, vengono definiti come una delle più influenti band rock-sperimentale nella storia della musica.
Durante una serata al Cafè Bizarre, locale newyorkese, nonostante un esplicito divieto, eseguono “Black Angel’s Death Song” e vengono licenziati, ma in quella serata nel pubblico era presente un interessato speciale. Proprio quella notte, con i loro testi considerati “scandalosi”, poiché riproponevano temi che variavano dall’uso di droghe alle varie perversioni, attirarono l’attenzione del re della pop art, Andy Warhol, con il quale si instaurò oltre a un legame di forte amicizia anche un unione lavorativa negli ambienti creativi della Factory dello stesso Warhol.

L’incontro con Warhol, che divenne il loro manager, giovò molto alla giovane band newyorkese sia sotto il punto di vista artistico e d’immagine. In poco tempo Warhol li trasformò da un gruppo di quattro musicisti guidati da Reed, in una band alla testa della quale misero la magnifica cantante-attrice Nico (un’apparizione nel celebre film di Fellini, La Dolce Vita) e con una voce abbagliante.

E’ lei che incarnerà l’anima espressionista del gruppo. Nel 1966 I Velvet Underground And Nico debuttarono nello spettacolo “Exploding Plastic Inevitable” di Andy Warhol, il quale univa musica, danza e proiezioni di cortometraggi tra i quali il scintillante film sulle prove del gruppo nella Factory, Symphony Of Sound, che resta il miglior documentario visivo sui Velvet Underground.

In poco tempo approdarono dal palco agli studi di registrazione, firmando un contratto con la Verve Records, con la quale incisero il loro disco di debutto l’omonimo The Velvet Underground And Nico. Il gruppo c’è e convince.

L’accoppiata chitarristica Reed-Morrison è implacabile, la voce fatale di Nico fa sognare e il factotum (pianoforte, basso, viola) John Cale non sbaglia un colpo. Melodie moderne circondano i locali newyorkesi, con suoni acuti e selvaggi, con chitarre distorte e frenetiche, con testi coinvolgenti e scottanti. I Velvet dimostrano di essere presenti nella New York turbolenta e viziosa di quegli anni, facendo parte del degrado urbano attraverso le forme surreali della pop art.

Successivamente al primo album, l’equilibrio all’ interno della band si spezzò. Nico abbandona, e il gruppo si distacca dalla sfera warholiana, decidendo di trasferirsi a Boston per lavorare al secondo album, White Light White Heat (il secondo capolavoro).

Reed si ritrova da solo, il polistrumentista John Cale lascia il gruppo nel 1969, abbandonando il cantate a comporre il nuovo album Velvet Underground, che offre alcune interessanti composizioni.
Purtroppo l’autodistruzione della band è nell’aria e senza l’appoggio di Warhol perde d’identità e determinazione.

Dopo l’ultimo album firmato Lou Reed, Loaded , nel 1970 la band si scioglie lasciando un colossale eredità negli anni, una tra le più ricche nella musica moderna. I loro suoni scalzanti e imprevedibili, le loro ballate decadenti, i loro testi acerbi e perversi hanno lasciato un sogno permanete nella storia del rock, un grazie è d’obbligo.

Album: The Velvet Underground And Nico (Banana Album)
Artista: The Velvet Underground And Nico
Anno: 1967
9/10

L’ album viene registrato nella seconda metà del 1966 quando la fama della band è alle stelle, e viene pubblicato nel 1967 dalla Verve. Il tutto viene fatto sotto la direzione artistica dell’ icona della pop art Andy Warhol, autore della celebre banana in copertina (che nelle versioni originali del disco poteva essere “sbucciata”, essendo la parte gialla, la buccia, un pellicola adesiva).
“The Velvet Underground And Nico vendette solo poche centinaia di copie alla sua uscita ma ciascuno di quelle persone che lo acquistarono oggi è un critico musicale o un musicista” queste sono le parole di Brian Eno (compositore musicale e affermato produttore), confermando la rilevanza che hanno avuto Lou Reed e compagni nella storia della musica.

Infatti l’uscita dell’album non attirò particolarmente l’attenzione del pubblico, ma conquistò subito la critica dell’epoca. Fu il tempo, in seguito, a definirlo una pietra miliare e oggi a considerarlo come ospite fisso nelle classifiche dei migliori dischi di musica rock del novecento.

Tutto ha inizio con la celestiale filastrocca “Sunday morning” dai dolci e delicati suoni metallici di carillon. La parte vocale viene lasciata fluttuare libera, scandita da una trama sonante, a seminare inquietudine, e seguita da un ovattato accompagnamento ritmico.

Si procede con “I’m Waiting For A Man” obbligando ancora a Lou Reed di scendere in campo con un rock’n’roll scheletrico e con un cantato distaccato e ripetitivo, perfetto per descrivere le esperienze del giovane rockstar durante la giovinezza (“L’uomo” del testo è uno spacciatore che si aggira dalle parti di Lexingstone Street).

La prima apparizione di Nico la si ha con “Femme Fatale”,una ballata suadente che trasuda malinconia e segni di perversione, dove Nico incarna la figura della donna fatale sia di angelo che di strega viziosa.

“Venus in Furs” è il capolavoro nel capolavoro. La straordinaria melodia di Cale che ruota su se stessa creando un atmosfera psichedelica, e la prosa di Reed che narra di una storia di sesso morbosa e malata (influenzata dall’omonimo romanzo di Leopold von Sacher-Masoch) sfiora la perfezione.

“Run run run” e “There She Goes Again” sono I due pezzi che fanno rifiatare l’ascoltatore con arrangiamenti non spiacevoli ma sicuramente non all’altezza delle altre tracce.
Si continua impetuosi con “All Tomorrow’s Parties” (brano preferito di Warhol che ritrae scene di “dolce vita” newyorkese) brano avanti anni luce rispetto alle innocue ballate dell’epoca, fino ad arrivare a “Heroin” che rappresenta il testamento spirituale di Reed.
“The Black Angel Death Song” e “European Son” sono due gioielli di sonorità free-form (sopratutto “European Son”), un’immersione nella psichedelica più rumorosa e travolgente. Un finale che lascia spazio al free-jazz con rumori innovativi e caotici, ma che coinvolgono come non mai.
Inquadrare il disco in un genere è impossibile, blues, rock , arrangiamenti psichedelici e innovazioni melodici portano l’ascoltatore fuori strada. Di certo si può affermare che l’avanguardia musicale che è stata presentata e le storie urbane brutalmente proposte nei testi ne fanno un’opera unica e inimitabile.
L’influenza che questa band ha avuto nella storia della musica è innumerabile, i tentativi d’ imitazione ne confermano la loro importanza, tanto che, se si fa attenzione, si può scorgere un passaggio di “The Velvet Underground And Nico” in svariati brani del rock moderno.

Travain Marco