MUSICA – E tu ce l’hai l’ X-Factor?

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Negli anni settanta, quando il settore musicale “viaggiava” sulla cresta dell’onda sotto il punto di vista discografico, nessuno avrebbe mai immaginato che professionisti e affermati musicisti del nuovo millennio sarebbero usciti sul mercato grazie a dei processi di voti. “Se vuoi rivedere Gino su questo palco la settimana prossima digita 1”, un procedimento che seleziona il migliore per poi scaraventarlo nel mondo della musica, bypassando la gavetta. Sembra più un bisogno dei produttori musicali, che riuniti in studio, ribadiscono ”dai, dai qua ci serve il nuovo Vasco Rossi, il nuovo De Gregori, veloci ho bisogno di qualcuno per rianimare il mercato”. Almeno a mio parere sembra che ci sia un po’ troppa fretta.

Oggettivamente il panorama musicale non è in una situazione brillante, c’è la crisi del cd, le vendite calano, le produzioni a sua volta diminuiscono, e internet rappresenta una delle poche possibilità per artisti, di qualsiasi livello, di esprimersi e di farsi notare, accomunando la produzione artigianale all’autoproduzione.

Oppure si opta per la via del Talent Show, questo trampolino di lancio che offre una possibilità di carriera, un’occasione per la realizzazione del TUO sogno, ma con gli occhi di tutti sempre vigili nel valutarti, capaci di farti trionfare o di farti cadere nell’immenso mondo del “non sei il migliore”.
Mogol, intervistato da Panorama-cultura, conferma il proprio giudizio negativo sui Talent Show, considerandoli dal punto di vista spettacolare validi, ma non certo basati sulla qualità musicale, dichiarando “Tutte le manifestazioni canore si basano sullo spettacolo e contengono un errore di base: non hanno compreso che a lungo andare la vera qualità canora è riconosciuta dal pubblico che trattiene e tramanda, negli anni, solo il meglio della musica. Se molte canzoni vengono dimenticate, dipende dalla scarsa quantità di emozioni che si comunicano”.

L’idea di molti è che intorno ai Talent Show, più che l’aspetto artistico si consideri maggiormente quello scenografico e propagandistico. Si pensi solo che per la nuova maratona di X Factor 2013, forte di successi e con una crescita superiore al 2012 del 40% di share, le novità sono molte. Partiamo dalla location, la X Factor Arena, struttura completamente nuova con milleduecento posti a sedere (la sede precedente aveva 500 posti) sembra già un buon punto di partenza per il successo più assoluto. Poi da aggiungere ci sono tutte le app interattive, le nuove telecamere per inquadrature mozzafiato, in conclusione un effettivo e tipico business musicale.
Allora ricapitolando, il successo musicale moderno è scandito da tappe, si inizia trionfando ad un Talent Show, il quale aggiudicherà al vincitore un contratto con un’importante etichetta discografica.

L’etichetta si trova per le mani un’artista che ha già un ottimo seguito di fan (metà del lavoro è già fatto), si inizia a farlo girare per radio, trasmissioni televisive, magari un po’ di pubblicità, si creano fanpage su Facebook, fino al punto di spremerlo per bene.

Arriva il momento, in cui l’artista può prendere strade differenti. La prima è quella che sia realmente capace di comporre un disco grazie alle proprie capacità artistiche. In questo caso l’investimento continua. La seconda strada, quella più buia, consiste invece nella scoperta che l’artista è un mucchio di paglia al sole che si spegne con una pisciata. L’investimento è durato fin quanto è durato, e allora si ritorna alla ricerca di un nuovo idolo che possa piacere.
Aspettare che il pubblico scelga il proprio idolo, preconfezionato per un mercato standard, metterlo in vendita come un oggetto e sperare che accada qualcosa di buono, mi sembra poco emozionante e degradante per la stessa professione.

Sarebbe bello vedere più Talent che Show. Concentrarsi maggiormente nell’ambito musicale in maniera precisa e professionale, distaccandosi da tutta questa banalità che ci circonda. Basta litigi in diretta tra giudici, basta lacrime false per addolcire, basta creare situazioni reali in un ambiente falso. Basta.

Chiudete gli occhi, e ascoltate solamente la musica.

Marco Travain